di Anton Giulio Madeo

La parola giusta per inquadrare il vero tema che potrebbe accompagnare il percorso delle prossime elezioni comunali non ha a che fare con la irritante, inutile e pigra questione della noia che ormai circonda e accompagna ogni appuntamento elettorale, a cominciare dalla formazione delle liste, ma ha a che fare con un tema ben più profondo che riguarda il reale filo conduttore della stagione politica che verrà: il vuoto. Infatti, da un certo punto di vista, c’è il forte rischio che le prime elezioni della terza città della Calabria possano essere caratterizzate non da grandi e ambiziosi progetti, idee nuove, gioia, entusiasmo, ma da un forte senso di disinteresse, monotonia e vuoto che potrebbe essere scatenato dall’eventuale inadeguatezza dei candidati in gioco, dalla loro scarsa personalità e dalle loro vecchie e banali idee. Possono sembrare dettagli, ma c’è davvero il rischio che gli elettori di Corigliano e Rossano, per la prima volta nella loro storia, possano avere difficoltà a capire che questa volta sono chiamati a scegliere non un semplice sindaco, ma un leader che, con tutto il rispetto per i candidati in campo, non potrà essere considerato semplicemente un buon amministratore del condominio Corigliano-Rossano, ma il leader dell’area più ricca e importante della regione: la Sibaritide. E la ragione per cui gli elettori potrebbero essere poco interessati al ruolo che la loro città dovrebbe recitare in futuro nello scenario regionale (e non solo) ha a che fare col principale rischio che corre oggi la figura del prossimo sindaco: quella di essere un brav’uomo senza alcuna capacità di essere leader e soprattutto di leadership. Essere un brav’uomo senza alcuna leadership e capacità di essere leader significa essere un amministratore qualunque, un mediocre che non buca, che non emoziona, che non ha idee e personalità che entusiasmino e trascinino, che non ha la capacità di spiegare all’opinione pubblica la grandezza del progetto di città unica, che non riesce a mettere in campo un quid, che non suscita altro interesse se non quello dei numeri e magari dei paragoni con i sindaci del passato o di altre realtà oppure dei rimpianti per non aver scelto candidati di maggiore spessore, importanza e visibilità, anche internazionale (come poteva essere Pina Amarelli, se solo qualcuno ci avesse messo un po’ più d’impegno a convincerla ad accettare un compito così gravoso e delicato). Quindi, un sindaco, chiunque egli sia, che fa notizia più per quello che non è che per quello che è, sarebbe un mancato leader che correrebbe il serio rischio di non avere sufficiente forza per dare credibilità e visibilità a questo grande e ambizioso progetto della città unica, che così rischierebbe di fallire già in partenza. Ma paradossalmente se accadesse tutto questo lo si dovrebbe più che ai demeriti dei candidati a sindaco ai demeriti di chi poteva rappresentare meglio la città e purtroppo non lo ha fatto. E se dovesse accadere tutto ciò, sarà già un miracolo se il prossimo sindaco riuscirà a evitare che il vuoto della sua proposta politica, almeno di quella che hanno fin qui esposto i candidati conosciuti, possa sovrapporsi al vuoto che potrebbe riguardare la sua incapacità di far sognare e di essere un soggetto notiziabile solo per le piccole cose, magari di ordinaria amministrazione (che qui passano per grandi emergenze), che riuscirà a fare. Infatti, non dobbiamo dimenticare che l’idea della città unica, grande più del capoluogo di provincia, doveva essere una specie di grande calamita capace di attrarre altre realtà istituzionali e soprattutto soggetti privati con voglia di investire in questo territorio dalle grandi potenzialità. Ecco perché fino a quando non ci saranno uomini forti, idee e grandi progetti capaci di attrarre (attraverso il campo magnetico che sapranno generare) altri soggetti, è probabile che dovremo accontentarci del vuoto che produrranno questi qua, che continuando così riusciranno a essere solo ottimi politici della confusione e dello sfascio che già si prospettano all’orizzonte grazie al probabile dissesto finanziario e alla feroce inefficienza della burocrazia comunale. Perciò più che parlare dunque di quello che sarà il destino del tribunale, del porto o della 106; più che parlare della discontinuità con il passato (che al momento non si vede); più che parlare di regole e trasparenza (che sono solo slogan elettorali, poiché ogni amministratore dev’essere guidato da questi principi a prescindere da tutto); più che parlare di tutto questo, i candidati a sindaco dovrebbero occuparsi con urgenza del vuoto in cui potrebbero muoversi, tra qualche mese, il sindaco e la giunta più pericolosi mai avuti fino a oggi. E non riuscire a essere molto popolari significa essere parte del problema della città e non della soluzione. Buone elezioni a tutti voi, che credete ancora in questa merda che è la democrazia.