di Anton Giulio Madeo

Va bene, c’è il problema che stiamo attraversando un periodo in cui non si sa mai che cosa scrivere, soprattutto di cose politiche: anche perché i politici hanno vaneggiato ancor meno del solito. Sta di fatto che stiamo per parlare del nulla dopo che non è successo nulla, con l’obbligo di riassumere il nulla che ha preceduto le polemiche sul nulla: noi ci proviamo. Dunque. In questi giorni, il signor Saverio Cotticelli, che è il generale dei carabinieri nominato commissario regionale alla sanità, è stato preso di mira per i reparti di ostetricia e pediatria dell’ospedale di Corigliano, i quali per via della mancanza di personale, soprattutto medico, rischiano di chiudere. L’accusa mossa al generale sarebbe quella di non aver mantenuto la promessa di inviare, non si sa bene come quando e perché, medici e paramedici al Guido Compagna. Una svista clamorosa, cui si sono attaccati un po’ tutti, compresa, ovviamente, la politica, che, pur avendo la coscienza sporca come una latrina, ha preteso l’immediata convocazione di un consiglio comunale monotematico sulla sanità, giusto per parlarsi addosso e dirne quattro agli sciacalli della regione e del ministero della salute che ci stanno svaligiando la dispensa, come se loro, verginelle immacolate, non c’entrassero niente. Poi vabbeh, sorvoliamo sul fatto che questi problemi sono vecchi come il cucco, che sono stati creati proprio dalla politica (che continua a essere non la soluzione dei problemi, ma il problema stesso) e che ancora una volta non ci sono stati commenti o interventi dei cittadini e della nostra sgangherata classe dirigente, che, come al solito su un argomento così delicato non hanno sentito l’insopprimibile desiderio di partecipare e di giudicare ciò che sta accadendo, dare soluzioni: osserviamo solo che l’omertà ancora una volta è stata un successo, forse utile a nascondere sempre più il criterio che se da queste parti hai raccomandazioni e soldi ti curi, se non li hai forse. La civiltà di una città si giudica anche da questo. Ovvio che alla regione, con questi chiari di luna, se ne fottono del nostro povero ospedale, che non riesce a mobilitare proprio nessuno. Dopodiché ci sarebbe il consiglio comunale dei giorni scorsi, che rappresenta la parte più divertente della vicenda, perché, considerando il clima della vigilia, ci si aspettava grande partecipazione e reazioni spropositate, accenni di mobilitazione e soprattutto proposte vere, forti, credibili perché incentrate non solo sull’emergenza da superare, che prima o poi si ripresenterà, ma su riforme strutturali aggressive e liberali del settore da parte della classe politica cittadina. Invece, niente, solo mediocrità, banalità, per cui al di là di qualche intervento interessante, tipo quello di chi pensa che sia intollerabile che i bravi medici non arrivino in Calabria per via della mafia, che spero sia soprattutto quella politico-burocratica, soprattutto quella regionale degli amici degli amici, per capirci, che gestisce la sanità con metodi mafiosi, appunto, demotivando e lasciando scappare i migliori, gli altri hanno solo sfiorato la soluzione del problema, forse perché studiano poco o sono molto distratti. Insomma, uno spettacolo inconcludente e noioso, il solito teatrino, in cui, alla fine, nel rispetto della tradizione politica nostrana, la confusione è stata massima. Infatti, sono uscite fuori molte cose generiche, zuccherose, inutili e qualche reazione pittoresca, tipo che bello sentirsi per davvero città unica, che belle l’armonia e la collaborazione tra maggioranza e opposizione per evitare che si ripeta ciò che accaduto col tribunale, facciamo autocritica, che bell’idea sarebbe imitare la Lombardia, senza aggiungere, però, che i lombardi, per diventare i migliori, hanno rivoluzionato la sanità dando spazio ai privati (e possibilità al cittadino di scegliere l’operatore cui rivolgersi) e perché hanno quel capitale sociale, che a noi manca totalmente, che sta alla base di società e servizi pubblici civili e efficienti. Non a caso, in Italia, la migliore sanità coincide con le regioni (e le città) più civili, quelle che hanno la migliore qualità della vita. Direte, ma il risultato del consiglio comunale che avrebbe dovuto spezzare le reni al buon Cotticelli? Pare abbia partorito il solito tavolo di trattativa, le solite vertenze da aprire con mezzo mondo, così cari ai sinistri, cui far partecipare maggioranza e opposizione, per chiedere, al commissario, al ministro e a chissà chi, di superare l’emergenza con più personale medico per gli ospedali della città unica, anche a costo di andare in deroga al blocco delle assunzioni e della spesa. Per il futuro, invece, niente di particolare, nessuna visione nuova della sanità, nessuna proposta di riforma aggressiva, solo rimandi all’ospedale unico della Sibaritide, in attesa del quale qualche morto in più cosa volete che sia, pinzillacchere direbbe Totò, che in questo caso, avendo a che fare con comici, anche se involontari, ci sta tutto. Magari in attesa delle menti lucide ed equilibrate di Peppino e la Malafemmina cui sarà affidato il compito di gestire il nuovo ospedale. E’ proprio il caso di dire che Dio ce la mandi buona.