Redazione

Sapete qual è la misura della nostra maleducazione? Il decibel. Più è alto più la città diventa cafona. Infatti, qui, il rumore, forse più di ogni altra cosa, è la vera e propria dannazione di noi poveri cittadini, che dobbiamo difenderci quotidianamente da una massa informe di gente maleducata, che sta tutto il giorno a urlare (anche nei supermercati, negli uffici o negli ospedali), a smarmittare (poiché il popolo dei maleducati e composto in gran parte di automobilisti e soprattutto di motociclisti cretini), ad ascoltare musicaccia ad alto volume, a fare lavori a qualsiasi ora, a sparare fuochi d’artificio in piena notte, a suonare i clacson della auto alle due del mattino o del pomeriggio (magari per annunciare al mondo intero che qualche cretino si sposa, battezza il figlio oppure affoga la propria disperazione nell’alcol). Insomma, una tortura. Per cui penso sia arrivato il momento di proporre al nostro sindaco una bella campagna contro il rumore, utilizzando, per questa campagna, la polizia locale, che dovrà provare a educare o a punire i molestatori, perché chi urla o spara fuochi d’artificio può essere bloccato con una bella multa, e gli smarmittatori li si rende mansueti con il “rumorvelox”, che poi sarebbe, come di recente lo ha definito un noto giornalista televisivo, una specie di autovelox per misurare il rumore. Un aggeggio che costerà ai comuni qualche migliaio di euro (che però potranno recuperare coi proventi delle multe), e che noi spiriti libertari vediamo come fumo negli occhi (perché va a restringere ancor di più i nostri scarni spazi di libertà), ma uno strumento necessario per dire basta alla cafonaggine e all’imbecillità dilagante dello smarmittamento e dello sgassamento molesti. Ho purtroppo la sfortuna di vivere in un posto che, da questo punto di vista, è un vero e proprio inferno. Abito vicino a uno degli incroci più trafficati, pericolosi e quindi rumorosi della città (quello di via Provinciale), per cui attorno a casa mia, a tutte le ore del giorno e della notte, gli acuti delle moto e i decibel delle auto, della gente che urla e suona e dei fuochi d’artificio notturni raggiungono livelli pazzeschi. E sono tante le volte in cui, guardando la strada e aspettando che passi la botta rumorosa, mi chiedo se finalmente qualcuno, che passa ad alta velocità o che spari fuochi artificiali, non si sia per caso bruciato qualche mano o schiantato contro un muro. La velocità è un problema, certo, perché la velocità uccide, per cui ben vengano gli autovelox e i tutor che, lì dove sono utilizzati per la sicurezza stradale e non per rimpinguare le casse comunali, aiutano a far rispettare i limiti. Ma i limiti del rumore chi li fa rispettare? Anche il rumore, a suo modo, uccide; se non altro uccide la tranquillità, il diritto di ciascuno di riposare, la pace domestica. E poi, con le urla come la mettiamo? Semplice, con un po’ di buona educazione in più, magari diffondendo una bella e utile campagna, anche repressiva, per ripristinare quelle vecchie e buone maniere che sono state abolite, come se fossero passate di moda. Certo, la gente a certe cose non ci arriva da sola e continua a dar fastidio. Ecco perché bisogna affidarsi alla buona e saggia polizia locale e, per auto e moto, all’idea del “rumorvelox”. E anche se non sappiamo se esista sul serio un aggeggio del genere (ma in molti casi basterebbe solo controllare l’omologazione delle marmitte), sappiamo però che in questa città esiste, perché approvato alcuni anni fa dalla giunta Genova e dal consiglio comunale, un piano di zonizzazione acustica, che, come tutte le cose serie e buone, è rimasto seppellito in qualche cassetto del municipio, forse perché ogni nuovo amministratore non ha memoria storica, per cui ignora tutto ciò che i suoi predecessori hanno fatto ritenendolo il male assoluto. E allora, perché qualcuno, che si sente garante della legalità e che ha la possibilità di muoversi a proprio agio per le stanze del municipio, non prova a ritrovarlo e ad applicarlo quel regolamento? Se ce ne darà notizia gliene saremo grati.