di Anton Giulio Madeo

In queste “fredde” giornate di un insolito Natale, c’è una domanda che, penso come molti altri, mi sto ponendo: che paese ci lascia quest’orribile 2020 segnato dal Covid? Di certo un paese impaurito, terrorizzato, impoverito, ma soprattutto ci lascia un paese abitato da tre categorie di persone: i vivi, i morti e i neutri. I morti sono coloro che per diverse ragioni, tra cui il loro carattere pavido e servile, sono stati piegati psicologicamente dal virus, o meglio dalla pessima gestione politica dell’epidemia e dalla propaganda mediatica che se n'è fatta, e quindi si sono condannati alla cieca ubbidienza a un governo liberticida e alla rinuncia ai loro diritti inalienabili, all'esercizio delle loro prerogative di uomini liberi e quindi alla loro dignità. I neutri, che sono la maggioranza, sono coloro che non si espongono, accettano tutto con fatalismo, aspettando che gli eventi si risolvano da soli, che tutto passi. Sono coloro che stanno comodamente alla finestra, in attesa che avvenga qualcosa o che qualcuno agisca per loro. I vivi, invece, sono coloro che hanno a cuore le sorti del paese e guardano in prospettiva futura e che, per coerenza con le loro idee, sono disposti a combattere, a rischiare, a disubbidire, a smuovere le coscienze attraverso l’esempio. Sono coloro che credono che la libertà sia il bene più prezioso e che per essa sono disposti a affrontare i pericoli, a cominciare dal virus, e opporsi, con tutti i mezzi, alla dittatura sanitaria che ci sta imponendo la classe politica peggiore della storia repubblicana. Vivi, inoltre, sono coloro che, in nome dei saldi principi morali e culturali in cui credono, hanno consapevolezza che stiamo attraversando uno dei peggiori periodi della nostra storia, già di per sé non esaltante, da cui si può uscire solo con l'impegno e il sacrificio. Io penso che in un paese che voglia rispetto e dignità solo quest’ultima categoria di uomini, anche se piccola, può realizzare il miracolo della rinascita post-pandemia, e lo farà perché orientata da saldi valori quali il senso di responsabilità, il coraggio, la morale, l’onore. E’ ovvio che il compito dei cittadini vivi sarà estremamente difficile, ma se si porranno come obiettivo quello di indicare, di volta in volta, la strada da percorrere, si accorgeranno che su di essa potranno convergere centinaia di persone, singole e associate, pronte a ribellarsi. Saranno poi la coscienza, la volontà e la forza di chi crede nella rinascita di questo paese, nelle proprie idee, a cercarsi, a collaborare, a unirsi. Io penso che molta gente che adesso non ha alcuna possibilità, o voglia, di aggregazione, molta gente che finalmente non tollera più l’esproprio di gran parte delle proprie libertà e dei propri diritti, molta gente che comincia a sentire (o a risentire) il bisogno dell’impegno civile, potrà trovare tetto sotto questa semplice idea. Queste persone esistono già, sono numerose, basta solo dar loro qualcosa in cui credere. Loro rappresentano la coscienza civile e il progresso della nostra società. Loro sono il nostro futuro. Gli altri sono solo morti e rappresentano l’immobilismo, la resa, l’eterno compromesso, la perenne convenienza personale e non ci interessano. Non interessano il popolo, quello sano. La parola adesso passa agli uomini vivi. Ecco il 2021 che vorrei. E’ fatto di questa gente; di gente di carattere che se viene insultata, derisa, emarginata sa reagire. E' l'unico augurio che posso fare in occasione di questo insolito Natale 2020, il peggiore della mia vita.