di Anton Giulio Madeo

Torniamo sulla Terra: un sindaco che annuncia di aver preso o di voler prendere chissà quali mirabili provvedimenti per rinnovare questa città, è uno scenario anzitutto che fa ridere e che va relegato alla fantascienza, perché parliamo di una persona che non saprebbe rinnovare neanche l’impianto citofonico del proprio condominio, figuriamoci il resto. Perciò rimettiamo i personaggi e gli scenari al loro misero posto e parliamone. L’unico problema politico, che mi sento di sottolineare in questo momento, riguarda i coriglionesi: l’imbarazzo e il senso del ridicolo hanno un limite, e la prospettiva di doversi tenere ancora a lungo questo cronico incapace è stato mitigato solo dalla pandemia intesa come distrazione di massa, aggravata tuttavia dal dettaglio che intanto l’incapace continua a fare danni. Nell’insieme, poi, ne escono a pezzi l’incapace, certo, ma anche i suoi collaboratori senzavergogna. Il suo cerchio magico, che continua ad appoggiarlo acriticamente. I dilettanti allo sbaraglio, che, tanto per raccontarne una, hanno agito in maniera tragicomica in tante occasioni, ultima la vicenda Spezzano. La quale, lo ricordiamo, ebbe inizio nel 2019 quando questa banda d’incapaci e irresponsabili decise, chissà perché, di revocare, alla ditta Spezzano appunto, il contratto d’appalto per la manutenzione dell’illuminazione pubblica dell’area urbana di Corigliano. Un appalto milionario, che, secondo gli scienziati di palazzo Garopoli, presentava delle anomalie, per via di una variante, rispetto al capitolato d’appalto, del valore di circa 5 milioni d’euro, ritenuta illegittima. Chiunque abbia seguito, sulla stampa, questa vicenda sa che Spezzano presentò ricorso al TAR della Calabria, vincendolo. Ricorso poi appellato, dall’amministrazione comunale, con la convinzione, dettata forse dal suo avvocato, che il Consiglio di stato avrebbe finalmente fatto giustizia. Ma così non è stato, poiché, il 4 febbraio scorso, anche in appello la difesa non ha funzionato e il comune le ha prese di santa ragione. Una decisione scontata, di cui non mi scomoderei a parlarne, se non fosse che è pericolosa, non solo per le casse del municipio, che ora sarà costretto a risarcire un danno non lieve, ma per il fatto che questa vicenda ci ha mostrato che siamo in presenza del sindaco più insignificante che questo povero territorio abbia dovuto subire. E la misura della sua pericolosità è data dai suoi modi affabili e pacati da bravo ragazzo che ingannano chiunque e ne nascondono le sue infime capacità, che sono inversamente proporzionali alla sua ambizione di uomo cinico e opportunista. Tutti “pregi”, questi, che un vero uomo politico esercita con scaltrezza ove vi fosse nella sua mente una strategia che li trascende, e al cui servizio è disposto a mettere le più spregiudicate tattiche. Ma Stasi non è un vero uomo politico: lui è uomo per sé. Anzi, lui è l’opposto di un vero uomo politico. Lui è uno, che, arrivato a essere sindaco per caso e senza arte né parte, s’innamora del ruolo fino a invertire il fine (amministrare bene) con il mezzo (gestire potere). Ed è poco importante ricordare che Stasi abbia potuto comportarsi così per effetto della sciagurata elezione del 2019, per gli errori enormi e la modesta cultura politica e non e per la modestia intellettuale e di visione della classe dirigente dei partiti e gruppi politici delle due città. Il fatto rilevante è che Stasi sia questo, privo di una visione se non la conservazione a ogni costo e compiacendo tutti della sua inquietante base di potere. Di per sé questo sarebbe già sufficiente a escluderlo dal futuro ma diventa invece nulla di meno che drammatico nella situazione attuale, che lo vede ancora per molto alla guida di questa città. Perciò pensiamo che il futuro che ci attende sarà, ahimè, potenzialmente molto doloroso, perché se fatto per “compiacere” come sempre fa Stasi porterà questa città alla rovina. Altro che Spezzano.