Redazione

I vecchi democristiani avevano la grande abilità di parlare per ore senza dir nulla. Lo scopo era quello di prendere per stanchezza gli avversari, i quali, quando i discorsi diventavano lunghi, inutili e incomprensibili, sfiniti mollavano l’osso. Ebbene, quelli delle 100 associazioni possono dirsi contenti per essere andati ben oltre. Nei loro confronti non stonerebbe una parafrasi di quel concetto: “potrebbero parlare per ore senza dirne una giusta”, magari allo scopo di allontanare, per stanchezza, gli elettori dalle urne. Se ne saranno accorti in tanti nei giorni scorsi, quando, questi signori, in una delle loro esilaranti riunioni, hanno fatto la bella pensata di esporre, anche sui social, alcuni dei loro pezzi migliori, i quali, vi garantisco, hanno detto cose terrificanti oltreché inutili. Infatti, c’era chi partiva dalla constatazione che la nuova città sarà policentrica, per cui bisognerà capire come coordinare e servire le varie realtà che la compongono (una scoperta sensazionale, come quella dell’acqua calda, cui nessuno nelle due città aveva mai pensato, nonostante esistano da tempo lo Scalo di Corigliano e quello di Rossano, due Centri storici, Schiavonea, Sant’Angelo, Cantinella, eccetera). Poi, c’era il “deus ex macina” della giornata che suggeriva, al presidente delle cento “fondazioni” (e non associazioni), di escludere dal comitato o dalle candidature gli ex amministratori, forse per scacciare i propri incubi e le proprie ossessioni individuati nella persona di Giuseppe Geraci, definito falso galantuomo oppure chi, descrivendo queste due città come vittime di una lunga guerra (dichiarata da chi?), che le avrebbe massacrate in termini di strutture e infrastrutture, paragonava la prossima prima consiliatura a una specie di comitato di liberazione (speriamo anche dalla stupidità). Infine, non potevano mancare quelli che, per vincere la sfida della città unica, tiravano fuori un colpo alla Grecia Colmenares: il senso di responsabilità e di appartenenza a un territorio, minchia che cuore. E che dire, poi, dei pratici, con l’idea originale dell’immancabile commissione “eterogenea per studiare un progetto della città futura” e dei sinceri democratici, i quali, udite udite, proponevano addirittura un’unica candidatura a sindaco (probabilmente quella del fenomeno del nulla, Graziano) per tutte le forze politiche della nuova città, quasi alla Maduro, per affrontare in maniera unitaria una consiliatura definita “costituente”. Insomma, uno spettacolo spassoso, con cui, inconsapevolmente, le 100 associazioni hanno offerto un’immagine indecente, povera di idee e ricca, ovviamente, di tante banali promesse, che, presto, saranno disattese perché prive di fondamento, che avranno come risultato un’enorme astensione dal voto. Già, perché sui programmi, i dubbi, le idee, le critiche, le riserve avanzati da tanta gente, anche autorevole, il comitato non ha dato risposte, nonostante si riunisca da mesi e sia a poche settimane dalle elezioni. È rimasto afono. Da quando è stata approvata la fusione c’è stato solo un “training autogeno”, specie da parte dei due o tre personaggetti principali sponsor della città unica, per darsi coraggio. Atti di fede, la voglia di gettarsi a capofitto nella prossima campagna elettorale per l’elezione del sindaco, come se finora avessero fatto altro, e altri argomenti diversivi per parlar d’altro. Qualcuno si è immortalato con il Codex, mentre qualcun altro si concentrato sul municipio, magari per piazzare i propri scagnozzi nelle prime file. Risposte nessuna. Anzi, è andata peggio, perché per andare avanti non bastano la fede e il training autogeno. Bisogna fare i conti con la realtà. E la realtà dice, a quelli che, ad esempio, avevano puntato tutto sulla riapertura del tribunale o sui finanziamenti statali per i comuni che si fondono (o che si fottono, fate voi) vedranno il tribunale ancora chiuso e le risorse indirizzate a questo capitolo ridotte drasticamente. Solo due milioni di euro, che basteranno, sì e no, ad asfaltare via Provinciale. Contemporaneamente, però, e per non restare appesi solo sulle cento associazioni, emergono anche i problemi, i paradossi, l’assenza di idee, le difficoltà e i limiti, politici e culturali, le contraddizioni, degli altri gruppi che si preparano ad affrontare le prossime elezioni comunali, che pur essendosi esposti meno rischiano, involontariamente, di diventare il puntello dell’attuale desolante quadro politico, tanto sono inutili e mediocri i personaggi che vi aderiscono. Inutile dire che qui, in presenza di tutti questi dementi, se si vuole creare una città davvero moderna e progredita c’è la necessità di poter contare, nella politica, e nell’amministrazione pubblica, su uomini di talento e di ingegno, di esperienza e personalità, culturalmente preparati, che finora sono mancati, i quali sappiano interpretare le sfide del futuro, senza alcuna autoreferenzialità, mettendo a disposizione di tutti il proprio sapere. Questo, perché è appunto il sapere la fucina delle idee e dell’elaborazione delle soluzioni giuste ai problemi complessi nel mondo d’oggi. In fondo la questione è molto semplice: per poter assicurare lo sviluppo socio-economico di questa città è necessario affidarsi a persone preparate, non a lacchè, o a mediocri, né tantomeno a incompetenti. Tutto ciò ovviamente comporta che siano messi da parte gli inadeguati, per lasciar spazio agli adeguati per i compiti di direzione della futura amministrazione. E’ una questione di buon senso.