di Anton Giulio Madeo

Mentre la nostra classe dirigente si occupa di notizie irreali o stupide, come quelle di un centro d’accoglienza per immigrati nella Taverna di Schiavonea (edificio cui fortunatamente Flavio Stasi ha dato ben altra destinazione) o del terzo megalotto della statale 106 (la cui mancata costruzione sarebbe, per molti idioti, il vero ostacolo allo sviluppo del territorio), la sparatoria avvenuta qualche giorno fa ad Apollinara, di cui sono state vittime tali Greco e Romano, ci riporta alla realtà, la quale ci dice che la criminalità organizzata è tornata a farsi sentire in maniera pesante. E ancora una volta nell’indifferenza generale, poiché la mafia che uccide fa cagare sotto mezzo mondo e per questo nessuno ne vuole parlare seriamente. E se ne volete una prova basta che ascoltiate o osserviate i dementi della nostra classe dirigente, i quali sull’argomento tacciono o raccontano frottole (per paura o viltà), dicono fregnacce (per ignoranza) oppure, il che è peggio, pensano che fin quando i criminali s’ammazzano tra di loro possiamo ignorarli e far finta di niente. Ma, chi fa finta di niente forse non sa che se episodi come quello avvenuto nelle nostre campagne capitano così spesso e così facilmente (non dimentichiamo che ce ne sono stati altri solo pochi mesi fa), vuol dire che il nostro territorio, essendo ormai fuori controllo, si è molto imbarbarito e sappiamo che lì dove regnano la barbarie, l’inciviltà, l’insicurezza, l’illegalità e la violenza gli investimenti e gli uomini di valore scappano o addirittura non mettono piede. Infatti, il territorio, non essendo presidiato da una società civile coraggiosa e reattiva e da uno stato forte e credibile, è caduto in mano a gente capace di tutto, perché barbara, spietata e senza scrupoli, che volendo riaffermare l’idea di essere ormai padrona del campo, grazie anche all’impunità di cui gode, perché pensa di non avere avversari, continuerà a fare di questo territorio scempio e teatro di sanguinose battaglie. E qui non avere avversari significa avere dalla propria parte un tessuto sociale, e la sua classe dirigente, connivente e impaurito, che risponde a questi episodi di inaudita violenza con indifferenza e rassegnazione se non con compiacenza, perché pensa che spesso sia più conveniente avere a che fare con la mafia, considerata meno pericolosa e oppressiva di uno stato criminale e criminogeno. E lo fa come se queste storie brutali appartenessero alla quotidianità della vita. Anche se non dovrebbe essere così, essendoci di mezzo l’avvenire di un'intera popolazione. La quale non può più assistere, indifferente, a quello che è ormai un pericoloso cambio generazionale e di mentalità anche a livello di mafia, che, così com’è avvenuto per la nostra classe dirigente, è stata protagonista di un declino morale, se così possiamo definirlo, inarrestabile e senza precedenti, che potrebbe costare caro. Un salto all’indietro che ha messo forse definitivamente da parte una certa idea di mafia, quella romantica, che ancora sentiva le radici, aveva un certo rispetto per la propria terra e la propria gente e un codice di valori forti. Ed è pericoloso non rendersi conto che il motivo di questo imbarbarimento è il brodo di cui si nutrono i nuovi mafiosi, i nuovi assassini, che è fatto della nostra indifferenza verso la legalità e la civiltà, sia a livello di cittadinanza che di istituzioni. Ecco perché, ora, è tempo di rimboccarsi le maniche e reagire, cercando di capire perché e come, di quali idee, di quali analisi storpiate, sia guidata la mano dei criminali. Per cui, che siano legalità, sicurezza e giustizia la risposta forte da dare ai criminali; siano legalità, scurezza e giustizia a stare in cima ai pensieri delle nostre classi dirigenti, in modo da creare un unico e autorevole sentire verso i problemi di un territorio che non cresce proprio per colpa della criminalità. Perché senza legalità e sicurezza non potrà mai esserci alcuno sviluppo delle nostre città. Lo diciamo da troppo tempo che lì dove si uccide con facilità nell'indifferenza generale, dove la vita vale meno di una pallottola, lì dove i mafiosi passano per eroi e fanno il bello e il cattivo tempo, non ci sono né potranno mai esserci libertà, ricchezza e civiltà. Sarebbe un bene ricordarlo, magari col pensiero rivolto a uno stato che se vuole per davvero battere la mafia deve avere il sostegno e il consenso dei cittadini, i quali potranno darglielo solo qualora diventasse credibile in tutte le sue articolazioni, cosa che oggi non è. E’ l’unico modo per far mancare alla mafia quel tessuto sociale favorevole, fatto di connivenze, omissioni, omertà e compiacenze, su cui può contare per operare in tutta tranquillità. Perché solo uno stato forte, credibile, giusto, efficiente, potrà essere difeso e protetto dai propri cittadini. Carlo Alberto Dalla Chiesa per marcare il suo senso di appartenenza all'Arma dei carabinieri diceva di avere gli alamari tatutai sul petto. Ecco, i meridionali per marcare la propria appartenenza a uno stato finalmente forte, dovrebbero dire di avere il tricolore tatuato sul petto. Che salto di qualità sarebbe!