di Anton Giulio Madeo

Certo ormai siamo alla schizofrenia, intendendo con essa l’abisso tra i discorsi e gli atti politici di Giuseppe Geraci e ciò che fa e dice buona parte del gruppo politico che lo sostiene o dovrebbe sostenerlo. È una schizofrenia in cui il sindaco per ora si trova a suo agio, ha gli antidoti comunicativi e carismatici per affrontarla e rivolgerla contro i suoi avversari, ma certo rappresenta una mina autolesionista nel rapporto tra la guida di questa città e sua ricezione da parte dell’opinione pubblica. Sabato scorso, per dirne una, tutti aspettavano l’ora del consiglio comunale, la cui maggioranza avrebbe dovuto porre fine al brutto processo di fusione avviato con la vicina Rossano. Pochi, però, sapevano che sabato quello stesso consiglio avrebbe potuto sancire l’affermarsi di una nuova classe dirigente, finalmente giovane, seria, motivata, preparata, orgogliosa e autorevole, se solo avesse approvato a maggioranza la delibera di revoca dell’atto d’impulso, di poco più di un anno prima, che rischiava di trasformare un atto di fusione in un processo di annessione della città di Corigliano. Invece, così non è stato. Perché in consiglio a pronunciare un discorso durissimo sulle molte e rilevanti difficoltà, al limite della porcata, che oggi ci impediscono di continuare il processo di fusione con Rossano, è stato il solo sindaco Geraci, il quale, ancora una volta, ci ha messo di fronte alla cruda realtà di una città guidata da un uomo solo, nel senso che c’è un uomo che senza avere alle sue spalle un gruppo politico e consiliare coraggioso, coerente e attrezzato culturalmente, capace di sostenerlo e aiutarlo nei momenti e nelle scelte difficili, da solo e con coraggio sta affrontando, da circa quattro anni, emergenze terrificanti, quali immigrazione, alluvioni, dissesto finanziario, disagio sociale, raccolta differenziata, commissione d’accesso e persino annessioni camuffate da fusioni. Della solitudine del sindaco ce ne siamo accorti proprio durante l’approvazione della delibera di sabato scorso, che se fosse stata una delibera di rottura, nel senso che avesse messo fine, come chiedeva Geraci, alla pagliacciata della fusione (voluta soprattutto da certi personaggi equivoci), avrebbe fatto venir fuori un gruppo politico consiliare solidale col sindaco, quindi capace di capire le difficoltà del momento e difendere la propria città, magari prendendosi responsabilità da vera classe dirigente. Invece la delibera approvata più che un atto di rottura e di responsabilità è stato un atto di compromesso, con cui la maggioranza che guida il comune di Corigliano non ha rotto con ogni ipotesi di fusione, ma ha sospeso ogni giudizio fino al 15 settembre, in attesa che il consiglio regionale cambi la legge sul quorum e che si confrontino i bilanci dei due enti in vista di quel piano di fattibilità invocato da tanti. E’ ovvio che qui non siamo di fronte a un semplice compromesso politico, dovuto a un sindaco che pur potendo chiedere sponda a un'opposizione responsabile, ha preferito comunque tenere unita una maggioranza morente, putrescente, fatta in parte di cacasotto, che non ha retto il peso delle decisioni fatali, forse le pressioni dei rossanesi e di certi inquietanti personaggi presenti in aula, ma a un’infamata, che da sola spiega tutta la crisi contemporanea della politica. E chi su questa vicenda fa finta di niente, come se non ci fosse ciccia politica, è intellettualmente criminale. Perché ce n’è parecchia, di ciccia, e qualcuno dovrà pur riferirne, nel generale clima d’eccitazione liceale su una fusione che prima o poi si farà, come ha detto, al Garopoli, qualche influente cretino. Anzitutto, ed è la ciccia che più ci piace, c’è la forte ambiguità mostrata da alcuni consiglieri di maggioranza, che, forse condizionati dalle solite lobby (del vecchio tribunale, di logge più o meno riservate, dell’ospedale unico e degli appalti pubblici), perché tutti tengono famiglia, hanno miseramente fallito sul piano politico, mostrando scarsa preparazione, poco carattere e una personalità così debole e inaffidabile da fargli perdere ogni possibilità di crescere come classe dirigente. Poi, altra ciccia è stata la superficialità su cui si è purtroppo incagliato il coraggioso tentativo di rinnovamento e ringiovanimento della classe politica, voluto da Geraci al momento delle elezioni del 2013. Perché se da una parte l’abituale allergia dei giovani alle cose serie potrebbe anche essere compresa (e per farsene un’idea basta guardare i profili social di certi esponenti della maggioranza, che rasentano il ridicolo), dall’altra molto più semplicemente, e tragicamente, questo atteggiamento da eterni adolescenti, che scarso apporto ha dato alla causa, crea un vuoto di potere su cui cattiva politica, malaffare e tentativi di mettere le mani sulla città si espandono e si fortificano, come ha dimostrato lo squallido caso della fusione truffaldina portata avanti da certi personaggi rossanesi, nell’indifferenza generale dei cosiddetti giovani leoni della spenta maggioranza di Geraci. Ecco perché questa era un’occasione da non perdere, per crescere, per emergere. Coi giovani, per la prima volta, si poteva creare una task force con le migliori menti per ricostruire una leadership coriglianese che negli ultimi anni è mancata a tal punto da far riemergere una Rossano che avevamo dimenticato: quella sgradevole e arrogante di una stupida e mediocre classe dirigente, che si sente la prima della classe, che sinceramente pensavamo appartenesse a un lontano passato. Bastava ripristinare la percezione dei rapporti di forza, soprattutto politici ed economici, e Rossano avrebbe cessato di essere un problema così pressante. Anzi, se i giovani leoni non si fossero calati le braghe e avessero mostrato personalità e assunto un atteggiamento più deciso e costruttivo, davanti ai soliti palloni gonfiati che promettono chissà cosa, Rossano sarebbe diventata più mite e un prezioso alleato, alla pari, per qualsiasi iniziativa di crescita del territorio. E anche se Rossano ha un sistema di valori profondamente diverso dal nostro, coi rossanesi si poteva instaurare una collaborazione per far crescere l’economia, magari creando un habitat pro-impresa senza precedenti. Faccenduole appena un attimo più rilevanti della fusione criminale che voleva imporci qualche maneggione, ci pare. Ora, decidessero i collaboratori di Geraci, da che parte stare. Se dalla parte del progresso oppure dalla parte dei poveracci che finora non hanno dato alcun contributo alla crescita di questa città. Noi, su questo, almeno, un'idea ce la siamo fatta. Speriamo di essere smentiti. Buon ferragosto.