Redazione

Poche altre volte il panorama politico locale è stato così preoccupante come oggi, e sanno tutti che gli elementi di questa gravità sono molti. Qui ne sottolineiamo solo un paio. Il primo è che la crisi economica si sente ed è ugualmente diffusa in tutti i settori della società. Non c’è, in pratica, settore che non ne sia colpito pesantemente. Ma la cosa peggiore è che questo territorio sembra davvero che abbia esaurito il suo spirito di sacrificio e le sue proverbiali riserve di saggezza, ottimismo e fiducia per fronteggiare le difficoltà e così ripartire. L’altro elemento scoraggiante è la confusione (per non dire altro) del mondo politico, che appare in uno stato di sconclusionata agitazione. Gli eventi degli ultimi tempi, a cominciare dalla città unica, lo hanno segnato in maniera indelebile finendo col guastare i già precari equilibri al suo interno, il cui unico risultato è stato quello di provocare scissioni, costituzioni di nuovi gruppi e gruppuscoli più o meno politici, rotture generazionali o di altra natura, rese dei conti, sintesi, affermazioni e negazioni continue di ciò che si dice o si fa. Il tutto mentre le questioni davvero importanti sono trascurate. Infatti, nessuno, dai protagonisti storici fino alle mezze figure, sa che pesci pigliare in questo importante 2019 per rilanciare il territorio e il suo tessuto socio-economico. Le alternative che si propongono non sono molte, e sono più scoraggianti di quel che è già stato sulla scena, poiché questa volta non abbiamo neanche la consolazione che in giro non vi siano persone talmente pericolose che possano fare peggio di quelli che li hanno finora preceduti. Per molti tutto ciò è già accaduto. Noi non lo crediamo, perché pensiamo che qui ci sia ancora una parte sana, di cui purtroppo, in questi periodi difficili, non si parla, anche se c’è e chi le sapesse parlare avrebbe ben più successo dei tromboni della politica. Anche la nostra struttura materiale e culturale è meno decaduta di quanto si dice, e, se non la si strozza con una politica dai toni esasperati e inconcludenti, fatta solo di annunci, litigi e cazzate varie, può certo riaversi in misura imprevedibilmente positiva. Ma da dove cominciare? Da dove partire per l’avvio di una forte ripresa politica e un rilancio dello spirito civile? Sono cose possibili, anche se la diffusione sociale dei problemi non designa a ciò nessuna parte del nostro tessuto sociale. Se proprio vi si riuscisse in misura e modi significativi per iniziativa e partecipazione, faremmo davvero una rivoluzione non basata su ubbie e fantasie o su idee astratte, n’è chiusa nelle solite richieste di aiuti, sussidi e assistenze. Chi dice che è del tutto un sogno? E, se anche lo fosse, non varrebbe la pena di farsene tentare? La politica che è soltanto sogno vale poco o niente, ma trasformare i sogni in realtà o inizi di realtà è proprio della politica più vera e più alta; e una politica che disprezza o trascura i sogni non va mai lontano. A ben vedere, per le nostre città e i nostri comuni, anche piccoli, è proprio questa l’ora di uno dei sogni più belli per essi possibili: far sì che a guidarli siano le donne, tante donne. E questo perché, volendo generalizzare (cosa assai grave per un libertario, che è costretto a farlo non per vocazione ma per disperazione), le donne hanno tanti vantaggi sui maschi. Intanto, per carattere, sanno parlare al cuore della gente, poi si mostrano più concrete, più pratiche, più sensibili, più determinate (ricordate le madri coraggio napoletane, schierate contro la droga), più coraggiose (non è stata una vedova siciliana la prima a ribellarsi alla mafia?), più oneste, meno violente, meno perditempo (quante donne passano le loro giornate nei bar a bere, a scommettere o a giocare a carte?), meno impulsive, più solidali e soprattutto più propense a dire la verità e più attente a far quadrare i conti, ovviamente con le dovute eccezioni, ci mancherebbe. E poi, le donne conservano pregi che i maschi di questi tempi hanno perduto, come ottimismo, fiducia e entusiasmo; qualità che forse gli derivano dall’essere mamme e mogli, e quindi dalla responsabilità della famiglia e dei figli, per i quali non possono che volere un domani migliore, e che potrebbero dare un grosso contributo per costruire una società più efficiente e meno criminale di quella attuale. E allora, care signore, cosa ne dite di costruire una società al femminile? Non ne sentite anche voi il bisogno? Perciò, dateci dentro.