Redazione

Se il 17 gennaio scorso, giorno di Sant’Antonio Abate, tutti coloro che hanno votato il governo Conte, si fossero ritirati in un eremo nel deserto, come fece il santo egiziano, forse avrebbero evitato che il paese potesse ancor di più sprofondare per via della classe politica più ignorante e liberticida della storia. Una classe politica, tra l’altro, che oltre a essere analfabeta è anche pericolosamente infarcita di incapaci-nullafacenti che pensano all’assistenzialismo, all’economia parassitaria, allo statalismo e al centralismo più beceri, alla decrescita felice come metodo di governo per tirar fuori l’Italia dalla crisi in cui si dibatte da anni al netto del Covid. Il tutto nell’indifferenza di classi dirigenti inerti e distratte che hanno accettato (e accettano) senza reagire che il paese fosse (e sia) consegnato al peggio di se stesso. Perché qui, al di là delle responsabilità di Conte, c’è da dire che se questi incapaci stanno al governo, la colpa è soprattutto di chi li ha sostenuti. Infatti, se stiamo precipitando nel baratro la colpa non è solo dei grillini (e dei loro sgherri del PD), ma degli italiani che li hanno votati. E questa scelta del popolo, drogato dalle idiozie a 5 Stelle, di voler affidare il paese a una compagnia di imbecilli non è altro che il frutto avvelenato della democrazia, della quale, purtroppo, non se ne parla mai male, poiché non se ne avverte la pericolosità. Invece, la democrazia, fa schifo quanto e più dei regimi totalitari, perché è essa stessa una forma di totalitarismo. Solo che nessuno se ne accorge, poiché tutti pensano che un regime che fa scegliere al popolo i propri governanti non possa mai essere un male. Ma un sistema politico, qualunque sia la sua forma, non può mai essere un bene per l’uomo, perché è legato a quell’organizzazione criminale chiamata stato; che reggendosi sulla coercizione e sul monopolio territoriale della giurisdizione, della sicurezza e della tassazione, dovrebbe incoraggiare l’uomo a battersi per una società libertaria invece che per uno stato democratico, anticamera del totalitarismo. Infatti, in tempi recenti, è stato proprio l’avvento della democrazia che ha fatto diventare vita, libertà e possessi meno sicuri di quanto non fossero in passato. Perché il concetto di democrazia è legato a quello di una nazione totalmente politicizzata, dove la classe politica legifera senza sosta e interviene costantemente nella società, come sta avvenendo in questi giorni di pandemia col ricatto della salute. Da qui l’alternativa di una società basata sulla proprietà privata, la competizione, la produzione e lo scambio volontario. Solo che il risultato naturale delle transazioni tra proprietari privati sarà decisamente non-egualitario, gerarchico, elitista, per via della diversità dei talenti umani, che in ogni società farà raggiungere ad alcuni individui velocemente lo status di élite e ad altri no. Grazie alla loro maggiore saggezza, al loro coraggio, alla loro preparazione, alle loro capacità, o alla combinazione di queste qualità, certi individui arriveranno a possedere un’autorità naturale sui loro simili, e i loro giudizi e le loro opinioni acquisteranno nella società un ampio rispetto. Inoltre, a causa dei matrimoni selettivi e delle leggi civili o biologiche dell’ereditarietà, è probabile che le posizioni di autorità naturale si tramandino entro poche famiglie con alle spalle una lunga tradizione di grandi realizzazioni, di maggior previdenza, e di esemplare condotta personale cui gli uomini dovranno rivolgersi per risolvere i loro problemi e conflitti. Infatti, saranno proprio questi stessi leader dell’élite naturale che dovranno svolgere la funzione di classe dirigente. Ecco perché bisognerà fare in modo che non si commetta più l’errore di mettere sotto accusa il carattere elitario della guida della società sostituendo l’élite con il popolo e la presunta modestia e decenza dell’uomo comune. Un errore da cui è scaturito il successo storico della democrazia, che ora, finalmente, è messa in discussione, anche se, questa volta, il problema sarà più difficile da affrontare poiché non ci sono più élite naturali capaci di accollarsi questi compiti. Così, oltre a chiedere l’abolizione della democrazia, sarà di fondamentale importanza sostenere tutte le forze sociali decentralizzanti o perfino secessioniste, perché la tendenza alla centralizzazione dev’essere invertita. E anche nel caso in cui dalla secessione dovesse sorgere un nuovo stato, democratico o meno, l’aumento della competizione tra governi territorialmente più piccoli farà sì che alcuni individui, grazie al riconoscimento popolare della loro indipendenza, eccezionale competenza professionale, vita personale impeccabile, giudizi e gusti superiori, raggiungano la posizione di autorità naturali volontariamente accettate. Ecco i motivi per cui una società regolata dal diritto privato è la giusta risposta alla democrazia e al degrado che a essa si accompagna..