Redazione

Qualche tempo fa durante una trasmissione di Giovanni Floris, Nicola Gratteri, osannato procuratore dell’antimafia calabrese, alla domanda di Alessandro Sallusti, direttore del Il Giornale, sul problema dell’elevato numero di arresti di innocenti, rispose che quello delle ingiuste detenzioni non sarebbe un problema perché “fisiologico”. Per noi garantisti, invece, l’ingiusta detenzione è un grave problema, soprattutto quando diventa patologica, come nel caso della Catanzaro di Gratteri. Così come è altrettanto grave che il procuratore possa ignorare questo problema o esserne indifferente. Eppure la questione non è nuova, poiché fu posta, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2018 (se non andiamo errati), da un intervento puntuale (e irrituale) dell’ex procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini. Il quale disse che era “un dato particolarmente allarmante quello degli innocenti finiti senza colpa in custodia cautelare e dei soldi spesi dallo stato in risarcimenti per ingiusta detenzione”. Una denuncia circostanziata quella di Lupacchini, il quale, anticipando le parole di Gratteri, disse: “Quest’emergenza sembra quasi non interessare gli addetti ai lavori, quasi che le persone che finiscono in carcere ingiustamente ogni anno costituiscano un ‘dato fisiologico’, una sorta di ‘effetto collaterale’ inevitabile, di fronte alla mole di processi penali che si celebrano. Con buona pace del danno inestimabile e impossibile da risarcire alle persone interessate, delle vite private e professionali distrutte, delle conseguenze psicologiche gravissime”. E la misura dell’imponenza del fenomeno nel capoluogo calabrese stava nei dati. “Il distretto con il maggior numero di casi indennizzati è quello della Corte di Appello di Catanzaro – aggiunse Lupacchini – che per il sesto anno consecutivo si è confermata nei primi tre posti, con 158 persone che nel 2017 hanno subito un’ingiusta detenzione. Seguono i distretti di Roma con 137, e di Napoli con 113”, che però sono distretti molto più grandi”. E a conferma di quanto riferiva il procuratore generale di Catanzaro c’erano i dati del ministero della Giustizia, contenuti nella “Relazione dei provvedimenti di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione”, i quali certificavano che nel triennio 2016-2018 le domande di riparazione accolte furono 349, su un totale nazionale di 2.064: vuol dire che più di un’ingiusta detenzione su 6 avveniva a Catanzaro. Se poi si teneva conto dei pagamenti, il dato diventava scioccante. Nel 2018, infatti, su 33,3 milioni di euro di indennizzi versati dallo stato per ingiusta detenzione, 10,3 milioni di euro riguardavano il distretto di Catanzaro: circa un terzo del totale, circa 3 volte Roma (3,5 mln), oltre 4 volte Napoli (2,4 mln), quasi 6 volte Palermo (1,8 mln), oltre 17 volte Milano (0,6 mln). Ma c’era anche un altro dato anomalo: in generale, per tutte le Corti di Appello – grandi o piccole, con sedi di direzione distrettuale antimafia o meno – il numero di richieste di risarcimento per ingiusta detenzione respinte è superiore a quelle accettate. C’è una sola eccezione: Catanzaro “il cui dato – si leggeva nella relazione predisposta dal ministro Bonafede – è in netta controtendenza con il dato generale. Lì si registra un numero di provvedimenti di accoglimento delle domande di riparazione di gran lunga superiore a quello dei provvedimenti di rigetto”. Ma per il procuratore di Catanzaro, Gratteri, era (ed è) tutto fisiologico. Nel frattempo, per tornare all’attualità, Mario Oliverio e Nicola Adamo, accusati, proprio dal super procuratore di Catanzaro, di corruzione e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Lande desolate”, sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”. Tutto fisiologico, come direbbe l’intoccabile Gratteri. Poi fa niente se Lupacchini sia stato trasferito ad altra sede, proprio per le critiche al conferenziere-scrittore-procuratore, o se a Oliverio e Adamo siano state rovinate le vite personali e politiche. Sono solo dettagli per chi si crede l’erede di Giovanni Falcone.