di Anton Giulio Madeo

Per cercare di risolvere almeno la delicata questione del pronto soccorso, arriva all’ospedale di Corigliano Saverio Cotticelli, che mi dicono sia il commissario nominato dall’ex ministro Giulia Grillo per risanare la sanità in Calabria, togliendola così ancora una volta dalle mani del “mostro” Oliverio. Cotticelli è un ex generale dei carabinieri, il quale dovrebbe rimettere a posto i conti delle nostre strutture sanitarie oltre, ovviamente, a portare a termine l’iter per la costruzione del nuovo ospedale. Ottimi propositi e ottima persona, non c’è che dire. Peccato, però, che i problemi che si annidano sotto quella vera e propria coltre di merda che è la sanità calabrese non siano solo quelli, più di natuta tecnica e finanziaria, elencati nel decreto di nomina di Cotticelli: ce ne sono altri, più grossi e meno visibili, di natura etica, politica, sociale e culturale, che essendosi sedimentati nel tempo non sono facilmente risolvibili o elencabili per decreto. Perché siamo in Calabria, e qui anche la nomina del miglior commissario sarà inutile se un ospedale, come quello di Corigliano, ormai metafora della sanità calabrese, è lasciato inspiegabilmente morire, da un potere politico-burocratico indifferente, ottuso e criminale, nonostante quell’ospedale copra un territorio vastissimo e abbia ottimi reparti guidati da ottimi medici (su tutti il reparto di medicina) che andrebbero potenziati e valorizzati. E ciò succede perché dicono non ci sia più un centesimo e quei pochi che ci sono devono andare altrove, dove ce n'è più bisogno, e non per un fatto di fottute clientele, nossignore, ma perché il potere politico-burocratico più "arguto" d’Italia pensa che ora, nella Sibaritide, sia inutile spendere anche un solo centesimo, visto che fra poco (parliamo di anni) arriverà quell’ospedale unico (su cui la politica sta concentrando i propri interessi e i propri appetiti) che spezzerà le reni a tutti e sul quale bisognerà investire tutto, puntare grosso, nonostante sappiamo che a gestirlo non saranno gli israeliani, ma i soliti mostri della politica regionale, e in generale della classe dirigente peggiore d’Europa, medici compresi, che, utilizzando i loro metodi clientelari e mafiosi e sfruttando quella banda di leccaculo, incapaci e cialtroni se non criminali che gli garantisce l'acquisizione e la conservazione del potere (e dei consensi, ovviamente) e che ha ridotto la sanità calabrese all’immondezzaio che conosciamo, terranno lontano, dalla nuova struttura, quegli investimenti e quelle professionalità di alto valore che, se sostenuti adeguatamente insieme con i migliori che già ci sono, potrebbero trasferirsi da queste parti per provare a vincere la sfida del rilancio della sgangherata sanità calabrese. E’ una questione di metodo, culturale, di mentalità, per cui, tra qualche anno, saremo punto e a capo, mentre oggi, a Corigliano (come a Rossano e in ogni altra parte della Sibaritide), siamo a un punto fermo, che vuol dire rassegnarsi a una sanità di merda, e tollerare il caos più totale, quindi pochi e cattivi investimenti, accettare che nella sanità ci sia disattenzione e scarso rispetto delle regole, anche della convivenza civile, per cui ognuno faccia quel che vuole e chissenefrega, che non si premino e si sostengano le attività e le capacità dei migliori medici e dei migliori reparti, che non esistano etica della responsabilità e del lavoro. E’ la deriva culturale di questa parte di mondo, bellezza mia, per cui il pronto soccorso di Corigliano diventa per forza di cose simbolo dello sfascio di tutta la sanità calabrese. In fondo quel reparto non muore solo per mancanza di personale, perché non gliene frega niente a nessuno e non si vogliono fare assunzioni (anche a tempo determinato, come avviene al Nord, dove hanno bandito concorsi per assunzioni a un anno) o perché nessun operatore sanitario si mette a disposizione, anche temporaneamente, per quel lavoro, ritenuto da molti (insieme con il 118) più duro di altri, ma muore perché inserito in un sistema sanitario regionale da schifo, inscalfibile, che non fa investimenti seri e utili, che poi non sono solo quelli finanziari, di cui ci siamo già occupati, ma quelli a costo zero, che mirano a dotare la sanità (e in generale il territorio) di più capitale sociale e a dare più valore al capitale umano e che nell’assenza di tutto questo continuerà a essere dominato da inefficienza cronica, sciatteria, incompetenza, caos, negligenza, superficialità, improvvisazione e dall’illegalità che questa sanità inevitabilmente genera. Capirete che è uno sfascio senza limiti e senza precedenti, contro il quale non serve neanche alzare la voce, magari per chiedere, per rispetto dei malati, una professionalità, una correttezza e un’efficienza che non ci sono, perché non succede niente e perché chi lo fa (qualche medico coraggioso, che magari prova solo a far rispettare le regole) è isolato sotto gli occhi inermi e indifferenti dei cittadini. I quali, di questo caos se ne fregano, se si pensa a ciò che sono capaci di combinare dalle parti dell’ospedale e della sanità, per i quali, in questo contesto sociale indegno, raramente si mobilitano. In fondo sono tutti corrotti dalla mafiosità del potere, tutti vivono nell’illegalità, per cui preferiscono aggirare i disservizi e le ingiustizie di cui sono vittime percorrendo la strada dell’amicizia, del sotterfugio, della raccomandazione o del favore, magari per scalare una lunga lista d’attesa o per pietire un ricovero (che tra l'altro sono loro diritti), e quando si ribellano è perché sono toccati direttamente (e pesantemente, se ci scappa il morto), altrimenti meglio farsi i cazzi propri, in nome di quel familismo amorale che condiziona ancora la nostra vita. E’ un andazzo imbarazzante, vergognoso, che, come capirete, non può che far male al nostro ospedale e a tutta la sanità locale, rendendoli inutili, indifendibili (infatti, tra la gente, spesso ricorre la brutta frase “lo chiudessero questo ospedale di merda”) e attraenti solo per gli operatori sanitari peggiori, nonostante l’ottimo lavoro di alcuni medici (con i loro staff) i cui reparti sono diventati fiori all’occhiello per l’intero territorio (e non solo). Ed è triste ammettere che alla classe dirigente, che dimostra sempre più di essere classe digerente, nel senso che continua a ingurgitare come se niente fosse il suo quotidiano cucchiaino di merda, fatto d’inciviltà e indifferenza, tanto chi è benestante usa la sanità di altre regioni per curarsi, poco importa d’intervenire e fare sua la battaglia per dotare questo territorio di una sanità decente e di quel famoso capitale sociale senza il quale non si progredisce. E in questo senso, poiché siamo in tema Cotticelli, un aiuto potrebbe venire dai militari, i quali se proprio vogliono smettere la divisa lo facciano pure, ma non per indossare l’abito blu e il colletto bianco, ma per infilarsi la mimetica di guerra, in modo da poter occupare e militarizzare un territorio, come quello meridionale, che a questo punto per crescere dev’essere rieducato col pugno di ferro, fatto di sospensione delle libertà, delle garanzie costituzionali e della democrazia. Per cui ben vengano i generali, ma a condizione che siano quelli veri, pronti a schierare i soldati per controllare un territorio allo sbando, magari partendo col mettere qualche blindato davanti agli ospedali o alle sedi delle ASP, vera vergogna di questa miserabile terra. In stile Pinochet tanto per capirci.