L'equivoco

13 Mag 15
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 Era la metà di agosto e Ahmed era sospeso a metà tra una vita e l’altra. L’unica differenza, rispetto alle altre volte, era che questa volta vedeva il futuro in maniera più rosea. Era appena uscito dall’ennesimo centro d’accoglienza per immigrati, una specie di campo di concentramento in cui questo Paese libero e civile che aveva sempre sognato, e di cui, però, non era mai riuscito a capirne l’idea di libertà, era solito rinchiudere quelli come lui che non volevano più vivere di miseria e di stenti. (Scarica in PDF).

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