di Anton Giulio Madeo

Le opposizioni consiliari, nei giorni scorsi, tornando a occuparsi di sviluppo del territorio, hanno chiesto al sindaco Stasi un maggiore impegno per l’istituzione della ZES nel porto di Corigliano, magari cominciando a informare e coordinare gli imprenditori, e prima che sia troppo tardi, sui vantaggi fiscali che la zona economica speciale prevede, con il suo credito d’imposta, per le imprese. Questa dichiarazione, per niente convincente, evidenzia, purtroppo, una certa inadeguatezza se non impreparazione, da parte della politica, nel trattare i temi economici di un’area, delicata e complessa come la nostra, in cui il numero degli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti e di quanti vogliono vivere di mercato può crescere solo se si compiono talune fondamentali e difficili scelte di fondo, che pensiamo abbiano poco a che fare con la ZES. Intanto, c’è da dire che le regioni meridionali pur avendo potenzialità enormi, a cominciare dal capitale umano, da decenni lasciano che queste potenzialità siano mortificate dalla criminalità organizzata oltre che da una diffusa cultura della illegalità, da una pessima classe dirigente, dalla mancanza di capitale sociale, da aiuti finanziari di tipo assistenziale, da una tassazione troppo alta, da una regolazione invasiva, da stipendi pubblici esageratamente attrattivi e da un costo del lavoro che i contratti nazionali fissano guardando al Centro – Nord. Ecco perché, in presenza di un tale disastro, è necessario, come avvenuto quando abbiamo criticato altre forme di incentivi, risultati poi inutili se non dannosi per il territorio (quali patti territoriali, legge 488 e altre stronzate simili), che si smetta di circoscrivere il dibattito sulla crescita economica di un’area problematica come la nostra all’istituzione della sola ZES, perché c’è bisogno di altro. Infatti, se a queste aree concediamo più libertà fiscale e burocratica senza prima aver pensato all’agibilità del mercato, mediante la bonifica del territorio dalle mafie, avremo fatto un grosso buco nell’acqua e un danno enorme agli imprenditori, i quali se da un lato andranno a risparmiare in tasse e burocrazia (e su questo abbiamo forti dubbi) dall’altro dovranno poi confrontarsi con i padroni assoluti del territorio: le cosche, con cui saranno costretti a scendere a patti e a pagare dazio, facendo così aumentare i costi delle loro aziende. Pertanto, quando gli oppositori di Stasi chiedono più impegno per l’istituzione di una ZES senz’altro aggiungere, dovrebbero essere consapevoli del fatto che stanno chiedendo non esattamente ciò che i cittadini si augurano e ciò di cui il territorio avrebbe realmente bisogno. Meglio sarebbe se pensassero in grande, chiedendo, con forza, un significativo pacchetto di riforme, con a capo quel federalismo concorrenziale, di cui ci siamo occupati in passato, capace di selezionare una classe dirigente che possa garantire un maggiore impegno contro la criminalità, un abbattimento generale della pressione fiscale (anche per le famiglie e i singoli individui), della burocrazia e degli stipendi pubblici (che, per il loro alto livello e per le garanzie di stabilità che disincentivano il lavoro privato), un migliore funzionamento dei servizi pubblici (perché lì dove i servizi pubblici funzionano meglio ci sarebbero più imprese insediate e più imprese che funzionerebbero meglio) e una liberalizzazione del mercato del lavoro, in cui si dovrebbe passare dalla contrattazione collettiva nazionale a quella aziendale se non individuale (e ciò per via del minore costo della vita e della minore produttività del Sud rispetto alle regioni del Centro - Nord). In conclusione, un’inadeguata conoscenza dell’economia, soprattutto locale, da parte di alcuni politici, rischia di far prendere al sindaco e alla giunta decisioni miopi. Come quella di insistere troppo sulla ZES, che potrebbe servire a poco senza altre misure utili allo sviluppo del territorio. La strategia di puntare solo sulla ZES, come grande progetto di politica economica, rischia di isolare la città di Corigliano - Rossano, proprio in una fase in cui, invece, sarebbe utile farsi sentire dall’intero territorio della Sibaritide, e non solo, attraverso un piano strategico dell’economia volto a finanziare nuovi investimenti, soprattutto nel campo della valorizzazione del capitale umano, prima e unica vera risorsa del territorio. Se l’obiettivo del nuovo sindaco e dei suoi collaboratori è far crescere la città, allora avviino un confronto serio con chi qualche idea su come rilanciare l’economia ce l’ha.