Redazione

Più si avvicinano le elezioni regionali calabresi e più si surriscaldano gli animi per l’utilizzo dei fondi del Recovery Fund, che alcuni dei candidati alla presidenza, con l’aiuto dei loro sostenitori, temono siano dirottati verso il Centro-Nord. Lo scopriamo tramite l’informazione regionale, su cui, in buona parte, è in atto la solita campagna di alcuni politici volta a denunciare l’ennesimo “scippo” che starebbe compiendo il Nord a danno del Mezzogiorno. Purtroppo chi pensa e dice cose del genere prima di esprimersi dovrebbe avere il buon senso di leggere i nuovi dati Istat sulla ricchezza nelle diverse aree d’Italia, in cui il Nord-Ovest si riconferma l’area più prospera, con un reddito medio doppio rispetto a quello del Sud. Sono dati su cui si possono fare molte considerazioni, ma la prima è che va preso atto del fallimento delle politiche basate su aiuti e assistenzialismo. In un rapporto intitolato “Conti economici territoriali anni 2017-19”, l’istituto nazionale di statistica sottolinea come in Lombardia il reddito pro capite sia di 39.700 euro, mentre la media del Sud è di 19.000. In sostanza, il reddito medio di un lombardo è doppio di quello di un concittadino meridionale e questo a dispetto del fatto che ogni anno più di 50 miliardi di euro lasciano la Lombardia per alimentare il resto del paese. Eppure mai era successo, in passato, che il reddito medio di un meridionale fosse la metà di uno del Nord, un po’ a certificare quanto sia stato irresponsabile alimentare un costante trasferimento di risorse, che alla fine ha nutrito soprattutto le clientele e ha ingrossato la schiera dei dipendenti pubblici. Ecco perché, di fronte a questo evidente fallimento, chi vuole un Sud diverso deve allora pretendere che il Mezzogiorno abbia più libertà di iniziativa e meno aiuti, più spazi imprenditoriali e meno sovvenzioni di Stato, più responsabilità e meno paternalismo d’accatto. Pure al Nord devono comprendere che lo sviluppo dell’economia meridionale è cruciale per l’intero paese e che l’unica maniera per dare un futuro a un’area segnata da disoccupazione, emigrazione intellettuale e mercato nero consiste nel porre fine a questa distorsione della vita economica causata da uno statalismo perfino più pervasivo di quello che sta martoriando il resto d’Italia. A ben guardare l’Italia tutta ha bisogno di essere persuasa, magari da quanti detengono larga parte del nostro debito pubblico (dalla Bce alla Germania), a compiere le uniche riforme necessarie: quelle tali da obbligare ogni area a gestirsi, tassarsi e regolarsi da sé. C’è insomma la necessità che le economie più frugali costringano la nostra classe politica a pensare al Mezzogiorno come a un’area politica che non ha bisogno di altri soldi pubblici, come non ne ha bisogno il Nord. Ogni territorio, infatti, ha soprattutto bisogno di governarsi da sé, fare i conti delle entrate e delle uscite, adottare le misure adeguate alle proprie esigenze. E se non saremo capaci di compiere da soli queste scelte, speriamo che altri ci inducano a farlo, magari negandoci i soldi di quel Recovery Fund che la politica dello spreco e delle clientele aspetta con ansia, soprattutto al Sud.