La Signorina Z

Caro Direttore, nelle ultime settimane sono stata molto felice di notare che, finalmente, importanti testate giornalistiche e noti programmi televisivi nazionali e internazionali, stanno affrontando un tema molto caro alla nostra redazione, che per prima lo ha trattato nei mesi scorsi, motivo per il quale ha anche ricevuto dissensi e numerosi commenti negativi da parte di alcuni lettori. Ovviamente, mi riferisco al tema dei giovani, e agli effetti psicologici della pandemia e, ancor più, delle restrizioni imposte dai governi, su di loro. Il nostro ex governo, in accordo con gli “esperti” (se così possiamo chiamarli) del CTS, ha varato negli scorsi mesi una serie di misure restrittive, che hanno colpito più di ogni altra cosa la quotidianità dei nostri giovani, senza preoccuparsi delle conseguenze che questo avrebbe portato. I giovani italiani, al contrario di molti loro coetanei stranieri, si sono visti privati delle loro abitudini, dei loro momenti di socialità, e sono stati rinchiusi nelle loro camerette, costretti alla sola compagnia di uno schermo, come animali in gabbia. Ebbene, finalmente qualcuno sta iniziando a parlarne e a riconoscere gli sbagli che sono stati fatti nei loro confronti. Moltissimi giornalisti ed esperti di psicologia stanno intervistando campioni molto ampi di giovani, riguardo alle loro sensazioni, alle reazioni che hanno avuto nei confronti di questi cambiamenti, e stanno ricevendo una risposta univoca: gli effetti a livello psicologico sembrano essere più gravi del previsto, con un tasso crescente di questi che ha dichiarato di aver sofferto o di soffrire ancora di depressione, ansia, attacchi nervosi. Certo, devo ammettere che il proverbio “meglio tardi che mai” sia sicuramente azzeccato per la situazione che stiamo descrivendo, ma mi viene da pensare che, probabilmente, si poteva evitarla, se il nostro ex governo avesse pensato ad un altro proverbio, ovvero il famoso “prevenire è meglio che curare”, e avesse dato ascolto ai nostri giovani e alle loro esigenze, magari educandoli al virus, all’utilizzo delle protezioni, al mantenimento delle distanze, invece di adottare un atteggiamento quasi terroristico nei loro confronti. Ovvio che, dobbiamo ammetterlo, un popolo terrorizzato è sicuramente più facile da governare, ma spesso i danni causati dalla paura sono in qualche modo irreversibili. E allora ci viene da chiederci, è forse troppo tardi per salvare i nostri giovani?