di Anton Giulio Madeo

Breve riassunto di come è andata domenica 26 maggio. Alle prime elezioni per il sindaco della città unica, per molti osservatori politici, si sono perse le certezze degli ultimi mesi, caratterizzate dall’invincibile armata del Generale e dall’agguerrito gruppo di Gino Promenzio, per acquisirne un’altra: la forza di Flavio Stasi, che, come noto, ha fatto il botto, ottenendo al primo turno quasi il 41 per cento dei voti, dieci punti in più di Graziano, appunto, e tredici in più di Promenzio, escluso dal ballottaggio. Ma chi pensa che quello di Stasi sia stato un successo straordinario e inaspettato, quasi un fulmine a ciel sereno, sbaglia, poiché non ha fatto i conti col passato del giovane ingegnere rossanese, il quale, pur non essendo mai stato considerato favoritissimo (infatti, si diceva che al massimo si sarebbe giocato il secondo posto con Promenzio), ha costruito la propria affermazione crescendo, passo dopo passo, nel tempo, grazie alle sue battaglie contro la vecchia politica, per l’ambiente, la legalità e i diritti civili, nei consensi di un elettorato che l’aveva ormai individuato come unico baluardo dell’antipolitica, tant’è che questo stesso elettorato alle europee confermerà il Movimento 5 stelle come primo partito cittadino, e quindi come unico candidato a sindaco capace, nonostante fosse appoggiato da una parte della CGIL e del PD, di contrastare e magari sconfiggere le grandi, strane e inquietanti ammucchiate elettorali d'ispirazione partitica organizzate dai suoi avversari Graziano e Promenzio. I quali, forti delle ventidue liste messe in piedi anche grazie all’appoggio dei partiti tradizionali o di loro spezzoni incontrollati, avevano sottovalutato un elettorato anti-sistema e super incazzato coi vecchi partiti e pensato di fare un sol boccone di un giovanotto di belle speranze, che seppur da anni impegnato sul fronte politico e ambientalista avrebbe fatto ben poca strada, anche per via dell’inesperienza e delle sole cinque liste che lo sostenevano (che, infatti, hanno totalizzato seimila voti in meno del candidato a sindaco). Ora, per essere chiari, questa previsione, che, alla luce dei fatti, si è dimostrata del tutto sballata, ha già prodotto un risultato: l’aver dato prova che Graziano e Promenzio più che per le idee, le liste e i programmi, che avranno pure influito sulla sconfitta, ne siamo certi, sono stati puniti perché vuoi o non vuoi sono stati identificati con la vecchia politica e i partiti di una volta con tutti i loro vizi e difetti, anche se ciò non vuol dire che Stasi abbia già vinto. Perché la politica e i partiti tradizionali, seppur tramortiti dalla batosta del 26 maggio, non vanno sottovalutati, sono ancora vivi e vegeti in vista del ballottaggio del 9 giugno. Infatti, la vecchia politica, quando è in difficoltà nei consensi, è capace di tutto, anche a mettere in campo tutto il suo armamentario per colpire gli avversari o i possibili competitor. Un vecchio vizio, soprattutto di certa sinistra, ma anche un rischio enorme in una città che, come abbiamo visto, ha un elettorato scontento e volubile, oserei dire anti-sistema, una specie di popolo del "vaffa ... ", quasi d’ispirazione grillina, visti i risultati delle elezioni europee e del primo turno delle comunali, in cui la grande sbornia dovuta alla vittoria dell’antipolitica del 26 maggio, perché, per ora, di questo si tratta, sta facendo dimenticare la sostanza delle cose: cioè che Promenzio e Graziano, i loro mentori e i loro pittoreschi gruppi, in vista del ballottaggio del 9 giugno, possano trovare un accordo per far sì che la strada per un cambio del quadro politico cittadino sia sicuramente più complicata di quel che si pensa, nonostante quel 41 per cento di elettori che al primo turno ha scelto Stasi. Insomma, siamo di fronte a una contraddizione palese. Qualcuno direbbe “è la politica bellezza mia”, che anche davanti a questo scenario un po’ sconfortante si conferma più che l’arte del possibile, l’arte del compromesso, che poi vuol dire l’ennesimo scontro tra politica e antipolitica. Chissà chi la spunterà.