Redazione

Con la fine della stagione estiva comincia quella dei bilanci, che servirà, soprattutto agli operatori turistici e alla classe politica, per capire come siano andati i conti di uno dei settori considerati trainanti la nostra economia. E’ un appuntamento tra i più sgradevoli e noiosi dell’anno, poiché, comunque siano andate le cose, i benèfici saranno solo per i titolari di lidi, alberghi, pensioni, ristoranti e locali alla moda, che avranno di che vivere per il resto dell’anno, mentre i malèfici saranno tutti per i lavoratori e per noi poveri contribuenti tartassati. Ciò dipende dal fatto che il turismo, checché ne pensi la politica, non è un settore che può garantire il benessere, poiché le paghe sono basse, i lavori sono precari o in nero, gli orari non esistono, il riposo te lo prendi quando piove, le ferie sono i periodi di disoccupazione, la pensione te la sogni e alla fine gran parte di quelli che quest’estate hanno lavorato a Schiavonea e dintorni fra qualche settimana ce li ritroveremo a chiedere il reddito di cittadinanza o assunti (più o meno) nel settore agricolo (già in crisi da anni) per un periodo che non supererà i tre mesi, dopo il quale andranno in disoccupazione o in malattia e quindi a pesare, anche loro, sulle tasche dei contribuenti. Perciò dire che un territorio ha vocazione turistica è dire che quel territorio ha vocazione alla fame. E all’estinzione: se lavori in nero come fai a sposarti, a fare figli? Chi te lo regala il congedo di maternità? E al parassitismo: mentre l’industria si basa sull’uomo che produce, il turismo si basa sull’uomo che consuma, il quale consuma anche in autunno e in inverno, visto il proliferare, soprattutto allo Scalo, di tanti bar, pub e pizzerie che proveranno a vendere i loro prodotti ai parassiti dallo stato, vista la mancanza di gente che produce. L'industria, quella vera e non truffaldina, salvi la Sibaritide.