Case sparse

03 Apr 15
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L’indagine che da tempo Raffaele Corrado sta conducendo sui centri storici, sulle produzioni e sulle tradizioni popolari della Sibaritide, a un certo punto gli ha posto un problema: quello delle vecchie case abbandonate di cui il territorio è disseminato. Per cui Corrado si è trovato, contestualmente all’indagine sulle feste popolari e sulle nostre coltivazioni tipiche, a riprendere una serie di queste case, nel contesto della campagna, attento alle loro tipologie e anche al mutamento delle funzioni.La cronologia di questi edifici risulta evidente e anche il loro diverso carattere in termini di livello sociale di fruizione. Pertanto, abbiamo la casa colonia che affaccia su un grande campo usato per lo più per la coltivazione di grano o foraggio o per il pascolo; abbiamo la villa o la tenuta di caccia che conservano ancora antiche tracce cinque-seicentesche; abbiamo i vecchi caselli ferroviari e le case cantoniere, ormai del tutto disabitati; abbiamo anche, dominante, la disseminazione nella Piana di Sibari di piccoli insediamenti che servivano soprattutto al ricovero di attrezzi e sementi o a ospitare i contadini nelle stagioni più difficili.Il paesaggio attorno appare deserto, e su questo sfondo Corrado ha documentato, con una serie di scatti in bianco e nero, la tragedia e la perdita di valori in questo nuovo paesaggio di desolazione. La riprese, in genere, chiudono sulle strutture edificate, ma comprendono anche una porzione di campagna attorno, per rendere conto delle colture, del loro modello e in generale dell’ambiente circostante, proprio per mettere in risalto il problema del contesto.L’idea principale di Corrado è di non mostrare le tante case che crollano nelle nostre campagne come malinconici resti del passato, ma come uno tra i più sorprendenti aspetti d’un paesaggio moderno. In un’epoca in cui si tende a restaurare tutto per cancellare le tracce del tempo, queste case portano i segni di una profondità del tempo e così pongono la domanda: cosa fare delle nostre rovine, cosa fare di tutto ciò che è arcaico e sorpassato? E’ un problema che diventerà sempre più pressante, e che già ora si pone nella riattivazione di molti luoghi lasciati in abbandono e trasformati in musei o spazi culturali.Per l’uomo moderno la vecchiaia e la malattia sono una specie di scandalo. Tutto ciò che crolla per vecchiaia (dalle case alle facce) deve essere eliminato o sottoposto a una forma di restauro cosmetico. C’è da chiedersi se in tutto ciò non vi sia un tremendo rifiuto del mondo. A partire dai segni del crollo nelle vecchie case della Sibaritide, si tratta di fissare lo sguardo sulle rovine e di imparare a guardarle non più come una malattia, ma come un aspetto che non è necessario nascondere o distruggere. Si tratta di riattivare la semplice percezione delle cose poco osservate, la capacità di guardare il mondo esterno così com’è. Forse il problema di fondo è che noi non crediamo più veramente al mondo esterno, crediamo solo a un’immagine di noi stessi da proiettare in base all’estetica particolare della società moderna. Questo di Corrado è un lavoro sulla case in rovina della Piana di Sibari, sui casali che crollano in abbandono, in seguito ai cambiamenti nell’agricoltura e alla migrazione degli abitanti verso le aree urbane. Si possono trovare moltissime interpretazioni storiche dei cambiamenti enormi avvenuti in questo territorio, ma queste interpretazioni non ci aiutano molto, quando ci avviciniamo alle case crollate. Perché quando ci accostiamo a quelle macerie, non sappiamo veramente cosa pensare, e in qualche modo sentiamo che c’è bisogno di nuovi concetti, di nuovi modi di pensare, che vadano d’accordo con le nostre percezioni.Al giorno d’oggi uomini e donne si restaurano la faccia cadente, cioè le facce che a poco a poco, a causa dell’età, crollano e diventano una specie di rovina, poiché tutto ciò che porta segni e tracce del passare del tempo in qualche modo ci spaventa. E così le case che crollano sono sentite come una specie di malattia, una malattia che è semplicemente l’effetto del tempo che passa. Ma quel che sto dicendo non riguarda solo la Sibaritide. Il problema di restaurare vecchi spazi ed edifici fatiscenti si pone ovunque, ed è destinato a diventare un problema maggiore nei prossimi anni. E data l’idea corrente della vita pubblica, cioè della vita intesa come un fatto spettacolare, c’è da aspettarsi che tutto quello che non va d’accordo con questa idea, dovrà essere cancellato, spazzato via, oppure restaurato, rinnovato, con qualche tipo di chirurgia cosmetica.

Noam Eisenberg

Ultima modifica il %PM, %16 %518 %2016 %12:%Feb
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