di Anton Giulio Madeo

Qualche anno fa interrogato da un giornalista su dove si sarebbe collocato il partito liberale nel nuovo scenario del bipolarismo italiano post ‘92, Stefano De Luca, all’epoca segretario di quel partito, rispose: “Ha presente Di Pietro? Bene, noi ci collochiamo dalla parte opposta”. Un piccolo e utile aneddoto, per capire cosa dovrebbero fare i liberali-libertari-garantisti, le vittime del circo mediatico-giudiziario e quanti hanno sullo stomaco le ingerenze della magistratura nella vita politica e economica del Paese, che di solito non partecipano a questo rito tribale e merdoso che è la democrazia, in vista delle regionali del prossimo 26 gennaio. A loro basterà guardare ciò che fa o farà il procuratore-scrittore-conferenziere Gratteri (un genio, che in una giornata di 24 ore riesce a fare tutte queste cose insieme) e collocarsi non dalla parte opposta, perché Gratteri non è né può essere una parte politica, anche se a volte pretende di esserlo, ma dalla parte di chi Gratteri ha sempre osteggiato, anche politicamente, con la sua retorica un po’ enfatica (ricordate quando parlò del “fallimento della ricostruzione della Calabria, che continua a essere, purtroppo ahinoi, l’Africa del nord”?) e con le indagini un po' azzardate della sua procura, e cioè dalla parte dell’attuale governatore della Calabria Mario Oliverio, che tra l’altro non sappiamo neanche se riuscirà a ricandidarsi, visto che il suo partito, il PD, lo ha ignobilmente scaricato (per paura?) per il tonno Callipo. Il quale, Oliverio, dalla procura di Catanzaro guidata da Gratteri è stato di recente indagato per abuso d’ufficio e obbligato alla residenza coatta nel suo paese di residenza, nell’ambito delle attività calabresi delle aziende legate a un imprenditore considerato vicino a clan malavitosi locali, che Oliverio, per lavori che erano stati appaltati in un periodo in cui non era neanche governatore, avrebbe favorito per la realizzazione dell’impianto sciistico di Lorica, cui era interessato come presidente della regione, a scapito di quelli per il rifacimento di piazza Bilotti a Cosenza, cui era invece interessato il sindaco di centrodestra della città. Quest’ultimo poi dimessosi e quindi per niente interessato alla conclusione di un’opera che non avrebbe inaugurato. Ecco, pur in presenza di una contesa politica di merda come questa, dove sarebbero i reati? E’ forse un reato l’esercizio di un minimo di discrezionalità politica? Se così fosse vorrebbe dire che è la politica in quanto tale a essere abusiva, almeno quella che non piace a certe procure, le quali, in occasione di importanti eventi elettorali, intervengono spesso a gamba tesa sui candidati e sui partiti che non gradiscono, compromettendo quella separazione dei poteri su cui si basa lo stato di diritto. E allora? E allora meno male che c’è sempre un giudice a Berlino, si direbbe, che in questo caso sta a Roma, dove la Corte di Cassazione, di solito lontana dalla politica spiccia, ha demolito l’impianto accusatorio dei pm di Catanzaro, revocando l’obbligo di dimora che per tre mesi ha confinato Oliverio nel suo comune di residenza. Il motivo? Non ci sarebbe la cosiddetta “gravità indiziaria”, mentre si sarebbe rilevato un “chiaro pregiudizio accusatorio” ai danni del governatore. Infatti, secondo i giudici, quelli a carico di Oliverio furono “elementi indiziari desunti dalle intercettazioni di conversazioni” di altri indagati, “alle quali non prese mai parte il ricorrente” (Oliverio). Intercettazioni che furono “lette ed interpretate senza considerare la intonazione canzonatoria e irriverente assunta dagli interlocutori sintomatica del compiacimento per essere riusciti a persuadere il presidente della Regione della bontà dei loro progetti e della serietà della operazione imprenditoriale”. In sostanza, si legge nelle motivazioni del provvedimento della Cassazione, “la chiave di lettura delle conversazioni muove dal chiaro pregiudizio accusatorio che anche il ricorrente avesse condiviso le modalità fraudolente con cui dovevano essere finanziate le opere appaltate”. I giudici di Cassazione criticano anche altri aspetti del quadro accusatorio disegnato da Gratteri e dai suoi colleghi: “Ulteriore errore di valutazione è quello che emerge dall’enfatizzazione del ruolo di ‘unico proponente’ della delibera di competenza della Giunta regionale, trattandosi di un dato solo formale, non adeguatamente approfondito sotto il profilo della rilevanza del concreto ruolo svolto dal ricorrente nella verifica della correttezza dell’iter amministrativo seguito”. Anche sull’accusa mossa nei confronti di Oliverio di aver sollecitato il rallentamento dei lavori per il rifacimento di piazza Bilotti, in modo da colpire politicamente l’allora sindaco uscente e ricandidato Mario Occhiuto, la Cassazione sottolinea: “L’acritica unilateralità della lettura di tale vicenda pone fondati dubbi sull’effettiva valenza indiziaria del compendio probatorio posto a fondamento dell’ordinanza cautelare e renderebbe pertanto doverosa una ulteriore e più approfondita valutazione, che è tuttavia preclusa dall’insussistenza delle esigenze cautelari”. Insomma, si tratta di una bocciatura senza sconti, da parte della Cassazione, delle accuse mosse dai pm contro Oliverio. Un elemento che dovrebbe indurre, chi ancora crede nella libertà e nello stato di diritto, a stare con Oliverio per difendere, ancora di più, sia il sacro principio della separazione dei poteri sia quella presunzione di non colpevolezza prevista dall’articolo 27 della Costituzione, costantemente ignorata dai forcaioli delle procure politicizzate e dai loro leccaculo, compresi i tanti ingrati che fino all’altroieri sbavavano dietro la porta del governatore della Calabria. Un uomo con le palle (tra l’altro ottimo presidente della provincia di Cosenza), che ha difeso in tutta solitudine la propria libertà e la propria dignità (a differenza di Catiuscia Marini in Umbria, che al primo spiffero dalle procure si è dimessa) e che noi speriamo si ricandidi e vinca, perché la sua candidatura, oggi, va al di là della semplice elezione, essendo ormai una battaglia di principio in difesa di noi, che siamo tutti in libertà provvisoria, e della nostra libertà. Direte, e gli altri candidati, compreso il tonno in scatola? Non sappiamo che farcene. Saranno solo delle comparse che non possono offrire grandi garanzie, al di là delle solite promesse, poiché potranno fare ben poco, avendo a che fare col popolo più ignorante, pezzente e leccaculo d’Italia e soprattutto con un territorio che ospita la classe dirigente peggiore d’Europa e l'organizzazione criminale più potente del mondo. Come diceva Luigi Einaudi, “giustizia non esiste là dove non vi è libertà”. Auguri.