Redazione

La lunga giornata politica di mercoledì, culminata con la nomina a assessore (il settimo) di tale Mitidieri, ha contribuito a illuminare alcuni elementi politicamente cruciali, utili a capire il senso e forse persino il destino di questa città. Il primo elemento ha a che fare, ovviamente, con la fusione, che ha un significato solo se un sindaco e una classe dirigente intelligenti e lungimiranti riescono a non farsi dominare da idee politicamente e culturalmente (se non antropologicamente) campanilistiche, in modo da far prevalere, nei momenti decisivi, il principio di realtà e con esso l’interesse generale, che in questo caso coincide con quell'identità politico-culturale comune necessaria per costruire una vera e grande città unica. Con la nomina di mercoledì invece si è andati nella direzione opposta: ha vinto il campanile poiché il sindaco, con la prova di forza sul nuovo assessore, ha volutamente ignorato questo principio, per spostare l’asse della giunta, e forse delle decisioni, dalla parte di Rossano e dei rossanesi, mettendo così la parola fine a una fusione nata, almeno nelle buone intenzioni di tanti, per rafforzare l’idea che uniti si vince, con ciò offrendo qualche preziosa cartuccia al partito antifusione che oggi, visti i deludenti risultati dello sciagurato Stasi, ha un grande futuro, poiché domina in una parte non irrilevante della città e che ora dal suo punto di vista accuserà, anche giustamente, i fusionisti, soprattutto del versante coriglianese, di essere assenti e, con la loro assenza, di tradire i progetti originari, che vedevano nell’idea della fusione la panacea ai mali del territorio. E non è un caso che al nostro appello, lanciato su queste pagine, proprio alla classe dirigente coriglianese, per dire la sua su una fusione che la Rossano che conta sta trasformando sfacciatamente (e cretinamente) in un’annessione vera e propria, non abbia risposto nessuno, con ciò rafforzando la possibilità, ormai ineludibile, di rendere reversibile il progetto della città unica. E qui, proprio sulla mancata risposta a quell’appello, si innesta il secondo elemento del nostro ragionamento, legato al posizionamento di ben cinque consiglieri della maggioranza che sostiene Stasi, tutti provenienti dall’area di Corigliano, molto critici su come la fusione è interpretata e inascoltati, anche con una certa insolenza, dalle parti del municipio e che riguarda un altro capitolo cruciale emerso nella giornata politica di mercoledì: il segreto e il mistero di come il mediocre Stasi possa fare impunemente il bello e il cattivo tempo, fregandosene anche dei suoi alleati e di come abbia potuto stabilire un immeritato dominio politico su questa città. E’ un argomento sul quale, purtroppo, si riflette poco. Infatti, su questo punto ci si dimentica di cogliere un elemento fondamentale, che coincide con la vera arma di cui questo sindaco anomalo dispone per dominare e far prevalere le proprie scelte e che forse costituisce la sua assicurazione sulla vita: la presenza, alle sue spalle, di un gruppo di potere rossanese (non di una classe dirigente), abbastanza autorevole, e la costante indifferenza, invece, della classe dirigente coriglianese nei confronti di ciò che avviene in municipio, in una stagione in cui le scelte del sindaco e di buona parte della giunta e della sua maggioranza (quella scendiletto e asservita ai suoi interessi, magari per uno strapuntino nella stanza dei bottoni) sono direttamente collegate alla sua capacità e convinzione di poter rafforzare il suo progetto di egemonia, tra l’altro condiviso e spalleggiato proprio da quel gruppo di potere rossanese, del tutto annessionista, che su questo e su altri temi non è affatto assente e non si è mai nascosto. E così, capita che a fianco dei cinque consiglieri coriglianesi di maggioranza, che seppur inconsistenti sul piano politico sono pur critici con le posizioni del sindaco e a disagio accanto a chi ha trasformato la fusione in una vera e propria annessione dell’ex città di Corigliano, non ci sia nessuno della classe dirigente coriglianese, neanche di quel pezzo che ha sostenuto in maniera convinta il processo di città unica. Il futuro di Stasi e dei suoi amici di merenda, dunque, sta tutto in quest’assenza pesante, che spiega in maniera chiara il segreto dell’imperfetta stabilità del sindaco, contro le cui mire c’è una sola e unica possibilità: una classe dirigente coriglianese più concentrata sulle contorsioni di una maggioranza, o parte di essa, che va aiutata, perché sempre più distante grazie al cielo dalle impresentabili posizioni annessioniste di Stasi.