di Teodoro F. Klitsche de La Grange

Ma sì, facciamolo anche noi uno di quei giochini che tanto affascinano il pubblico dei guardoni, dei maldicenti e dei pervertiti e proviamo a immaginare, mettendoci però nei panni degli indagati di oggi, che cosa accadrebbe se, tra qualche tempo, i mostri di cui si sta straparlando sulla stampa e sui social per via della vicenda della fedifraga donna albanese che sarebbe stata violentata e costretta a prostituirsi per anni, prima dal suo amante e poi da un mucchio di altra gentefino a prova contraria ancora innocenti,venissero assolti o addirittura prosciolti da tutte le accuse, i vizi e i peccati che gli sono stati riversati addosso, in questo asfissiante agosto di scandali e perversioni sessualiVerosimilmente il verdetto di assoluzione o di proscioglimento, che sarà emesso dai giudici dopo settimane o mesi di dibattito e approfondimenti, di cui nessuno organo di stampa o di pettegolezzo si occuperà, non li lascerà indifferenti. Anzi, li farà incazzare come bestie, li spingerà a chiedere ricchi risarcimenti, che pagheranno i contribuenti, perché da qui a qualche tempo le luci dei giornali e dei social si saranno spente e di quei cinque o sei presunti violentatori, ricattatori e magnaccia non resterà che un ricordo, ossificato dal tempo e dai giochi balordi del circo mediatico-giudiziario. Che se ne faranno dell’assoluzione in carta bollata dopo che in una stagione selvaggia come l’estate, in cui la gente non ha un cazzo da fare e non sa come impiegare il tempo sotto gli ombrelloni, sono stati sputtanati, sfregiati e oltraggiati da tutte le nefandezze diffuse dai giornali e da uno strumento barbaro come i social, in cui migliaia di cretini, gente senza pudori, ficcanaso, checche e apostoli della libertà di stampa hanno passato le giornate a costruire forche e palchetti per la gogna? La pena massima che questi cinque o sei signori potevano ricevere, per le loro leggerezze di uomini o per le loro scempiaggini, l’hanno già subita e scontata. Hanno già pagato i loro errori a caro prezzo davanti al tribunale del popolo. E lo hanno fatto prima di avere la possibilità di difendersi e spiegare, a un giudice, terzo, se dietro quegli errori c’erano reati; oppure un semplice equivoco, magari una vendetta. Altro che giustizia sommaria. Lo sputtanamento ha toccato punte di esagerazione e di durezza mai viste e sconosciute a un paese civile: sono stati trascinati nel fango non solo la donna e la storia squallida di cui sarebbe stata protagonista, ma anche i nomi di chi l’avrebbe incontrata, magari occasionalmente, violentata e costretta a prostituirsi nei giorni feroci dei fatti. Ogni interlocutore della donna, anche il più distante, è stato trasformato in carnefice. Che se ne faranno, tra qualche tempo, di un’eventuale sentenza di assoluzione che spaccherà il capello in quattro, che separerà il grano dal loglio, che andrà a compensare le aggravanti con le attenuanti? E che se ne faranno poi di un eventuale appello o del sigillo finale della Cassazione? Niente. Tutto quello che avevano da perdere lo hanno già perso in questi giorni di sputtanamento. Tutta la giustizia che verrà sarà giustizia inutile. Perché la sola giustizia che conta oggi è quella amministrata dalla stampa e dai social, magari con il supporto delle procure, e basata sulle indagini e le accuse degli inquirenti che, ricordiamolo, non sono verità ma ipotesi di verità e per questo dovrebbero restare rigorosamente riservate, segrete. Provate a rileggere (magari turandovi il naso) gli articoli, i post e le altre corbellerie divulgate, in questi giorni, tramite quel raffinato strumento di persecuzione ad ampio raggio che è la rete: vi verrà il vomito, poiché vi troverete, descritti dettagliatamente, oltre alle presunte sevizie, che vanno dal sadomaso fino alle penetrazioni anali, che avrebbe subito la donna albanese, non solo dai suoi già noti aguzzini, precisi riferimenti a persone altolocate e insospettabili, che per ora non ci sono perché non sono né indagate né indiziate di reati, ma che conviene sempre e comunque tirar dentro queste storiacce di cronaca nera, nerissima, magari col pettegolezzo e le insinuazioni, per moltiplicare la massa dei presunti colpevoli, non ancora scoperti, e quindi la curiosità dei lettori. La cui prurigine, spesso, è sovrana e quindi motivo scatenante di quei PM che all’improvviso, per la notorietà che casi del genere fornisce, s’innamorano di una tesi, ipotizzano un’associazione a delinquere e, quando ritengono di avere chissà quali assi nelle maniche, firmano decine di ordini di cattura che spiegano e amplificano tramite la stampa amica. Certo, poi toccherà al gip convalidare o meno gli arresti. Ma il giudice per le indagini preliminari, al momento del suo intervento, si trova già di fronte a una montagna mediatica, a un circo equestre dell’informazione che già ha costruito opinioni e convinzioni e che quasi sempre non sarà facile smontare. Fin quando non si arriva davanti al tribunale della libertà o a processo, magari in appello o in Cassazione, dove per fortuna sarà tutta un’altra storia. Fortunatamente c'è sempre un giudice a Berlino.