Redazione

Caro direttore, sono un suo affezionato lettore e le scrivo perché profondamente indignato per ciò che mi è capitato al distretto sanitario di Corigliano. Le racconto i fatti. Nonostante sia costretto, da alcuni anni, a muovermi su di una sedia a rotelle, pochi giorni fa sono andato, dopo prenotazione, negli ambulatori del distretto per sottopormi a visita specialistica. Qui, giunto all'ingresso con regolare impegnativa, ho notato che, nonostante l’ambulatorio dove mi sarei dovuto recare fosse al primo piano, l’ascensore era fuori uso. Per fortuna, all'accettazione, sono stato accolto da un gentile impiegato, che, con premura, ha prima avvertito la manutenzione del mancato funzionamento dell’ascensore, e poi informato del mio arrivo lo specialista con cui avevo appuntamento. Peccato, però, che il medico, una volta arrivato al piano terra dell’edificio, non mi abbia sottoposto a visita, come speravo, ma mi abbia lasciato lì, dicendomi che avrei dovuto aspettare poiché doveva uscire per andare a far visita domiciliare all'anziana madre di un suo collega che lo attendeva all'ingresso. La cosa lì per lì non mi ha stupito, poiché può capitare che, tra medici, ci si scambi qualche piccolo favore, ci mancherebbe, tant'è che non mi sono neanche chiesto se l’anziana madre del medico accompagnatore avesse regolare impegnativa e prenotazione, per la visita domiciliare, come ce l’avevo io. Ciò che mi ha invece stupito, da quel che ho saputo, è che le visite domiciliari si fanno in giorni diversi rispetto a quelle ambulatoriali, proprio per non creare disagi all'utenza. Certo, trovandoci nella regione col sistema sanitario più sgangherato d’Europa, è forse normale che gli specialisti si organizzino come meglio credono. Anormale, però, è stato il comportamento del medico, quando mi ha invitato ad attenderlo in quel pianoterra fino al suo ritorno. Un atteggiamento da “grande professionista”, non c’è che dire, che mi ha spinto a chiedermi, solo per un attimo, se quel medico avesse pensato a chi, come me, grazie alla sua “sensibilità” per l’anziana madre del collega, visitata a domicilio, abbia dovuto attenderlo, in carrozzina, per almeno un’ora, nel freddo atrio di quegli uffici. Sono cose che capitano e che non m’impediranno di trascorrere serenamente quel che resta delle festività natalizie. Intanto, nel ringraziarla per l’attenzione che spero almeno la sua testata vorrà concedermi, le auguro buon anno.

P.S. Mi chiedevo, tra le altre cose, se le pare normale che negli uffici che garantiscono la salute pubblica, non vi sia all'ingresso neanche un disinfettante per le mani e che il bagno, ubicato al piano terra dell’edificio, sia sprovvisto di sapone e carta igienica. Non le sembra, caro direttore, un paradosso che gli uffici addetti al controllo e all'applicazione delle norme anti-Covid siano i primi a violarle? E’ come dire: il calzolaio va in giro con le scarpe rotte. Grazie.