di Teodoro F. Klitsche de La Grange

La sera del 17 gennaio scorso, dopo le dimissioni del presidente del consiglio, tale Giuseppe Conte da Volturara Appula, e la conseguente caduta del peggiore governo di sempre, c’era dappertutto un’atmosfera di attesa, di paura e di speranza. Da una parte quelli della vecchia maggioranza sembravano più ottimisti, nel senso che pensavano che qualcuno, poi individuato nella persona del presidente della Camera, Fico, potesse alla fine garantire la continuità e rimettere in piedi, con l’aggiunta di qualche “responsabile”, il governo uscente. Nei loro volti, oltre alla solita tracotanza, si leggeva l’espressione di chi la sa lunga, di chi, cioè, è certo di potercela fare in quanto tutto è stato mosso secondo una precisa strategia e nulla è stato lasciato al caso, a cominciare dalle promesse di non andare alle elezioni e di ministeri e incarichi di prestigio. Dall'altra parte, invece, quelli dell’opposizione, dai cui volti trasparivano una timida speranza e una moderata fiducia nelle elezioni anticipate, mista a una forte incertezza, resa fredda dal fatto che delle mosse di Matteo Renzi e del Quirinale non ci si potesse fidare fino in fondo. Poi è arrivato il 3 febbraio, giorno della decisione del presidente della Repubblica di farla finita con Conte e affidare a Mario Draghi l’incarico di formare un nuovo governo, che è stato accolto da chi stava stritolato nel mezzo, e cioè coloro che durante i lunghi mesi di Conte hanno subito i danni maggiori della pandemia, come una vera e propria liberazione, al punto da accogliere la scelta di Mattarella con slogan e una progressiva esplosione di gioia. Libertà, libertà, gridavano infatti per strada alcuni imprenditori e un gruppo di giovani ormai stanchi delle persecuzioni subite dalla peggiore classe politica della storia. E in effetti, soprattutto tra giovani e imprenditori, penalizzati e massacrati, perché accusati di essere gli untori della nuova peste, la sensazione che si provava e l’aria che si respirava avevano l’odore e il sapore della libertà e della vita, come se si stessero risvegliando da un brutto sogno, abitato dai fantasmi del comunistello Speranza e dei suoi tragicomici consiglieri scientifici. Sembrava incredibile, ma per molti era finito il periodo del socialismo reale, fatto di arroganza, di ignoranza, di incompetenza, di abusi, di pregiudizi, di persecuzioni, di disinformazione, di malafede, di gestione familiare e privatistica del potere che ha portato il governo a gestire la pandemia con i peggiori risultati d’Europa sui quattro assi che contano: numero di decessi per abitante, calo del Pil, aumento del debito e giorni di chiusura della scuola. Era difficile fare peggio di tutti su ogni asse, ma Conte ci è riuscito e tra poco vedremo i pessimi risultati sul quinto asse, cioè le vaccinazioni. Inoltre, era stata scongiurata, con un eventuale Conte ter, una gestione ancora più pesante del governo, proprio in considerazione delle nuove alleanze condizionanti e determinanti che il gruppo politico di maggioranza, quei 5 Stelle che avevano promesso di aprire il Parlamento come una scatola di sardine, in altri tempi avrebbe definito assai poco raccomandabili, se non addirittura da brividi. Ora, quel che ci auguriamo è che l’atmosfera di speranza e di liberazione, che si è creata in buona parte dell’opinione pubblica, perduri, poiché aiuterà sicuramente il nuovo governo a far compiere al nostro paese quel salto di qualità di cui ha bisogno, che sarà caratterizzato da una stagione di scelte chiare nette e ahimè potenzialmente molto dolorose che condizioneranno il futuro del nostro paese e che il passato governo per incapacità e modestia rendeva di fatto impossibile. Speriamo che pensando proprio al futuro non si commetta più l'errore di sottovalutare la stupidità.