di Anton Giulio Madeo

Nelle ultime settimane ho scritto pensierini molto elementari, e non molto eleganti, su come io veda questa faccenda della fusione dei comuni di Corigliano e Rossano: una buona idea in linea di principio, ma a patto che abbia alla sua base un progetto politico serio e un solido piano di fattibilità, altrimenti, come nel nostro caso, è una vera e propria cagata. Moltissimi hanno capito il senso della frase, molti altri no. Vediamo allora di spiegare. Quando si avvia un processo di fusione di comuni, il punto di partenza, oltre a leggi regionali serie e a una “comune” visione dei problemi del territorio, che qui non ci sono né mai ci saranno, dev’essere un piano di fattibilità credibile, che metta a confronto finanze, territori e organici comunali, al fine di favorire le decisioni finali. Ovviamente, come tutti sanno, nel caso della fusione dei comuni di Corigliano e Rossano, di questo piano di fattibilità, a due mesi dal referendum, non c’è traccia, e ciò per diretta responsabilità dell’amministrazione comunale di Rossano. Ciò sembrerà paradossale, perché quale motivo potrebbe aver spinto i rossanesi a bloccare, sul filo di lana, l’iter burocratico che doveva portare velocemente a quella città unica che avrebbe dovuto rendere estate gloriosa l’inverno del loro scontento? La risposta è disarmante: l'imbecillità. Quindi la chiara volontà di qualche demente a fare il gioco sporco sulla fusione, forse per impedire che i politici coriglianesi possano contare e dire la loro sulla questione, visto che il consiglio potrebbe essere sciolto per mafia, oppure che possano venir fuori tutte le magagne delle disastrate finanze rossanesi, che essendo alla canna del gas potrebbero compromettere il percorso della fusione. Non c’è altra spiegazione, soprattutto se si pensa che dopo l’atto d’impulso con cui il consiglio comunale di Corigliano, nel febbraio del 2016, diede il via libera al processo di fusione, il sindaco Geraci inviò al buon Mascaro una lettera con cui chiedeva quanto fosse urgente che tecnici e politici delle due città si incontrassero sia “per delineare lo schema di bilancio che contraddistinguerà il nuovo ente” sia per “definire una ottimale dotazione organica funzionale al miglioramento del prodotto amministrativo del nuovo ente”. Lettera ottimistica, dunque, che, non avendo avuto alcuna risposta, costrinse Geraci, a marzo del 2017, a riscrivere al primo cittadino della città del Codex, per ribadirgli quanto fosse necessario un incontro tra le delegazioni dei due comuni (con quella di Corigliano tra l’altro già designata), al fine di confrontare quei bilanci che “dovranno implementare l’avviato percorso di fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano”. Non solo, nell’occasione Geraci informava il sindaco di Rossano che il consiglio comunale di Corigliano aveva nominato una commissione paritetica finalizzata proprio allo studio e alla programmazione dell’avviato progetto di fusione. Anche in questo caso, però, Rossano tacque, forse perché, a febbraio, lo stesso Geraci aveva scritto al presidente della regione, Oliverio, per esprimere tutte le sue preoccupazioni in merito ai conti della città di Rossano, che per ammissione di alcuni consiglieri comunali e dell’assessore al bilancio non erano del tutto a posto, “avevano la febbre alta” come ebbe a dire lo stesso Candiano in un’intervista televisiva, al punto che quei numeri avrebbero potuto allarmare la Corte dei Conti e bloccare la fusione. E fosse solo questo: qualche malpensante disse anche che a frenare la collaborazione tra i due comuni potrebbe aver influito la strana e brutta faccenda della commissione d’accesso antimafia, inviata al comune di Corigliano, nel mese di marzo, dal prefetto di Cosenza, che potrebbe aver aperto uno scenario inquietante per i rapporti tra i due comuni. Infatti, a quei dementi che giocano sporco, in questa partita miserabile, potrebbe far comodo lo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Corigliano, poiché a quel punto potrebbero gestire, da padroni, il processo di fusione con futuri commissari governativi che non essendo organi politici non avrebbero gli interessi di Corigliano in cima ai loro pensieri. Cosicché un processo di fusione tradizionale potrebbe anche trasformarsi all’improvviso in una fusione per incorporamento, tanto chi se ne accorgerebbe in una città dove buona parte della classe dirigente fiancheggia i rossanesi, che già possono contare in regione sull'appoggio di un consigliere e sulle famose 100 associazioni, di cui spesso ci parla un noto cretino della Sibaritide, delle quali ci piacerebbe conoscere la composizione, una per una, giusto per non (mal)pensare a eventuali conduzioni familiari del tipo io, mammeta e tu. E allora se la realtà è questa, se i patti firmati sono violati in maniera così sfacciata e meschina, soprattutto dai rossanesi, perché noi coriglianesi, una volta tanto, non li stracciamo e mandiamo tutti i contraenti a fare in culo? Non siamo più in grado d’interpretare lo spiacevole ruolo dei soliti tamarri sottomessi, perché divisi, alle logiche dei decaduti nobili rossanesi. Se non trasformiamo subito questo concetto in realtà saremo rovinati, anzi, siamo ben avviati verso il disastro, per cui sarebbe cosa buona e giusta che il consiglio comunale di Corigliano, magari a largissima maggioranza, revocasse al più presto l’atto d’impulso con cui ha dato vita a questa ridicola faccenda della fusione, che non sta più in piedi, poiché non c’è la volontà di Rossano a fare una fusione seria e credibile, basata sui fatti e non sulle parole. È assurdo che la si tiri ancora per le lunghe. Non revocare tutto sarebbe l’ennesima follia di un popolo imbattibile nell’arte sovrana di farsi fottere. In conclusione, per porre un termine a questa idea balorda della fusione bisogna astenersi dal farsi buggerare dai soliti professionisti del fusionismo di maniera, quelli per cui la fusione è cosa bella, buona e giusta e in futuro anche ben retribuita e per la quale vorrebbero partecipare a un consiglio comunale che, a questo punto, dev’essere più chiuso di una cintura di castità. Dobbiamo prendere atto che in questo momento, visto ciò che è accaduto, è peggio avere la città di Rossano come amica e alleata che nemica. Si rimetta a posto il lenzuolo e non se ne parli più.