Redazione

Sono tutti i giorni sui social o sulle televisioni, i candidati a sindaco della città unica, a discutere per slogan banali come se fossero usciti dal Grande Fratello, e non rivolgono la benché minima attenzione alla questione del pronto soccorso dell’ospedale di Corigliano, che per mancanza di medici, come già avvenuto per il reparto di pediatria, rischia di chiudere nelle ore notturne. Sono tutti i giorni sui social o sulle televisioni e non rivolgono la benché minima attenzione a un episodio che, se qualcuno non lo avesse ancora capito, presuppone oltre alla chiusura definitiva del reparto anche la soppressione dello stesso Guido Compagna, ormai privo dei suoi reparti migliori. Sono tutti i giorni sui social o sulle televisioni e non pensano a un’azione di forza per costringere il direttore sanitario dell’ASP, ammesso che ce ne sia ancora uno, a spostare un paio di medici dal pronto soccorso dell’ospedale di Rossano a quello di Corigliano (che forniscono più o meno le stesse prestazioni), considerando che siamo ormai città unica e che al Giannettasio, in quel reparto, ci sono oggi ben 12 medici in servizio contro i soli 4 del Compagna, dove, proprio per questa cronica carenza, da qualche giorno si assiste a pazienti che passano qualche ora o addirittura qualche giorno in attesa di un ricovero. E’ ovvio che se i candidati non dicono e non fanno niente, vuol dire che la classe politica che dovrà guidare la nuova città è in uno stato avanzato di decomposizione civile oppure che non vuole toccare un argomento che potrebbe essere sgradito agli elettori rossanesi e a buona parte del personale del Giannettasio. Uno stato, tra l'altro, che confligge con i diritti umani e con quella Costituzione, molto citata in questa campagna elettorale, che ci ricorda che la salute è un diritto. Riconosciuto. Saldo. Anche quando i disservizi sono un fattore cronico. Anche quando si ha a che fare col pronto soccorso di Corigliano, dove il caos regna sovrano sotto l’occhio indifferente di chi potrebbe essere processato per omicidio colposo, se non preterintenzionale, perché trascurando intenzionalmente i problemi seri della sanità fa sì che la gente in ospedale, proprio per queste omissioni scellerate, rischi di morire o farsi male. Tutti indizi che rafforzano la sensazione che qui, negli ospedali, si respiri ormai un’aria pesante, quasi di smobilitazione, come se la sanità, in questo momento, suscitasse poco interesse. Forse in attesa di tempi migliori e dell’ospedale unico (che nei pensieri dei rossanesi già c'è ed è il Giannettasio), nel quale, però, se non cambia la musica, il personale sarà più o meno lo stesso di oggi, e soprattutto i metodi di gestione e lavoro saranno quelli di sempre: criminali. Nel frattempo i malati, stesi in barella, quando ci sono, lungo i corridoi, continuano ad aspettare. Da una parte una visita del medico o un ricovero, dall’altra l’indignazione della città che, purtroppo, tarda ad arrivare. Che popolo di merda!