di Anton Giulio Madeo

Cazzo: il presidente delle 100 associazioni è proprio un genio. E’ tornato a fare politica attiva dopo un periodo di riposo, forse indotto dalla noia, e tra le sue prime iniziative inserisce la proposta del comune unico, poi supportata e realizzata a meraviglia da quell’altro genio della politica locale che è il generale Graziano. Un’ideona che, per come si sta concretizzando, farà venire l’orchite a buona parte dei cittadini di questo territorio, soprattutto coriglianesi. Transeat. A me il presidente delle 100 associazioni è simpatico, quando dice banalità e cazzate rido, sembra un comico professionista tanto è capace di renderle reali. Inoltre lo stimo, non potrebbe succedere diversamente. Un signore di quell’età che, impipandosene dei giovani, trova l’energia per far diventare concreta l'idea di dare maggiore forza a un territorio vastissimo e su cui hanno fallito sfilze di politici navigati e capaci, alcuni passati a miglior vita, partendo da uno slogan semplice e ideologicamente riassuntivo come la riapertura del tribunale, che ci sarebbe stato levato perché non contiamo niente e per via di chissà quali nemici, merita di essere applaudito. Per anni tanti soloni della politica ci hanno ammorbato con piani più ambiziosi tendenti a dare forza, politica ed economica, a questo territorio, quali la provincia, l’area urbana, l’area franca, l’industrializzazione e il porto, la cultura e il turismo, la grande agricoltura, l’ENEL e, a parte qualche successo temporaneo, non hanno mai combinato nulla di definitivo, mentre al presidente è bastato un semplice “riapriamo il tribunale” per istituire la terza città della Calabria e per mettere in piedi un casino formidabile capace di provocare un sisma che Graziano ha addirittura definito nazionale. Che genio. Dobbiamo toglierci il cappello davanti a un uomo così. Egli parla e parte della classe dirigente locale, a cominciare da quella dei quattro dementi coriglianesi che lo appoggiano, scodinzola e lo prende sul serio andandogli appresso quasi fosse un guru e non un Cetto La Qualunque in sedicesimo. Segno che il soggetto ha due o tre marce in più dei colleghi. È evidente che ci piglia in giro, considerando le stupidaggini che dice sul futuro radioso della città unica, cui forse neanche lui crede, e proprio per questo merita grandi elogi. Non importa che si sia contornato di fessacchiotti, incapaci e qualche ignorante funzionali al progetto. Va ammirato per la sua abilità nel ridicolizzare coloro che si sono dati per anni arie da grandi politici e fini intellettuali e, invece, si sono fatti infinocchiare, nei risultati, dagli ultimi arrivati, talmente incompetenti da non saper mettere insieme un discorso di senso compiuto in una lingua appena comprensibile e con qualche cazzo di idea. Pochi giorni fa, sui social, abbiamo visto all’opera alcuni di questi soggetti e vi garantisco che c’era da ridere, poiché hanno detto cose terrificanti. Un groviglio di banalità e imbecillità, di fronte al quale nessuno, in sala, ha fatto una piega, magari per dire che una città così ambiziosa deve avere alla sua base una classe dirigente colta e capace e un grande progetto politico, che finora sono miseramente mancati. Uno spettacolo irresistibile. I fusionisti sono talmente fuori dalla grazia di Dio da risultare gradevoli. Lo sarebbero di più se si togliessero dai piedi, ma temo che viceversa seguiteranno a menare il can per l’aia: la fusione farà miracoli, il prossimo sindaco sarà l’uomo della concordia e della provvidenza, il territorio sarà disseminato di grandi e piccole opere, la ricchezza la trionferà. E il presidente è contento e a ragione: il suo motto, difendiamo il territorio, ha colto nel segno. A lui, forse, non importa della città, interessa solo essere il padrone e il signore di un branco di incapaci da guidare con la frusta. Dovremo sopportarli, poiché, al momento, non c’è nessuno a cui affidarci con speranza. A meno che …