Redazione

Flavio Stasi, vista l’assenza di avversari, da queste parti è “senzadubbiamente”, come direbbe Cetto Laqualunque, l’uomo dell’anno appena trascorso, che è stato, anche qui “senzadubbiamente”, un anno di merda. È una sintesi che tiene in considerazione vari fattori, ma è anche un concetto semplice che già si sente ripetere sui marciapiedi (anno di merda). Tuttavia “uomo dell’anno”, tornando a Stasi, pare un’espressione impegnativa e che fa a pugni, per essere buoni, con la realtà cittadina. Infatti, Stasi è parte integrante della melma in cui si è impantanata la politica locale ed è l’incarnazione autentica di quel “uno vale uno”, d’origine grillina, cui lui si avvicina molto pur non essendo un grillino doc, dove sguazza il popolo imbruttito e incattivito degli ultimi anni, laddove molte persone si credono qualcosa mentre molte altre hanno finalmente capito che “uno vale uno” è una vera e propria stronzata, poiché produce incapaci. Insomma, “l’uomo dell’anno” è qualcosa d’imbarazzante per quelli, come noi, che hanno sempre rifiutato l’idea che in politica, e nelle istituzioni, potesse starci uno come lui (e come i suoi sodali): e invece bisogna ammetterlo, Stasi c’è, esiste, e fa delle cose che hanno delle conseguenze, purtroppo pesantissime. È il sindaco della terza città della Calabria e l’incredibile è che decide come dev’essere la nostra vita, la quale vita è di pessima qualità anche per via di un’azione amministrativa scadente e balorda frutto di incapacità, improvvisazione e soprattutto decisioni sbagliate o tardive, magari suggerite (o prese) da altri. Perché, e proprio qui sta il problema, non dobbiamo dimenticarlo, questi altri sono quelli che decidono o concordano il parto delle decisioni amministrative. Quindi non sono semplici consiglieri, come qualcuno vorrebbe farli passare, sono vere e proprie eminenze grigie della politica locale, che di fatto potrebbero sembrare che comandino sul sindaco e che ne siano i badanti, i tutori, i segretari particolari, comunque delle figure coerenti con il piano, tutto rossanese, della fusione, perché perfettamente rappresentative di questa amministrazione, di questo momento storico. Sono il frutto avvelenato per tutti quegli imbecilli che avevano visto nella fusione il tentativo di creare una grande e moderna città e che invece ora si ritrovano una maldestra e goffa manovra di annessione della città di Corigliano. Siamo noi cittadini che forse non ce li meritiamo questi personaggetti, anche se in parte non è vero, perché molti coriglianesi hanno votato come hanno votato per la fusione. Per il resto, su Stasi non c’è da dilungarsi, poiché si farebbe fatica a dire (e a far capire) in poche parole e con sufficiente chiarezza cosa sia o cosa dovrebbe essere il sindaco di una “città normale”, perché in una città normale anche solo uno degli ingloriosi primati che ci siamo guadagnati con la fusione sarebbe motivo di approfondita discussione, se non di clamoroso scandalo. Ne basterebbe uno, ne abbiamo tanti. Siamo, di sicuro, una città in difficoltà su tutto: economia, urbanistica, sicurezza, tenuta sociale, uffici, servizi, cultura, scuole e i dati di ciascuno di questi drammatici ambiti sono noti, inutile esporli per l’ennesima volta. Basta sapere che sono dati oggettivi, da cui dipendono, letteralmente, la vita e la dignitosa sopravvivenza di migliaia di persone. E’ l’evidente deriva politica di questa città. Inutile dire altro. È tutto chiaro. Tutto tranne una cosa: con che faccia e con che forza politica Stasi ritiene di poter andare avanti.