Redazione

Certo che la qualità è un problema molto serio per i candidati a sindaco di cui finora abbiamo sentito parlare. Nessuno che sia all’altezza del momento. Nessuno che ci impressioni o che dica qualcosa d’importante, di serio, di concreto. Solo tiritere corrette, poiché tutti pensano in modo abborracciato cose banali. Sono anche molto noiosi, poco popolari, maneggioni, deboli per concetti, esperienza, immaginazione e stile e hanno prodotto pochissime idee veramente utili al governo di una città così importante. Alcuni sono addirittura sconosciuti al grande pubblico. D’altronde non poteva andare diversamente, visti i loro mentori, i loro curriculum, i loro collaboratori, le loro facce e il loro livello culturale e sociale, la loro storia personale. Per cui non c’è da meravigliarsi se ancora troviamo chi vorrebbe costruire la città unica partendo dal ritorno del tribunale o dalla lotta alla mafia sfruttando il sempre verde, vago e logoro patto per la legalità, ormai disgustoso (perché proposto e dimenticato centinaia di volte) anche per i palati più grossolani, chi vorrebbe l’altra colossale e generica puttanata della città dei bambini, delle donne e degli anziani oppure chi pensa in grande alla tutela dell’ambiente, a piani regolatori, infrastrutture, rete dei trasporti, limitando il tutto a qualche fumosa dichiarazione, buona per gli archivi o per i gonzi ma che poi, nel concreto, non porta a nulla. C’è, invece, da meravigliarsi se la città sottovalutasse le conseguenze politiche e sociali e mentali che comporterebbe l’affidarsi, col consenso, a quest’accozzaglia di gente inutile e incompetente. Direte: ma il fatto che la fase preliminare della campagna elettorale produca grotteschi incompetenti della politica non è una novità, qui in passato ci fu di peggio. Ne siamo convinti, solo che, in presenza di una città così grande e ambiziosa, la terza della Calabria, non possiamo più permettercelo. Qui, oggi, c’è bisogno di gente competente, preparata, esperta, seria, con forte personalità e curriculum professionali veri, benvoluta, con grande visibilità, che sappia parlare spiegare (magari in un italiano corretto) piccole e grandi verità, come, ad esempio, cos’è la criminalità e come la si combatte realmente, rischiando in prima persona e partendo proprio dal governo della città, che tanto può fare contro la sottocultura mafiosa imponendo a tutti i livelli il principio di legalità, che cosa diventa un piano regolatore se non è affiancato da un piano strategico dell’economia, come si trovano i soldi per finanziare ciò che si propone, come si fa ad avere una città ordinata e sensata, sopra tutto sensata, senza la collaborazione dei privati, come si può fare impresa senza dotare il territorio di capitale sociale e senza mettere in ordine il sistema fiscale locale, come si può costruire una città ambiziosa e attraente senza una macchina comunale moderna e efficiente. Ecco, sono solo dei piccoli esempi, ma utili a capire che se non si fa tutto questo vuol dire che in questi qua non c’è cultura, soprattutto politica, che non ci sono idee e capacità, che non c’è preparazione, che non c'è coraggio. E allora, se la “politica” avesse ancora un senso, se alle parole seguissero i fatti, se i “princìpi” a cui si ispirano i partiti e i movimenti politici fossero veri, se le idee come pure i programmi non fossero trattati alla stregua di carta igienica o, peggio, di merci di scambio, se tutto non fosse ridotto a una commedia, ebbene, questi candidati sarebbero spariti già da un pezzo dalla scena elettorale. Magari non si sarebbero mai proposti. La verità, invece, è che questi qua stanno mettendo in dubbio non la speranza, ma la parvenza, che in politica ci siano “regole”, non parlo di “ideali”, ma almeno un minimo, dico un minimo, di decenza e di coerenza tra teoria e prassi. Appunto, i candidati che dovrebbero cambiare il volto della grande città unica stanno in realtà cambiando “la politica”, o meglio la stanno sputtanando. La stanno riducendo a una specie di gioco che ha un unico obiettivo sicuramente non nuovo ma vecchio come il cucco: la gestione del potere, che poi è forse l’unica ragion d’essere di candidati che probabilmente, alla fine, saranno costretti solo ad accettare compromessi, a spartire, dividere, lottizzare. Non c’è altra spiegazione. Lo vedi tutti i giorni che questi qua non hanno idee né un progetto né il sogno di una città diversa da proporre al paese. E candidature del genere, fondate sul potere o addirittura sul nulla, che sarebbe peggio, diventano pericolose, poiché invece di scommettere sul futuro guardano al tornaconto, si tratti di consenso o di altro. Basta guardare al nostro passato, quando candidati del genere, una volta eletti, per mantenere il consenso dovevano accettare di tutto e fare politiche clientelari, che, in un periodo come questo, di vacche magre e di grandi speranze alimentate dalla fusione, diventeranno letali per la nuova città, poiché fiaccherebbero il morale dei suoi cittadini. E allora, considerando questo disastro, non sarebbe il caso di ricorrere a gente più esperta e preparata o addirittura al “papa straniero”? A voi l’ardua risposta.