Redazione

Brevi considerazioni un po’ stupide (capita) su questione di massima rilevanza che solo in pochi potrete capire e in molti deridere. Dunque. Lo scorso venerdì ho ricevuto, alle sette del mattino, incredibile a dirsi, questo sms: “Carissimo, leggo con passione il tuo ultimo prezioso approfondimento sulle prossime elezioni. E ti ringrazio come cittadino e spero vivamente che questa volta, a differenza di tutti i tuoi altri pezzi, susciti in almeno uno dei nostri concittadini una riflessione (pubblica o anche privata). Ovviamente. Tu conosci i limiti di questa nostra sfortunata Città, in cui vive gente d’ogni specie: dagli onesti lavoratori agli amici senza memoria e col culo al posto del cuore”. Proveniva da un mio carissimo amico, molto impegnato in politica, cui voglio un bene dell’anima. Quel messaggio, in fondo, me lo aspettavo e per questo non mi ha per niente sorpreso, se non per l’ora. Doveva per forza arrivare, conoscendo i politici, i quali scalpitavano per la voglia di cazziarmi per ciò che scrivo, per ciò che dico, per ciò che sono, non sapendo però che col cazziatone e il suo contenuto avrebbero confermato, inconsapevolmente e finalmente, quanto da me sostenuto, pochi giorni prima, nell’articolo “E se a fare il sindaco fosse un cretino?”, e cioè che in politica è finita la vecchia contrapposizione tra destra e sinistra, quella delle idee, delle intelligenze, dei valori e, perché no, delle contraddizioni, perché sostituita da quella forza necessaria e inarrestabile della storia, d'origine hegeliana, come l'ha definita qualcuno, che è la contrapposizione tra il bene e il male, tra l’amico e il nemico e così via. Concetti elementari, istintivi, primitivi, cui alcuni poveri dementi hanno ridotto il dibattito politico. Perciò, posso dire, che il mio amico, forse con l’intenzione di mortificarmi, forse perché si era grossolanamente riconosciuto in quell’articolo, è riuscito nell’intento di rimettere a nuovo, magari rendere chic come si direbbe oggi, la forza necessaria e inarrestabile del bene (come scrivevo qualche giorno fa), che, ovviamente, sta tutta in una sola frase, appunto: amici senza memoria e col culo al posto del cuore. Una frase che se uscisse dal privato di un sms e fosse utilizzata in pubblico, pur essendo fenomenale per il mio amico, che così correrebbe su tutte le bocche elettorali, dilagando nelle piazze, in cui si griderebbe all’amicizia consumata e tradita, sancirebbe la fine della politica. Mentre sarebbe tutt'altra cosa se il mio amico, rendendo pubblica questa faccenda che gli rode dentro, la trasformasse, come scrive nel messaggio, in quell’occasione di riflessione che non ho mai suscitato tra i miei pochi lettori. E potrebbe farlo, se ne avesse la voglia e le qualità, in un sol modo: mettendo da parte l’amicizia, che non è in discussione, poiché non c’entra un cazzo con la politica, e dicendo invece, pubblicamente, di detestare le mie idee, le mie posizioni politiche, i miei articoli, criticarli com’è giusto che sia in democrazia, di dimostrare di voler stare tra quei pochi che, in questa sfortunata città, ragionano, che la sanno non proprio lunga, ma la sanno, i pochi che hanno intelligenza e sono affidabili sul piano politico. Quei pochi che ce la fanno e brillano per la purezza del loro animo, per le idee e i concetti che esprimono e per la gioia di noi opachi che arranchiamo. Ecco, mi sarei aspettato tutto questo e non le contumelie, e non le ironie, e non lo slogan, tra l’altro tutto privato e confinato nel segreto di un misero messaggio, dell’efficace retorica dell’amicizia tradita e perduta, che qui è rinfacciata e fatta pesare come non mai, forse per stupide ragioni elettorali, da chi non capisce che uno ti può adorare come amico ma detestare come politico, soprattutto quando usi mezzucci e compromessi idioti. Ecco, questi concetti hanno in sé la naturalezza e la doverosità della politica democratica, perbacco, ma anche l’ipocrisia di un classismo mal digerito, che poi sarebbe il boccone incommestibile addirittura della società di massa. Infatti, si dice, che le elezioni bisogna vincerle, che la ggente va in qualche modo stimolata, pompata, magari dandogli in pasto un nemico, che la semplificazione deve arricchirsi di ogni aspetto della nostra vita, amicizia compresa. Giusto per carità. Però a tutto c’è un limite, rifletteteci. Nel nostro orizzonte morale o anche soltanto psicologico, se non vogliamo turlupinarci e dirci le bugie, cioè essere ipocriti, a un certo punto bisogna tirar fuori i coglioni e affrontare la realtà, guardare in faccia la gente, dirle la verità, costi quel che costi. Altrimenti si resta solo dei codardi e degli ipocriti. E questa città, siatene certi, di tutto ha bisogno tranne che di codardi e persone inadeguate, direi meno che modeste, che si potrebbero trovare a gestire cose serie troppo più grandi dei loro mezzi. E allora, caro amico incondizionato, se ci sei batti un colpo, pubblico, ovviamente.