di Anton Giulio Madeo

Qualche giorno fa, mentre andava in scena, a Schiavonea, un comizio di Flavio Stasi, ai poveretti che mi chiedevano lumi per capire come andrà a finire il ballottaggio per l’elezione del sindaco della città unica, ho dovuto dare una risposta a prima vista poco politica, ma molto antropologica, visto che per spiegare certe scelte spesso si ricorre alla sfera politico-sentimentale: “Volete sapere chi vincerà? Guardate la piazza: in questo momento ha occhi e cuore solo per Stasi”. Eh già. A volte, per spiegare decisioni che per alcuni rasentano l’inspiegabile, alle categorie della politica bisogna affiancare la psicologia. E non sono il solo a pensarla così. Anche altri osservatori fanno questa particolare analisi per spiegare il successo, inarrestabile, del giovane ingegnere rossanese. “Se domenica, Flavio, sarà accompagnato da questo entusiasmo e da questa passione, nelle urne non ci sarà storia”. E’ ovvio che siamo davvero all’attrazione fatale con la gente. Perché, in politica, si sa, contano i rapporti privilegiati, la fiducia personale, il feeling, l’empatia. Anzi, sono elementi che a volte pesano più delle congetture e delle riflessioni più acute, della ragione, specie per i politici dell’ultima generazione, che si affidano spesso all’intuizione, all’umore, e che danno una particolare importanza alle strette di mano, alla parola data, alle relazioni personali, a marcare la distanza e la differenza con un passato di cui, dicono, vergognarsi: ecco perché per Stasi gli attacchi che ha subito Graziano nella sua carriera politica, anche recente, sono stati una vera e propria manna dal cielo, che ha creato questa attrazione per gli elettori. Infatti, come può l’opinione pubblica dimenticare che da quando il Generale si è imposto come il candidato naturale a ricoprire la carica di sindaco, perché la fusione è stata una sua creatura, ha subito attacchi feroci, del tipo: è uno spregiudicato, un incapace, uno della vecchia politica, uno che ha con sé i poteri forti, uno che presto finirà in galera, uno che è sostenuto dalla massoneria e così via. Insomma, il carosello perfetto della macchina del fango, che piano piano ha contribuito a infliggere profonde ferite nel corpo politico di Graziano e a scavare così un solco tra lui e la gente, cui si è dimenticato di ricordare che l’uomo ha un curriculum professionale e culturale coi fiocchi, che altri candidati non hanno e forse mai avranno. Eh sì, perché questo particolare approccio alla politica, quello per cui se sei stato un grand commis dello stato e hai fatto parte della cosiddetta prima repubblica sei un malfattore a prescindere, segue i sentieri del pettegolezzo, dei ragionamenti a pelle, primitivi, istintivi, che non si affidano alla verità, alla riflessione, al buon senso e al senso dello stato, perché spesso sono condizionati oltre che dai pregiudizi anche dal dato generazionale, che non ha memoria e equilibrio. “Quando vedo le foto dei candidati a sindaco mi rendo conto di quanto Graziano sia vecchio – dice un giovane sostenitore di Stasi – perché ricordo le foto di qualche anno fa, quando il Generale si faceva ritrarre con i fratelli Gentile e Angelino Alfano, dinosauri della politica”. E’ un’affermazione importante, utile a chi per imporsi punta molto su una comunicazione superficiale, immediata e spesso emozionale. Ed è uno stato d’animo che avvertono un po’ tutti, perché dai giovani si è spostato anche alle generazioni più mature. “Il problema - mi ha confidato giorni fa un vecchio politico coriglianese - è che i giovani soffrono la vecchia politica, perché sanno di non poterne reggere il confronto, non avendo memoria storica e preparazione culturale, mentre i più anziani gridano al ladro, al ladro per dire che loro non c'entrano con un passato che il moralista collettivo ha dichiarato criminale e impresentabile. Come accadde nel 1943, quando dalla mattina alla sera non si trovava più un fascista”. In fondo è una questione di carattere (nazionale?), di stati d'animo, che poi inevitabilmente determina delle conseguenze anche nell’azione politica. Per fare un esempio: è facile per qualche giovinastro impegnato in politica, che sa poco o nulla su come funziona l’apparato di un comune, fare la voce grossa con i dipendenti comunali e minacciare sfracelli, mentre per un politico d’esperienza, che conosce la pubblica amministrazione, la cautela sarà d'obbligo, per cui tenterà d’interloquire e confrontarsi con una realtà e un problema molto più complessi di quel che sembrano. In più, nella propensione della gente verso Stasi pesa anche l’attrazione verso il nuovo e la curiosità verso chi ti appare diverso sul piano culturale, o, chessò, su quello dei valori. Poi fa niente se i guai comunali dovessero essere talmente tanti che, per affrontarli, sarà necessario ricorrere ai metodi e alle alleanze della vecchia e vituperata politica. È quello che sperano in tanti. Perché la speranza è sempre l’ultima a morire. Vecchio adagio, appunto.