di Edilberto de Angelis

Se oggi a queste elezioni per il sindaco e il consiglio comunale della città unica (e non solo, poiché mi giungono notizie inquietanti anche da altri comuni a noi vicini) l’elettore volesse votare per chi vuole, deve stare attento, molto attento, perché davanti ai seggi troverà, com’è buona abitudine di tutti i sistemi politico-elettori immaturi se non arretrati, i soliti avvoltoi delle elezioni, che, nonostante passino gli anni e l’elettore si emancipi, cercheranno di manipolarne la volontà, facendogli capire, anche con minacce, promesse e insulti verso gli avversari, che le preferenze non sono tutte eguali, per cui bisogna votare per le persone giuste, che poi sono quelle che i manipolatori indicheranno di volta in volta, a seconda delle convenienze, anche personali. Quindi, ove l’elettore non stia attento a questi signori della truffa, che, ricordiamolo, con questi atteggiamenti sono anche criminali, vedrà compromessa la propria libertà e la propria dignità. E’ questa la ragione per la quale quando, nell’urna, esprimerà la propria preferenza, per questo o quel candidato a sindaco, per questo o quel candidato al consiglio comunale lo vedremo all’atto pratico, lo farà sempre dopo ampia e matura riflessione e sempre avendo fiducia nella politica e nelle istituzioni, che non può essere compromessa o messa in discussione dall’azione fraudolenta e criminale di quattro mascalzoni. A noi, fin da piccoli ci era stato spiegato, nelle sezioni di partito o dai libri di anziani costituzionalisti che il voto è libero e segreto. Libero vuol dire libero, per il segreto ci perderanno o ci hanno già perso i selfie. Ma è libero un voto che ti venga eventualmente estorto, magari davanti a una sezione elettorale, sulla base di una promessa o di una minaccia? Evidentemente no. E’ un poco come la raccolta differenziata, e noi siamo contrari alla raccolta differenziata, anche se ci sottomettiamo entro certi limiti per rispetto delle convenzioni. Sottometterci nel caso del voto “estorto”, concetto che è in netto contrasto col nostro diritto a scegliere in libertà i nostri rappresentanti, è più penoso, è umiliante. Ci irrita che qualcuno possa entrare nella nostra coscienza e decida che non abbiamo fatto abbastanza la differenziata alle elezioni, cancellando la nostra libera scelta alla persona che magari volevamo votare. Noi crediamo di sapere quanto di capacità e esperienza, di cuore e anima, di sincerità e ipocrisia, può esserci in un candidato, o presumiamo di saperlo, non abbiamo bisogno di pressioni o ricatti. Anche se ci sono decisive sfumature sociali e culturali di cui tener conto, lo sappiamo tutti, in un mondo in cui i diritti, a cominciare dal diritto alla salute, sono fatti passare per favori e non solo dai politici. La preferenza imposta, condizionata, magari dal bisogno o dalle necessità quotidiane delle persone, come possono essere una malattia o la povertà, contrasta con l’estro individuale, le abitudini, le cognizioni psico-storiche e la libera volontà dell’elettore e quindi di una liberal-democrazia compiuta e matura. Qualcuno direbbe che qui nel profondo Sud così va il mondo, d’accordo, ma è arrivato il momento di cambiare sul serio, di emanciparci, mettendo finalmente da parte l’aspetto intrusivo, pacchiano, primitivo e criminale delle elezioni. Dunque: una preferenza libera, incondizionabile e secondo la coscienza, le convinzioni e il gusto personale di ognuno di noi. Ne va della nostra libertà di uomini e di elettori. Ne va del nostro futuro. E poi è il miglior metodo per mettere alla prova la sincerità di candidati che dicono di essere per la trasparenza e la legalità. Se non ora quando?