Redazione

Anche se viviamo in una società anestetizzata dall’imbecillità dei social e dei media, non possiamo far finta di nulla di fronte a politici, a cominciare dai candidati alla presidenza della regione Calabria, che, senza spiegare come, promettono la fine del commissariamento sanitario e l’avvio di una fase in cui vedremo vecchi e nuovi ospedali brillare per funzionalità e efficienza. Capirete che si tratta di un’idiozia colossale, sotto la quale, se non ve ne siete ancora accorti, la politica cerca di nascondere le proprie difficoltà a uscire da anni di gestioni fallimentari e clientelari di una sanità ormai al collasso, fuori controllo, che accumula debiti e disservizi enormi, che tollera follie nella gestione degli ospedali, che costringe i malati ancora a emigrare, che dà spazio a medici e personale incompetenti trascurando i capaci, che tollera il malaffare dilagante nell’amministrazione, reparti inefficienti, sprechi, ritardi e clientele insolenti, concorsi truccati, manager incapaci e maneggioni. Insomma, un rosario di inettitudini e porcherie incredibili, che vengono a galla di continuo, cui i politici, e i partiti di cui i candidati di oggi fanno parte, avrebbero dovuto porre rimedio già da anni, per far marciare bene e a costi decenti le strutture esistenti e a cui oggi, per non averlo mai fatto, cercano di ovviare, in prossimità di elezioni da cui dipende il loro culo, promettendo la fine del commissariamento e ospedali vecchi e nuovi finalmente efficienti, ben sapendo che non è con le parole che si può partire per risanare la sanità, ma dalla credibilità e dall’efficienza che si dovrebbero dare nel tempo a un sistema sanitario fatto di uomini di scarsissimo valore professionale e morale, che non saprebbero gestire neanche l’ambulatorio dell’asilo Mariuccia, figuriamoci strutture moderne, complesse e costose come gli ospedali di oggi. E questo perché da noi si agisce al contrario: si prova lo stesso esercizio nel perimetro della spesa esistente, senza toccare i santuari dello spreco, del malaffare e del malfare da cui i politici traggono consensi, facendo scoppiare tempeste sindacali e politiche, com’è avvenuto con i tagli ottusi (perché non hanno migliorato le prestazioni del servizio) alle strutture e ai reparti ospedalieri, dimostrando così una grande incapacità nel dividere l’utile dall’inutile, perché tutti sono prigionieri di un sistema che riproduce e protegge se stesso. Quindi, se si vuole far davvero svoltare il nostro sistema sanitario, che ingoia il 70 per cento del bilancio regionale, bisogna dare segnali forti per ben gestire e risanare i nostri ospedali e la sanità in generale, di cui ben si conoscono il valore del personale e la struttura dei costi e i cui vertici dipendono dalla politica, perché se non si cambia la logica del servizio, se non si cambia la mentalità, premiando meriti, risparmi ed eccellenze, mettendo così da parte certi brutti metodi, si propizia l’immediatamente futura lamentela per la scarsezza e l’incapacità del personale e la non copertura degli organici, per gli sprechi, le clientele, il malaffare, gli stupidi campanilismi, a loro volta scuse ottime per un servizio di nuovo pessimo. Infine, non dobbiamo dimenticare, che introducendo elementi di concorrenza, alla maniera della Lombardia, si riesce meglio a liberalizzare, aprendo il mercato e rendendolo più competitivo. Che è l’unica seria misura per lo sviluppo che si conosca, essendo le altre funzioni della spesa propiziatrici del male che si vuole avversare. È l’unica strada che si conosca per non mettere tutto ancora sulle spalle dei cittadini, che pagano le tasse, che vanno alleggeriti, non aggravati. Ciò porta al tema della capacità, da parte della classe politica regionale, di saper prendere decisioni serie che siano a vantaggio dei cittadini e non di loro stessi, mandando al diavolo i difensori maniacali di questo sistema inefficiente, corrotto e corruttibile. Non è un’operazione facile, anche se bisognerà mettersi in testa che sarà il tema principale che si porrà innanzi alle forze politiche subito dopo le elezioni regionali, perché i cittadini ora non fanno più sconti a nessuno. Perciò è il momento di dire la verità, costi quel che costi.