di Anton Giulio Madeo

E se questi qua riescono ad abbassare le tasse e a far marciare più speditamente la macchina comunale, con quei ragionamenti di Stasi durante la campagna elettorale? Io da sempre favorevole, dico “sì”. E se migliorano la sicurezza e garantiscono la legalità, alle quali sono da sempre incline? Sì. E se riescono a rigenerare intere zone della città per garantire una migliore qualità della vita? Sì. E se dopo tante chiacchiere gestiscono bene i servizi pubblici? Sì. E se rimetteranno in sesto le finanze comunali, magari stipulando un nuovo patto coi contribuenti? Sì. E se usano un linguaggio non compunto, non mollaccione, scorretto, su questioni serie, evitando le trappole del politicamente corretto? Sì. E se fanno del turismo e della cultura un vero veicolo di sviluppo economico? Sì, può darsi che lo facciano. Può darsi che facciano tutto questo, per cui l’idea di certe opposizioni, che, non avendo ancora smaltito la batosta del 9 giugno, sostengono che a un governo cittadino, appena eletto e primo della nuova città, ci si oppone subito, quindi per quello che è, senza dargli tempo e indipendentemente da quel che fa o da quel che potrebbe fare, è una cretinata ruffiana. Alla quale io, oggi, mi oppongo, dicendo sempre sì, indipendentemente da quel che fa o da quel che potrebbe fare questa giunta. E ciò perché voglio metterlo alla prova, il dottor Stasi, lasciargli del tempo, dargli fiducia. Dare alla giunta quel che è della giunta, dire sì per ora, poi si vedrà. Ecco perché non condivido questa banda di ruffiani che dice subito no a prescindere. Perché se in passato molti esponenti politici si fossero opposti ai sindaci delle due città oggi fuse per quel che facevano e non per quello che erano, stavano ancora sulla scena politica e non nel dimenticatoio della miserabile storia cittadina. Molti sindaci che hanno preceduto Stasi hanno danzato intorno al burrone del dissesto finanziario e della propria estenuazione, salvandosi dal precipizio e facendo cose buone e giuste, tra qualche grave errore e disattenzioni e una infinita guerra tra capi e capetti. E il popolo, in fin dei conti, ci ha guadagnato, altro che miseria e afflizione. E io, che non rendo pan per focaccia, sono a favore di questa giunta e di questo sindaco per quel che essi sono, per quel che rappresentano, per i loro curriculum, per la loro inesperienza e forse incompetenza, per la loro simpatia, e se devo distinguere, distinguo, per carità, ma oggi punto su di loro, sulle mattane e sulle ambizioni del sindaco, sul grottesco che a volte distingue il vice sindaco, sulla preparazione dell’assessore al bilancio, che sono convinto riuscirà a fermare la girandola dei conti comunali, per cui, anche nelle ipotesi più malevole, io sarò contro per quel che faranno, che sarà o niente o qualcosa di pessimo, solo quando lo faranno e non perché sono loro. Montaigne diceva, per spiegare la sua amicizia amorosa per La Boétie, che aveva una sola causa: Lo amo perché è lui, perché sono io. Ecco, rovesciamo il paradigma, distinzione per distinzione il centro di una qualunque alternativa è qui: questi li vogliamo tenere al potere perché sono loro, perché siamo noi. Poi, in futuro, si vedrà.