Redazione

Diciamoci la verità: la luce in fondo al tunnel della pandemia sembra lontana. Siamo ancora alle prese con la terza ondata e il piano vaccinale fatica a decollare, con la Calabria, come al solito, tra le ultime. In mezzo cresce la rabbia e il mal contento dei cittadini, che hanno visto il nuovo governo, guidato da Draghi, proseguire con il solito approccio, fatto di rigore e chiusure, per ottenere il quale la gente è mantenuta in una perenne condizione di angoscia, quindi mai abbassare i toni, mai allentare quel terrorismo mediatico che ci inonda di numeri sui decessi, senza spiegarci se la gente muore per il Covid o per altre patologie pregresse. E’ un dubbio legittimo, che si rafforza leggendo il dato dei decessi totali dichiarati dall’Istat per il I bimestre 2021 (pari a 126.866), il quale, se togliamo i decessi per Covid del I bimestre contenuti nel bollettino quotidiano della Protezione civile (23.540), si riduce a 103.326 (quelli che sarebbero avvenuti per tutte le altre cause di morte), che è tanto tanto basso da rappresentare un irrealistico calo di mortalità del -16,3%, che non è credibile alla luce dell’andamento dei decessi mensili e annuali degli ultimi dieci anni e della crescente mortalità dell’ultimo decennio. Insomma, se, ragionando, si ha la pazienza di fare un’analisi comparata dei dati Istat, che tra l’altro sono pubblici, si può comprendere che i morti attribuiti al Covid, diffusi giornalmente in Italia, sono inaffidabili perché pesantemente sovrastimati. Per cui la decisione di tenere “tutto chiuso” non ha a che fare con “la scienza” ma è una decisione politica (la crisi pandemica ha allargato di molto il banchetto del potere) e economica (gli introiti di Big Pharma, che si moltiplicherebbero notevolmente se le vaccinazioni dovessero diventare periodiche, come nel caso dell’influenza stagionale), più che sanitaria, che, proseguendo con il sequestro di persona che stiamo subendo da più di un anno, potrebbe diventare il detonatore della rabbia sociale. Che prima o poi esploderà, perché se l’emergenza dovesse proseguire pure a emergenza finita, pensiamo che la gente, non più disposta ad accettare altri sacrifici, finirà per disubbidire e scendere in piazza con l’obiettivo di chiedere allentamenti alle misure di contenimento per questioni economiche e legate al soffocamento delle attività commerciali e produttive. È già accaduto in altri paesi dell’EU, dove le folle, anco prima del Covid (vedi Francia e Bielorussia) hanno sfidato lo stato e chi lo rappresenta, a cominciare dalle forze di polizia, per riappropriarsi della propria vita e di tutte quelle norme costituzionali che la regolano e la difendono. È il crescere di un sentimento di insoddisfazione nel vedere i propri diritti calpestati. È la voglia sacrosanta di ribellarsi, che a questo punto, se non si vuole che degeneri in semplice violenza (che forse andrebbe usata nei confronti di certi ministri), deve trovare una qualche forza politica che la rappresenti e la sostenga senza infingimenti. Se questa forza politica c’è batta un colpo, soprattutto dalle parti del centrodestra. Altrimenti qui si rischia un regime di tipo sudamericano che ci trascineremo per anni.