di Raffaele Corrado

Alcuni dicono che noi passiamo gran parte della nostra vita a mettere in dubbio la prima impressione che abbiamo di una persona, per poi tornare inevitabilmente al giudizio di partenza. È un comportamento che potrebbe tranquillamente essere applicato alla politica e in particolar modo a Gino Promenzio, l’unico candidato a sindaco della città che seguo con attenzione per via delle sue qualità e della solida amicizia che ci lega. Ricordo che quando lo conobbi, nella sede di un movimento civico, liberale e libertario, che avevo creato allo Scalo di Corigliano, aveva all'incirca vent'anni e la prima opinione che ebbi di lui, che cominciava a muovere i primi passi nella politica, non fu positiva. Pensavo, un po' per il suo carattere ambiguo e superficiale, un po' per la sua formazione politica comunista, di cui, fiero, si portava dietro tutti i difetti, si trattasse di una persona poco adatta alla mia compagnia e soprattutto alla politica di quel gruppo. Poi, col passare degli anni, cominciai a frequentarlo, così capii che Gino non era poi così male e che l’impressione che avevo avuto all’inizio, soprattutto sul carattere, fosse sbagliata, arrivando a dire, alla fine, che non potevo immaginare amico migliore tanto era sincero e meticoloso, e pazienza se il suo pensiero era rimasto quello di prima, me ne sarei fatto una ragione. Tra di noi si creò così un rapporto idilliaco, solido, di stima e fiducia reciproca, celebrato oltre che su interessi e passioni comuni, come la politica, che continuava però a dividerci sulle idee (soprattutto dopo il mio ingresso in Forza Italia), e le buone letture, dalla condivisione di molte cose della nostra vita quotidiana (non sempre piacevoli), da cui tiravamo forza e coraggio, reciproci, per andare avanti in momenti anche difficili, poiché eravamo felici di condividere gioie (l’unica cosa capace di testare sul serio l’amicizia) e dolori. Infatti, come poter dimenticare la felicità che provai quando ebbe l’incarico universitario, celebrato insieme fino a tarda notte facendo cose inenarrabili, oppure l’emozione che mi diede quando, nel dicembre 2004, lo vidi apparire, all’improvviso e dopo un lungo viaggio, dietro la porta del reparto di cardiochirurgia del San Matteo di Pavia dove mia madre lottava tra la vita e la morte per un delicato intervento al cuore o il coraggio che riuscì a infondermi, un anno dopo, in un’altra terribile circostanza da cui difficilmente sarei uscito indenne senza il suo sostegno morale. E ancora: i convegni e i dibattiti organizzati insieme (famoso quello sulla ricerca di una nuova classe dirigente), nonostante militassimo in partiti molto diversi, o la presentazione del bel libro che scrisse sul carcere in Calabria, la cui lettura mi appassionò così tanto da farmi stare in piedi per un’intera notte (libro, tra l’altro, che non so se abbia inserito nel suo curriculum politico-culturale che è prestigioso quanto quello professionale). Insomma, la nostra storia andò avanti così per anni. E anche se i nostri incontri si diradarono, per via dei suoi tanti impegni professionali, che lo portavano in giro per l’Italia, il nostro rapporto restò solido. Poi, di recente, qualcosa è cambiato. La sua candidatura a sindaco ha di colpo rovinato il nostro rapporto, che si è inspiegabilmente inasprito, quando Gino, trasformatosi intanto in Mister Promenzio, ha giudicato come un affronto personale, un'offesa o addirittura uno sgarro alla nostra amicizia, le critiche (politiche) contenute in alcuni miei articoli (riferiti anche ad altri candidati), in cui ho spiegato che ciò che lui va facendo e proponendo, da candidato, più che un programma elettorale all'altezza della sua intelligenza sembra un festival di banalità, contraddizioni, oscenità e parole, magari scritte sull’acqua. Non mi convincevano neanche i metodi della sua campagna elettorale e le persone coinvolte nella sua avventura, a mio giudizio “incompatibili” con la sua storia personale, politica e perché no anche morale. E non c’è nulla di male che ciò accada in politica, in fondo fa parte del gioco democratico pensarla diversamente e magari scontrarsi, come già avvenuto in passato, serve a crescere e a far crescere chi ti circonda, sempre che non si voglia avere a che fare solo con stupidi yesman. Mai, però, avrei immaginato che una normale polemica politica, già sperimentata in passato, compromettesse la nostra amicizia, che così, almeno per lui (perché per me nulla è cambiato), si è dimostrata meno solida di quanto sembrasse. Infatti, alle mie osservazioni, non ha mai dato risposte politiche, preferendo trasferire la sua indignazione e i suoi malumori solo al piano personale, con la conseguenza di affogare le mie critiche in un mare di indifferenza, silenzi, omissioni, ipocrisie, freddezze, battute, anche ironiche e idiote, a volte allusive e cattive, magari inviatemi via sms alle sette del mattino, che mi hanno fatto molto male, con cui ha cercato di mettere in difficoltà la mia coscienza, che a quel punto avrebbe dovuto macerarsi nel rimorso, di fronte a contumelie e accuse, che con la politica non c’entrano niente ma con l'amicizia sì, come quelle di essere un amico senza memoria e col culo al posto del cuore oppure di aver scritto un bell’articolo di sottovuoto a commento di un mio scritto sulla noia e il vuoto che si avverte a contatto con la politica, per il quale, in altre epoche, avrebbe esultato. Il tutto, alla fine, con la conseguenza di riporre nel frigorifero oltre ai veri nodi della politica locale, che così facendo non saranno mai sciolti ma congelati, anche la nostra amicizia che, con mio grande rammarico e stupore, si è raffreddata incredibilmente e di certo non per colpa mia, colpevole solo di aver detto ciò che penso, con la mia solita schiettezza. Ecco perché, in questo brutto momento, mi è tornata alla mente la prima impressione che ebbi di lui, quella di un tipo ambiguo e inadatto alla politica, quella vera, che non può fare a meno di solidi principi morali e caratteriali. Perché qui se per un paio di banali articoli ha messo in discussione un'amicizia solida, vuol dire che quell'amicizia così solida non era e che lui, per tutti questi anni, ha saputo solo fingere un affetto fraterno che evidentemente non è cresciuto di pari passo con la sua smisurata ambizione, per la quale è disposto a tutto, forse perché il confronto politico e i buoni consigli degli amici, l'affetto sono meno importanti del raggiungimento del potere, costi quel che costi. E’ ovvio che pur con tutta la pazienza di questo mondo un simile comportamento a lungo più che stancare il più sagace e fidato degli amici, che resta tale nonostante tutto, possa sgonfiare l’entusiasmo di molti suoi sostenitori, che, se interpreta così la vita, e la politica, potrebbero essere scontenti per lo stato delle cose e abbandonarlo. Anche perché i problemi e le amicizie, seppure congelati, ci riportano a una realtà tragica: quella di una città che affonda, perché più che sotto l’aspetto economico e finanziario si impoverisce sotto quello morale. Di fatto, Mister Promenzio, è riuscito a congelare, ibernare, con la politica, anche la bella amicizia con Gino, speriamo in attesa che qualcuno trovi una cura alla stupidità.