Redazione

Si dice che il diavolo è nei dettagli, probabilmente è vero, soprattutto in politica e soprattutto se si pensa alle elezioni comunali di Vaccarizzo Albanese, piccolo comune dell’entroterra ionico, dove s'è corso il rischio, fino all'altroieri, che il prossimo 26 maggio fosse presente una sola lista, sul modello dei regimi autoritari, poiché nessuno voleva sfidare il sindaco uscente, il favoritissimo Antonio Pomillo. Un rischio che è stato scongiurato grazie a chi è riuscito a cogliere un paio di dettagli che in passato o non sono stati colti, o sono stati sottovalutati. Il primo riguarda il fermento che si avvertiva già da tempo in paese, soprattutto tra i giovani, trasformatosi lentamente in malumore, per il non entusiasmante andazzo dell’amministrazione uscente, di certo attiva nel gestire e conservare il consenso, in cui è stata eccellente, ma altrettanto brava nel mortificare quell’entusiasmo e quella fiducia dei singoli capaci di mobilitare e valorizzare le migliori energie locali che se stimolate potrebebro produrre chissà quali risultati. Un’insoddisfazione che, seppur strisciante, alla fine, come nella favola di Andersen, ha spinto qualcuno, in questo grande torpore della rassegnazione meridionale, che sfortunatamente non riguarda solo Vaccarizzo, a gridare il re è nudo, e cioè “lo spazio politico per costruire qualcosa di diverso c’è, eccome!”. Bisognava solo trovare chi, con un po’ di coraggio e determinazione, desse voce e fiducia a questo pezzo scalciante e insoddisfatto di società vaccarizziota, che poi sarebbe l’altro “dettaglio del diavolo”, che ha fatto materializzare, all’improvviso, la figura di Angelo Corrado, giovane professionista del luogo, pioniere delle start up innovative, che inaspettatamente ha annunciato la propria candidatura a sindaco, in rappresentanza di una lista che porta il suo nome: Angelo Corrado, il Comune amico. Un nome che alcuni si sono sforzati ad archiviare subito come un inciampo fisiologico, quasi un paravento per salvare la faccia a una democrazia che si stava trasformando in plebiscito, altri a dileggiare, perché slogan banale e consunto, ma in realtà un fenomeno col quale Angelo intende lanciare una pesantissima sfida oltre che a Vaccarizzo e al suo sindaco, anche a tanti mali della nostra società, lasciando così intravvedere una campagna elettorale molto interessante non solo per il piccolo borgo arbereshe ma per l’intero territorio. “Il nome del mio movimento civico – dice – non è da sottovalutare, poiché in esso non è racchiuso solo uno slogan, magari anche usurato, banale, utile a conquistare qualche consenso, come dicono i malpensanti, ma un metodo, nuovo, per sconfiggere il Comune nemico che sta uccidendo la parte migliore della società meridionale, che è poi quella mentalità, diffusa dalla politica, purtroppo anche qui da noi, che attraverso i favori, i lavoretti improduttivi e parassiti, le mancette, i sussidi, le elemosine di pochi euro elargiti dai poteri pubblici, ha reso gli individui, che poi sono i soli che contano, tutti pezzenti, schiavi di un potere assurdo e carnefice e soprattutto rassegnati a subire ogni forma di ricatto e malaffare, da qualunque parte esso provenga”. E qui, ovviamente, i due dettagli del diavolo vengono fuori in maniera prepotente, andando a cozzare direttamente sulla nostra società, “che pur apparendo statica – aggiunge Angelo – in realtà non lo è, poiché dietro quella che potremmo definire la monotonia e la mediocrità di una visione di facciata, superfiale, c’è qualcosa di nuovo e di insolito che si muove, che si sforza di emergere pur con tutti i suoi limiti, le sue contraddizioni, le sue difficoltà, le sue paure, per cui il lavoro di un sindaco o di un politico capace deve orientarsi proprio verso i cambiamenti che si avvertono nel campo sociale, stimolando le persone, valorizzandone le potenzialità e le intelligenze, dandole ascolto partendo dal profondo del loro animo, ponendo attenzione alle relazioni tra gli individui, gruppi e sistemi da cui spuntano modi di pensare, confrontarsi, organizzarsi decisamente nuovi e più liberali, che non fermandosi alle solite elemosine di stato, ai soliti aiutini pubblici, sono in grado di produrre risultati pratici ed efficaci di straordinaria portata soprattutto nel settore privato”. In altre parole, l’idea del Comune amico è che il modo in cui un sindaco presta attenzione alla realtà sociale che è intorno a lui, produca un’energia che favorisca un suo cambiamento concreto, a cominciare dall’economia che, se liberata da alcuni ostacoli, soprattutto di natura burocratica e fiscale, può produrre risultati straordinari grazie all'iniziativa dei singoli individui, “per cui – spiega Angelo – bisogna fare attenzione a quelle voci interiori di resistenza, che qualcuno chiama in modo decisamente evocativo mafie interne, e che, più semplicemente, ce lo impediscono, che sono l’ignoranza, l’odio e la paura su cui certi marpioni della politica fanno affidamento. Atteggiamenti particolarmente deleteri, che favoriscono una struttura sociale vecchia, arretrata, statalista, oppressiva, di separazione e di diffidenza che impedisce così di cogliere quel che c’è di nuovo e di stimolante e a minare la dignità e il senso di fiducia delle singole persone, che spesso, proprio per questo, sono rassegnate e quindi ricattabili”. Utopia? Non proprio, perché Angelo Corrado sa come realizzare tutto questo. Lo si comprende dal suo entusiasmo, dalle sue idee e dai primi vagiti che stanno emettendo la sua lista e soprattutto il suo originale e scoppiettante progetto politico che a conti fatti potrebbe rivelarsi una specie di manualetto di sopravvivenza liberale. Di certo, se queste sono le premesse, nei prossimi giorni quando tutto sarà svelato, ne vedremo delle belle. Si annuncia una campagna elettorale scoppiettante.