Redazione

Caro direttore, questa mattina, attorno alle 7 e 30, passando per caso dalle parti di via Stevenson, allo Scalo di Corigliano, ho notato che decine e decine di persone affollavano la porta d’ingresso del distretto sanitario. Preoccupato mi sono fermato, pensando che potesse essere accaduto qualcosa di grave, magari lo scoppio di un’epidemia di morbillo dovuta ai no vax. Invece, niente di tutto questo, fortunatamente, poiché dopo essermi informato ho scoperto che non c’era nessuna epidemia e che quelle persone stavano lì semplicemente in attesa dell’apertura degli uffici, fissata per le 7 e 45, allo scopo di ritirare un numerino, o meglio un ticket, per accedere al servizio di “scelta e revoca del medico di famiglia”. Sono rimasto allibito e mi sono chiesto: ma che bisogno c’era di far aspettare tutte quelle persone per strada, quando dentro ci sono le sale d’aspetto. E poi: perché quelle lunghe code per avere un servizio che è sempre stato garantito velocemente. La risposta mi è arrivata da un dipendente dello stesso distretto, anche lui in attesa di entrare, il quale mi faceva notare che la porta d’ingresso, degli uffici, stranamente, non era completamente chiusa, poiché si apriva e si chiudeva a intervalli, in modo da consentire l’accesso ad alcuni dipendenti a scapito di altri, e tutto a discrezione della simpatica e pittoresca portinaia. Gli ho chiesto spiegazioni. Così ho scoperto che da qualche tempo, al distretto, possono entrare, sin dalle 7 del mattino, solo i veterinari, per via di una “deroga” sull’orario di lavoro, legata alla loro particolare utenza, che potrebbe avere necessità di accedere al servizio sin dall’alba, deroga che mi ha spinto a porre alla stessa persona altre domande: ma se l’accesso è negato a tutti sino alle 7 e 45, come farebbe questa ipotetica “utenza” notturno - mattutina a raggiungere gli uffici del servizio veterinario? E poi, l’ipotesi che siano i solerti medici a raggiungere i loro “pazienti” alle prime luci dell’alba non sarebbe forse fugata dai registri degli interventi sul territorio, i quali, fatta eccezione per l’area funzionale “A”, indicherebbero orari d’uscita del personale non antecedenti le ore 9 e 30? Infine, se si pensa che gli stessi servizi veterinari garantiscono la continuità assistenziale notturna, fino alle 8 del mattino, in regime di pronta disponibilità, le prestazioni in tal caso non sarebbero garantite due volte sullo stesso orario, sia dal reperibile che da colui che anticipa l’orario di lavoro ordinario, con evidente spreco di denaro pubblico? In risposta, ovviamente, ho avuto solo un sorriso, molto eloquente, che non mi ha impedito di notare che alle 7 e 45 puntualmente si sono aperte le porte del distretto, permettendo così ai cittadini di poter accedere alla distribuzione dei numeri per la scelta del medico curante, che, ahimè, terminava già alle 8 e 10. Venticinque minuti di distribuzione, pochi numeri assegnati, tanti lavoratori e tante mamme che hanno perso la giornata e sono rimasti fuori dall’ufficio a imprecare contro una sanità sempre più inefficiente e a protestare contro la direzione sanitaria, anche se, alla fine, non è successo nulla d'importante, se non il fatto che anche quei pochi che erano riusciti ad avere un numero sono dovuti tornare indietro a causa del servizio “sospeso” per mancanza, anzi, per assenza, di personale. Così, con l’amaro in bocca, sono andato via anche io, cercando di spiegare, a qualche signora super incazzata, che non essendoci personale forse non è il caso di arrabbiarsi, magari domani andrà meglio, chi lo sa. Ma la signora, che per poco non mi ha mandato a quel paese, mi ha detto di stare col pensiero agli anziani, ai lavoratori, alle donne con bambini piccoli, che domani saranno di nuovo lì, davanti alla porta di quel distretto, ad attendere l’apertura della porta, confidando poco in un’organizzazione del lavoro più intelligente da parte dei vertici dell’ASP, perché quando un servizio così delicato lo si mette nelle mani d’incapaci il risultato sarà sempre quello di dover combattere con le unghie e con i denti per accaparrarsi un numerino utile ad accedere a un sacrosanto diritto per tutti e non per soli venti, quando va bene, fortunati.

Con la solita stima, Ettore Mainieri