di Anton Giulio Madeo

C’è una grande occasione per provare a mettere in campo un’alternativa concreta al partito unico (dello sfascio) rossanese. Quell’occasione coincide con la discesa in campo di una classe politica, nuova o vecchia che sia poco importa, di coraggiosi coriglianesi, che dovrebbe contrastare la “triste” macchina da guerra che il peggio della classe dirigente rossanese ha messo in piedi per vincere le prossime elezioni comunali e impadronirsi così del comune unico. Perché al contrario di quello che si potrebbe credere quest’elezione non sarà importante per la sua portata storica, perché unirà due popoli e due territori, un corpo e un'anima come dicono in tanti, ma perché sarà un formidabile referendum organizzato contro una prassi politica diffusa da anni: l’incapacità, di buona parte della classe dirigente rossanese, di considerare la crescita del territorio e il rinnovo stesso della politica locale una battaglia più importante della lotta per primeggiare e conquistare il potere. Infatti, le elezioni – referendum, della prossima primavera, dovranno permettere, soprattutto ai cittadini di Corigliano, almeno quelli più motivati, che finora sono mancati, di votare a favore della messa al bando dei metodi arroganti e truffaldini del solito gruppo ben organizzato e ammanigliato di rossanesi, che, contando sull’indifferenza dei coriglianesi, sta mettendo in piedi uno schieramento politico-elettorale fortissimo, che va dal centrosinistra al centrodestra, per far sì che non ci sia alcuna forma di concorrenza seria alle prossime elezioni, che si trasformerebbero, così, in una specie di plebiscito. Tale operazione se da una parte permetterà a questi personaggi di mettere le mani sulla terza città della Calabria, dall’altra avrebbe l’effetto di stimolare una spirale di inefficienza e di degrado di cui il territorio della ex città di Corigliano diventerebbe un simbolo nazionale. E per capire la portata di questa manovra basta rivolgere lo sguardo alle riunioni di questo manipolo di persone, che ritenendo la prossima una consiliatura costituente pensano che, almeno in questa fase, sarebbe opportuno mettere da parte le divisioni e puntare su un candidato a sindaco unico, possibilmente di Rossano, di tutti i movimenti e le forze politiche. E ciò, seppur detto da personaggi autorevoli, fa ridere, perché se si tendono le orecchie, si capisce che qui l’aria sta cominciando a cambiare e il colpo potrebbe saltare. La crisi di consensi per la fusione sta contagiando il versante coriglianese: l’onda fusionista si è fermata e, anche se lentamente, comincia a ritrarsi. Ecco perché c’è bisogno di gente esperta che per queste cose abbia un certo fiuto. L’idea di presentare alle elezioni comunali candidati a sindaco e liste coriglianesi, romperebbe gli indugi e sarebbe figlia di questa percezione. Magari ci sbaglieremo, ma ciò che sta accadendo in municipio o ciò che è accaduto in passato, quando questi stessi signori hanno fatto fallire ipotesi di autonomia del territorio ben più importanti o hanno permesso che si facesse scempio della sanità del territorio coriglianese, è un campanello d’allarme. Alla sensazione che si siano create le condizioni per un ritorno forte dei coriglianesi, si aggiungono anche delle esigenze strategiche. Lo ripetiamo da mesi, c’è l’esigenza di modificare l’attuale equilibrio politico, riportando Corigliano al centro della politica cittadina. Per cui si deve trovare il modo di convincere la parte più viva e virtuosa della classe dirigente coriglianese che quest’idea è vincente e, contemporaneamente, che la ripartizione dei voti nel territorio dev’essere più equilibrata, nel senso che seppur ci sia una Rossano fortissima elettoralmente bisogna impegnarsi per dimostrare che Corigliano è tutt’altro che morta, intercettando il voto di chi seppur deluso dall’esperimento fusionista ora cerca di correre ai ripari e di difendersi dallo sfascio rossanese. Una strategia che per riuscire obbliga tanti coriglianesi di buona volontà a scendere o a tornare in campo, a presentarsi alle elezioni. Tutto il resto ormai viene dopo. Insomma, la strategia e i piani sono pronti, resta il punto interrogativo su come saranno attuati. E qui torniamo al problema di sempre: di fronte a una città ostaggio della pochezza di una classe politica incapace di essere all’altezza del suo ruolo, esiste qualcuno dotato di spina dorsale in grado di mostrare un segno di minima reazione di fronte all’auto-evidente suicidio di una città? La data del referendum su Corigliano-Rossano, probabilmente il 26 maggio, è l’occasione per mettere in campo una forma attiva e non demagogica di resistenza civile contro l’immobilismo della rassegnazione. In altre parole: il meglio della classe dirigente coriglianese avrà o no il coraggio di schierare le sue truppe contro i campioni della cialtroneria rossanese? Sarà difficile, ma almeno ci si può provare. Mobilitarsi, please.