Redazione

Fino a poco tempo fa era quasi impossibile trascorrere una cena con gli amici senza sentirne almeno una da parte dell’inevitabile cretino del gruppo. Certo, se si arrivava alle scie chimiche magari era il caso di porsi qualche domanda sulla gente che frequenti, ma superare caffè e ammazzacaffè senza sentire qualche lagna sul fallimento del mercato, della scienza, del progresso, della modernità (ah … com'erano belli i tempi di una volta), della politica e sull'inquinamento delle grandi città era diventato davvero difficile. Una volta preferivo intervenire, dire la mia, per ricordare che grazie alla scienza e al progresso sono cresciute qualità e lunghezza della vita o che chi vive nelle città del Nord, vedi Milano, ha una maggiore aspettativa di vita nonostante l’inquinamento, ma negli ultimi tempi non lo faccio più. E non solo perché se provi a contraddire il cretino lui ti risponderà che il cretino saresti tu, che vorresti fare addirittura il professore, perché lui le cose le conosce molto bene, magari perché gliele ha dette il suo barbiere, ma soprattutto perché, incappando in simili ragionamenti, tutte le volte che metti il naso fuori di casa, si finirebbe per trasformare ogni cena in una lite, o scoprire cose spiacevoli. Così, per difendermi dai cretini, ciò che penso preferisco scriverlo. E’ molto più semplice. Intanto è meno pericoloso, perché eviti contumelie e contatto fisico. Poi, non sprechi il tuo tempo, perché è difficile far ragionare il cretino, il quale tende a semplificare tutto, non avendo gli strumenti culturali e mentali per capire la realtà. In fondo, questi strani personaggi, perché dovrebbero impegnarsi, studiando, leggendo, per capire la quantità enorme di studi e tecnologia necessaria, ad esempio, a portare a termine un vaccino, tra i farmaci più sicuri che esistano, quando si può immaginare che tutto sia frutto di un complotto finalizzato a sterminarci poiché, al mondo, siamo troppi? Se a questo si aggiunge il fatto che simili teorie prosperano nei momenti in cui la gente si sente più fragile e disorientata, si capisce perché la lotta contro di esse stia diventando una delle maggiori battaglie culturali da combattere e magari vincere, a cominciare da quella contro i pregiudizi verso il libero mercato e la concorrenza, dovuti alla fottuta paura che la gente ha nei confronti del privato, il quale, però, non è il demonio, perché se alla fine riusciremo ad avere la meglio sul coronavirus lo dovremo proprio al privato, vero vincitore di questa fase pandemica e post-pandemica. Infatti, è l’iniziativa privata che ci sta salvando dal virus col suo armamentario del politicamente scorretto, anzi, scorrettissimo: i vaccini delle grandi case farmaceutiche, la plastica delle mascherine e degli altri dispositivi di protezione, l’internet dell’e-commerce, delle piattaforme streaming e del telelavoro, i delivery, le telecomunicazioni. E se il privato, come pare, ci sta salvando dalla pandemia, resta solo da capire, a questo punto, chi ci salverà dai cretini, dal pubblico, dallo stato e dai governi incapaci, che poi sono la stessa cosa. Perché se qui si vuole davvero trasformare la crisi in un’opportunità, bisogna che lo stato faccia davvero un passo indietro, anzi sparisca, e che la classe dirigente di questo paese prenda coscienza della differenza abissale che c’è tra un’Italia pubblica, che non funziona e mai funzionerà, e un’Italia privata che invece funziona alla grande e prova a investire sul suo futuro. Infatti, è drammatico constatare, ogni giorno di più, sulla nostra pelle, quanto, in presenza dell’epidemia di Covid, si siano mostrati deboli e inefficienti lo stato e i suoi apparati politici e burocratici, a cominciare dagli enti locali e territoriali per finire alla sanità, alla scuola e ai trasporti pubblici, proprio quando hanno accresciuto, in maniera insopportabile, i loro poteri e la loro capacità di limitare e condizionare la vita privata e le libertà individuali. Un vero e proprio disastro, soprattutto se si pensa che tali esagerazioni sono state imposte dalla classe politica peggiore della storia repubblicana. Sta proprio in questo conflitto, tra pubblico e privato, la crisi del sistema Italia, che tra l’altro ha origini lontane. Va risolto al più presto, magari partendo da una diversa visione della politica, che sia più liberale e più professionale. Questa sarà la vera battaglia culturale dei prossimi anni. Ma questo è già argomento di altro articolo. Auguri.