di Edilberto de Angelis

Un pezzo di questo vasto territorio che è la Sibaritide probabilmente meno minoritario rispetto a quello che si potrebbe credere da mesi si pone una domanda: ma quando nasce un nuovo contenitore politico necessario oggi più che mai per raccogliere i voti di tutti coloro che faticano a riconoscersi nei partiti, nei movimenti e nelle associazioni che si stanno proponendo, qua e là, alla guida dei comuni e delle città? E soprattutto, che idee dovrebbe avere il nuovo contenitore e chi dovrebbe guidarlo? Intanto, possiamo dire che le idee potrebbero esserci, nel senso che un contenitore politico desideroso di essere alternativo tanto ai partiti quanto ai movimenti e alle associazioni attuali non avrebbe altro da fare se non trasformare sul serio la lotta all’illegalità (e quindi alla criminalità) in un proprio punto di forza, se non trasformare l’uso del capitale umano e sociale nel proprio futuro, se non trasformare la sburocratizzazione (intesa soprattutto come efficienza e semplificazione delle macchine amministrative) in un suo mantra, se non trasformare fisco e piano strategico per l’economia in un suo obiettivo, se non trasformare la città condominiale, le infrastrutture e i beni culturali in un proprio cavallo di battaglia, se non trasformare il degrado (anche morale) e l’inciviltà in incubi per il futuro dei nostri figli. Il problema dunque non sono le idee (che ci sono e che ci potrebbero ancora essere) ma è una parola composta da tre lettere: chi? Di fronte a questa domanda a ciascuno di noi potrebbe venire in mente qualche nome con le caratteristiche giuste per essere considerato l’uomo giusto (o gli uomini giusti) su cui scommettere per far nascere un nuovo contenitore politico, ma una volta passati in rassegna un po’ di nomi verrà quasi naturale porsi un’altra domanda non meno importante della prima: chi potrebbe essere interessato oggi a mettere i suoi talenti al servizio della politica? La questione è delicata ed è difficile da affrontare ma è piuttosto evidente che l’ascesa della cultura anticasta ha avuto l’effetto di rendere il mestiere del politico qualcosa di particolarmente sconveniente e la censura sociale che si è andata a creare intorno a questa professione ha allontanato progressivamente dalla politica molte persone che in altri tempi avrebbero potuto portare il proprio prezioso contributo. Non si tratta di fare nomi ma si tratta di capire che se un politico diventa automaticamente parte della casta, diventa automaticamente un potenziale corrotto, che se un privilegio diventa automaticamente un peccato, che se i soldi in politica diventano automaticamente sterco del diavolo, che se i magistrati sostengono tra le risate dell’opinione pubblica che non esistono politici innocenti ma solo colpevoli non ancora corrotti, succede che la politica diventa inevitabilmente un mestiere dedicato quasi esclusivamente a gente mediocre (o incosciente) che non ha nulla o quasi da perdere. Non è sempre così, ovviamente ci sono molte eccezioni, ci sono molti casi particolari, ma è difficile negare che uno dei principali successi dei professionisti dell’anticasta sia stato quello di creare un contesto ideale per far maturare una classe dirigente politica incompetente, impreparata, incapace, pavida, che ha scelto di fare politica non per vocazione ma per vanità, disperazione, interessi personali e di gruppo oppure perché non ha nient’altro da fare o da pensare, consapevole cioè di come la politica sia diventata sempre di più il mestiere di chi non ha un altro mestiere o di chi pur avendolo non ne è soddisfatto. Una politica svuotata di competenze è una politica più controllabile, più manipolabile e più esposta alle scorribande di chiunque. Ma l’effetto deleterio delle politiche anticasta (portate avanti purtroppo per troppo tempo non solo dai partiti anticasta ma anche da una stolta classe dirigente antipolitica) ha prodotto un cortocircuito ulteriore che non è solo quello di aver fatto terra bruciata attorno ai possibili volti nuovi e preparati della politica ma è quello di aver avviato un progressivo e pericoloso logoramento della democrazia liberale. Il vuoto della politica, come tutti i vuoti, genera mostri, come potrebbe accadere dalle nostre parti. Non dimentichiamolo e soprattutto non rassegniamoci a una politica fatta solo da mediocri e incapaci. Forse per questa tornata elettorale sarà difficile scampare al destino cinico e baro cui sono destinati i nostri comuni e le nostre città, ma sarà importante prepararsi bene per il futuro. E chi vivrà vedrà.