di Anton Giulio Madeo

Il duplice omicidio di ndrangheta avvenuto due giorni fa dalle parti di Apollinara, ci dice, se ancora ce ne fosse bisogno, che più il tempo passa più è chiaro che il nostro deficit più grave e più incombente e, perciò, più urgente, oltre a quello politico, è la sciocca indifferenza che tutti più o meno mostriamo verso la criminalità organizzata, cui spesso guardiamo come se fosse elemento naturale del paesaggio o dell'arredo urbano. Lo scriviamo da anni, per cui, per noi, è increscioso tornare e ritornare su questi argomenti, specie quando ci scappano i soliti omicidi, che, ci spiace dirlo, generano ormai, più che la solita noia di tutte le ripetizioni, una vera e propria insensibilità al significato profondo di ciò che accade. E' ciò è dovuto al fatto che noi questi gravi episodi di violenza mafiosa, da anni, li abbiamo impacchettati in dosi minime e innocue di merda, che ogni giorno ingurgitiamo un pochino di più, sicché la quotidiana somministrazione della merda, sedimentandosi nel nostro organismo, ci ha immunizzato, per così dire, contro ogni porcheria che vediamo o sentiamo sulla criminalità. E’ una specie di lenta assuefazione e immunizzazione, appunto, rispetto a qualsiasi danno provochi la “mafia” nella vita individuale o collettiva. Da qui il termine “mitridatizzare” per ricordate Mitridate re del Ponto. Il quale temendo di essere avvelenato se ne premunì assuefacendosi al veleno, che prendeva in dosi minime ogni giorno. Rispetto al nostro territorio la mitridatizzazione è, invero, completa, o quasi, e non da oggi, e lo si evince stando a contatto con l’opinione pubblica locale (soprattutto con la classe dirigente), che ormai vive con sconcertante superficialità anche la criminalità più spietata e aggressiva, che sopporta come se niente fosse, al punto che ormai ne parla sotto forma di pettegolezzo, magari via social e solo per scoprire che facce hanno le vittime. E qui sta il motivo dei nostri ritardi e dei nostri guai, perché è evidente che oggi, a differenza del passato, a causa di questa assuefazione, non viene neanche più agitato e riproposto lo sdegno che si provava una volta davanti a simili episodi, che almeno spronava molte persone a riscoprire ancora più spesso, in maniera a volte sorprendente, le proposte vecchie o vecchissime di intervento contro la criminalità oppure le solite mobilitazioni dei professionisti dell’antimafia. Direte: ma erano pugnette? Forse, ma sempre meglio del nulla di oggi, in cui va inserito anche l'atteggiamento di quelli che manifestano indifferenza (se non altro) nei confronti di chi parla di un nuovo meridionalismo che si faccia carico di questi problemi, che parta da questi problemi. Perché, naturalmente, il meridionalismo non può essere ancora accattone, se non peggio, come quello che abbiamo finora conosciuto, concentrato solo sui finanziamenti da inviare al Sud per alimentare chissà cosa, ma dev’essere coraggioso e determinato nel manifestare insofferenza e odio verso la criminalità, che va isolata perché è il principale ostacolo a ogni ipotesi di sviluppo del territorio (e non solo). Ecco perché la risposta della società civile, a cominciare dalla classe dirigente, dev’essere una risposta a dir poco rivoluzionaria, perché si tratta di rifiuto totale d’ogni forma di criminalità e d'illegalità, costi quel che costi. Sarebbe un prestigio forte della nostra società. Sarebbe una sua indicazione di grandi indirizzi non solo per il territorio ma per l’intero Sud. Sarebbe quel che tutti, in realtà, sanno, ma che una lunga mitridatizzazione aiuta a nascondere e a camuffare sotto altre spoglie, per viltà se non per interessi personali e di gruppo, il cui rapporto con gli interessi generali del territorio è così esile da riuscire invisibile.