Redazione

Benedetta Internet, che, al di là dei pruriti di qualche casalinga disperata, ci fa scoprire anche cose interessanti. Come la relazione con la quale l’ANAC, la famosa agenzia anticorruzione voluta da chissà quale governo, ci ha fatto sapere che le stazioni appaltanti incaricate di garantire la legalità nelle gare per l’aggiudicazione di contratti pubblici hanno comportamenti che, a voler essere buoni, potremmo definire schizofrenici. Non è una novità, per cui non mi stupisco, soprattutto se i richiami dell’anticorruzione si riferiscono al mondo della riscossione dei tributi di cui, a volte, c’è poco da fidarsi. Infatti, l’ANAC, a proposito di alcune società, tra cui l’onnipresente SOGET, di cui non ci siamo ancora liberati poiché gestisce i tributi per il disciolto comune di Rossano, dice che per una corretta collaborazione tra stazione appaltante e operatore economico, è necessario che quest’ultimo renda noto alla stazione appaltante tutti quei fatti che possano essere da quest’ultima valutati come gravi illeciti professionali. E ciò perché, prosegue l’ANAC, l’assenza di tali segnalazioni o dichiarazioni, facendo sì che, come prevede l’articolo 80 della legge sui contratti pubblici, il fornire, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le deduzioni sull’esclusione, la selezione e l’aggiudicazione ovvero l’omettere le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione può minare fin dal suo nascere la correttezza del rapporto tra amministrazione e operatore. E non solo. L’operatore, al fine del mantenimento del requisito anche durante la fase di esecuzione dell’appalto, è tenuto a fornire l’esito delle vicende giudiziarie in corso di definizione e i provvedimenti significativi adottati da altre stazioni appaltanti in relazione all’esecuzione di contratti (sanzioni, penali, risoluzioni, eccetera) che, cosa ben più importante, aggiunge l’Autorità, dovrebbero essere annotati nel casellario informatico che raccoglie i comportamenti e le condotte inadeguate degli operatori economici segnalati dalle stesse stazioni appaltanti. E qui, nella stessa relazione, l’anticorruzione fa un preciso riferimento alla gara d’appalto bandita dal comune di Corigliano, in cui la commissione giudicante (o stazione appaltante, fate voi), ai sensi della legge vigente, ha escluso la SOGET dalla stessa gara perché, dopo attenta verifica di informazioni facilmente reperibili in rete o sul casellario informatico, le mancavano i requisiti essenziali per concorrere. Per cui sorge spontaneo chiedersi se la commissione giudicante (o stazione appaltante) di Rossano abbia fatto le stesse e dovute verifiche sui comportamenti censurabili degli operatori economici, considerando che la questione dell’esclusione della SOGET dalla gara di Corigliano era notoria, in quanto facilmente verificabile utilizzando quei mezzi di prova (stampa e internet) cui si riferisce il Consiglio di Stato. E poi, altro quesito, la SOGET, pur avendo partecipato da sola, ha inserito nei documenti prodotti al comune di Rossano la dichiarazione di cui all’art. 38 (oggi articolo 80 DLgs n. 50) del codice dei contratti pubblici? Lo chiediamo perché, qui, c’è il sospetto che qualcosa non sia andata nel verso giusto, poiché, come ha specificato di recente ancora il Consiglio di Stato, nelle gare d’appalto per l’aggiudicazione di contratti pubblici i requisiti generali e speciali devono essere posseduti dai candidati non solo alla data di scadenza del termine per la presentazione della richiesta di partecipazione alla procedura di affidamento, ma anche per tutta la durata della procedura stessa fino all’aggiudicazione definitiva ed alla stipula del contratto, nonché per tutto il periodo dell’esecuzione dello stesso, senza soluzione di continuità. E allora, domanda per il commissario Bagnato, non sarebbe il caso di verificare se la SOGET queste benedette comunicazioni le ha fatte e se, quindi, possiede, a oggi, tutti i requisiti per continuare a gestire la riscossione dei tributi per conto del disciolto comune di Rossano? Perché se questi requsiti non ci sono, bisogna procedere con la revoca del contratto. Sarebbe un segnale forte da parte del commissario, giusto per far capire, soprattutto alla classe dirigente, che qui la legalità non sta solo nella parole, ma nei fatti. Perché è questo che la gente vuole. Perché la gente è stanca di giochi di potere, intrighi, prese per i fondelli, falsari e bugiardi. Perché così una città non può certo sperare in un futuro migliore. O no, cari aspiranti candidati a sindaco? Non è anche questa una battaglia per quella legalità con cui vi sciacquate la bocca? A noi pare proprio di sì.