Redazione

Nella gran parte dell’opinione pubblica locale di ciò che fanno alcuni consiglieri della maggioranza che regge il sindaco, e cioè se manderanno a casa oppure no lo sciagurato Stasi, importa ben poco, tanto è scoglionata. E ciò perché di tali personaggi i cittadini si fidano poco: visti i magri risultati ottenuti, danno l’impressione, anzi la certezza, che in un paese serio, dove a prevalere nella classe politica fossero i migliori, starebbero di certo a pulire i cessi del palazzo comunale, altro che rompiscatole impenitenti e guardiani del buongoverno della terza città della Calabria. E a confermarlo sta il fatto che tali personaggetti dopo aver trattato, minacciato, detto dei “no”, alla fine, sia pure senza entusiasmo, diranno “sì”, oppure temporeggeranno, utilizzando dei “ni”, dei “sì” con riserva, avanzando proposte bislacche che poi nel silenzio tornano indietro, lasciando lo sciagurato Flavio al suo posto, a ridacchiare coi suoi amici. Ci rimetteranno, ovviamente, la faccia, ammesso che ne abbiano mai avuto una, viste le loro storie politiche e personali da nullità, e soprattutto ci rimetteranno la dignità, che se avessero davvero a cuore difenderebbero coi denti, licenziando questo sindaco, per la cui perdita la città non solo non dovrebbe recriminare, ma addirittura dovrebbe gioire. Infatti, da loro, quindi da una classe dirigente che si reputi tale, che ha davvero a cuore le sorti della propria città, la gente, dopo tante lagne, si sarebbe aspettata un botto, una qualche presa di posizione forte e cosciente per dire che questa esperienza amministrativa, e con essa la fusione, per il bene di tutti andrebbe fatta saltare in aria come un vecchio palazzo fatiscente, su cui ricostruirne due completamente nuovi, con gente capace, senza malanni genetici irreversibili, e senza quella presunzione sacrale che sfiora l’onnipotenza del sindaco, che non ha basi su cui reggersi, se non fondamenta marce da tutti i punti di vista, soprattutto politici e culturali, e che ha scatenato una sorta di guerra civile, tra le varie componenti della maggioranza, le due anime della città, e tra il sindaco, la giunta e il consiglio comunale, che forse non si parlano e non si ascoltano e che è il vero peccato originale di questo governo cittadino. Per cui il massimo che possano dire questi consiglieri è quello che, l’altro giorno, hanno scritto in un triste e sgrammaticato comunicato, e cioè, riassumendo, che sono preoccupati per il fatto che l’area urbana di Corigliano sarebbe penalizzata, in termini di personale e servizi, rispetto a quella di Rossano, per cui sarebbero pronti a collaborare in nome di una fusione che pensano ancora sia cosa buona e giusta. Di più non si può ottenere, di più non potrebbero dire, persone mediocri, inadeguate, che appartengono a un gruppetto insignificante e indegno che di tutto è capace di parlare tranne di politica e delle cose di cui questa città e il suo territorio avrebbero realmente bisogno, a cominciare da un ritorno all'autonomia dei due vecchi comuni. Ma, bisogna capirli. Sono politici anche loro, e seppur improvvisati anche loro, come lo sciagurato Flavio, sanno bene di essere dei miracolati, e cioè gente incosciente e inconsistente che sta lì per caso, a fare danni e a vivere quei quindici minuti di gloria che si vivono una sola volta nella vita, quelli per cui qualcuno per strada finalmente ti riconosce e ti saluta. Per cui da loro non possiamo certo pretendere la spallata, dovuta al fatto che, con un minimo di autocritica, riconoscano la loro cronica e genetica incapacità politica e culturale nel gestire una città così complicata. Anche loro, nel loro modo più lucido e più onesto, perché non riescono a camuffarlo, per salvarsi predicano comunque auto-riformicchie, pecette, formule incomprensibili, le loro piccole idee al posto di altre, sempre più piccole: e non vedono che siamo oltre. Siamo allo sfascio totale, siamo al fallimento di un’intera classe dirigente, siamo alla caduta degli dei rossanesi e della loro idiota idea di fusione, mentre i coriglianesi stanno a guardare lo scempio che hanno provocato con la loro stupida sudditanza, con la loro cronica indifferenza, con la loro atavica incapacità a esprimere una classe dirigente capace, colta, illuminata e intelligente in grado di fare gli interessi della propria città e di condizionare le scelte di un sindaco sciagurato e fuori controllo. E se non lo fanno è forse perché, a differenza dei rossanesi, parassiti storici, vivono di lavoro produttivo e fatica? Chi lo sa, certo siamo in presenza di una guerra tra un sindaco sempre più chiuso e un mondo imperscrutabile di cui non si scorgono ancora i confini, mentre fazioni fiancheggiatrici si scagliano accuse riguardanti una banda d’incapaci finalizzata a rosicchiare ogni giorno il residuo potere delle istituzioni locali. In nome di un consenso estorto e di certo non democratico. Verrebbe da dire: dateci un fucile.