di Edilberto de Angelis

Sarà residuale, ma in giro c’è ancora qualcuno che parla di politica, anzi, delle prossime elezioni regionali. Succede nei bar o dai barbieri, a cominciare da quelli che frequento abitualmente, dove le poche parole sulla politica che sento, a volte mi spingono a estraniarmi dal mio quotidiano e a pensare a quei solerti cittadini, sempre più pochi a dire il vero, che il prossimo tre di ottobre sceglieranno il presidente della regione, pescando tra quattro persone, che pur sembrando delle verginelle direttamente o indirettamente (nel senso che se non hanno governato loro lo hanno fatto i partiti cui appartengono o che li sostengono) hanno contribuito allo sfascio della Calabria o, nel caso di de Magistris, della credibilità della magistratura (ricordate Why Not?) e di qualche grande città del Sud (Napoli). Perciò mi provoca ilarità il solo pensiero che uno di questi quattro possa affrontare, e magari provare a risolvere, l’eterna emergenza calabrese. Un compito che riguarderà cose non di poco conto, a cominciare dalla gestione di quei fondi europei, oggi Next Generation Eu, per i quali la Calabria è sempre stata la regione che li ha peggio utilizzati. Ecco perché mi chiedo: con quali progetti e con quali professionalità riuscirà a gestire circa due miliardi di euro? È una risposta che riguarda soprattutto i Comuni, i quali dovranno essere stimolati, dalla regione, a superare quell'ostilità che hanno fino a oggi mostrato verso questo argomento. Poi c’è il capitolo sanità. Dopo undici anni di commissariamento, la sanità calabrese è ancora a pezzi. Chiusure di ospedali, tagli, desertificazione della medicina territoriale, blocco delle assunzioni non sono riusciti a intaccare il debito milionario che viene da lontano e che l’ha fatta finire sotto tutela, né migliorato i servizi, la cui insufficienza durante la pandemia ci ha spinto più volte in zona rossa. Per non parlare poi della campagna vaccinale rimasta negli ultimi posti per numero di somministrazioni. In compenso, la Calabria, è fra le prime regioni per emigrazione sanitaria. Di difesa e controllo del territorio manco a parlarne: sono inesistenti, tant'è che anche quest’anno la Calabria si è distinta per numero d’incendi, gran parte dei quali dolosi, forse per via di gente che spera di trovare un lavoro in questo modo. Non succederà. E poiché lo abbiamo citato, il lavoro, qui bisogna aprire il capitolo occupazione, che in questa regione scarseggia. Infatti, la nostra, è una delle ultime, in Europa, per numero di occupati e prima per lavoro nero o informale. In generale, più di una persona su cinque (il 20,1%) nel 2020 era senza lavoro. Ma se si parla di giovani o di donne, la situazione è anche più drammatica. La Calabria è al 270mo posto su 286 in Europa per capacità occupazionale dei giovani, solo il 39% dei laureati trova un impiego contro il 63,4% di media nazionale e non più del 31% della popolazione femminile ha un impiego. Inevitabilmente, con questi numeri, le percentuali di emigrazione sono aumentate notevolmente. E che dire, poi, della gestione dei rifiuti, che a parte poche isole felici, in Calabria è un’eterna emergenza, e la nostra città ne sa qualcosa. Il termovalorizzatore di Gioia Tauro funziona a metà, con quattro linee potrebbe trattare 120 tonnellate l’anno, ma nessuno fa niente per potenziarlo o per costruirne altri, magari uno per provincia. La differenziata viaggia intorno al 50 per cento (dato ottimistico). I privati (intesi come trasporti e come discariche) si fanno ricchi e c’è sempre tanto lavoro per la magistratura. Infine il turismo, che quest’anno ha portato in Calabria centinaia di migliaia di persone. Ma affinché questa regione possa gestire il boom, c’è bisogno di servizi di qualità. Quindi non solo mare e monti da cartolina, ma ospedali, acqua, rifiuti, depuratori, controllo del territorio di livello europeo, cultura della legalità, servizi efficienti. Quindi non basta, come fanno i candidati, “puntare sul turismo”, ma creare le condizioni perché arrivi sempre più gente anche nei prossimi anni. Ce la faranno, dunque, i nostri quattro eroi a cavarsela? Chi lo sa, non ho tempo per pensarci, perché al bar dello sport dal mondo surreale della politica e dei politici, in cui mi ero calato per un attimo, mi stacca la voce di un anziano signore, che a un certo punto ricorda al barista che forse mai come quest’anno avremo rape fenomenali, una gioia per il palato e di quanti amano abbinarli alla salsiccia casereccia. È il mondo reale, cari lettori, il quale alla fine riesce a sbarcare il lunario, nonostante elezioni e rielezioni ci diano sempre la classe politica peggiore d’Europa. Auguri.