di Anton Giulio Madeo

L’assai discusso “bagno con sigaro” di Alfio Baffa è stato descritto negli ultimi giorni utilizzando una chiave di lettura prettamente politica, utile a mettere in risalto le continue, quotidiane e per certi aspetti stupide convulsioni della stampa e della rete, finalizzate, diciamoci la verità, a mettere in difficoltà Matteo Salvini, nemico pubblico numero uno, con cui Baffa è candidato alle prossime elezioni regionali. Nel gesto di Baffa, però, vi è un aspetto sottovalutato da tutti, che potrebbe avere un significato che ha più a che fare con la nostra cultura che con la nostra politica. L’aspetto ulteriore da approfondire riguarda, infatti, un tema delicatissimo, che è quello del disprezzo, utilizzato in ogni ambito della nostra società per affrontare gli avversari. Per cui Alfio Baffa, pur con tutti i suoi limiti, potrebbe alla fine essere un personaggio migliore e diverso rispetto a come è stato descritto, che non merita di certo tutte le offese e le contumelie che gli hanno rovesciato addosso i tanti dementi dei social e della stampa, i quali non hanno fatto altro che appiccicargli sul volto una maschera, sotto la quale c’è un personaggio pubblico che è diventato ciò che loro, i dementi, vogliono che sia, e non ciò che è davvero. E così che la rete, la stampa e la politica, sfruttando i loro peggiori istinti, hanno deciso che Alfio Baffa, autore di un gesto goliardico, anche di cattivo gusto, che non ha nulla di politico, sia la personificazione dell’imbecillità e dell’incompetenza tipica della parte destra dello schieramento politico. E in questo senso, la sua esposizione mediatica ha importanza perché la si vuole e la si deve utilizzare e strumentalizzare a tutti i costi in chiave anti Salvini, che non può governare, dicono i babbei, il paese e le regioni se seguita a circondarsi di gente così “imbarazzante”, nei cui confronti il termine più benevolo che abbiamo letto è stato “maiale”. Ma, paragonare Baffa a un “maiale” ci è sembrato improprio, sarebbe stato meglio se lo avessero paragonato a un cavallo, magari a un cavallo di Troia, che ha utilizzato, senza che Baffa ne sapesse niente, i cretini della rete per distruggere, se ce ne fosse ancora bisogno, quella precisa prassi culturale, cara soprattutto alla sinistra, legata alla declinazione sistematica del pregiudizio, della diffidenza, della menzogna e alla diffusione generalizzata della violenza e della volgarità che contraddistingue oggi la lotta politica. E in tale ottica sarà compito di Alfio e di chi gli dà una mano ripulire i pozzi che i cialtroni della rete e della politica di ogni colore hanno avvelenato per anni. Ecco perché, ora, ad Alfio Baffa consiglieremmo, in risposta a questo metodo balordo, di dare una lezione ai cialtroni che lo hanno insultato, magari facendogli capire che tanto scemo non è, poiché è in grado di andare alla vera radice dei guai della nostra regione e offrire al popolo risposte semplici a problemi complessi. Così, da lui e da chi lo sostiene e lo ha candidato, potrebbe venir fuori un impegno per cambiare il sistema sanitario regionale oppure la voglia di utilizzare il trinomio istruzione – imprenditorialità – interconnessione per incentivare lo sviluppo del territorio. O ancora l’impegno, da imprenditore e in una regione che vorrebbe vivere di mercato e nel mercato, a eliminare tutti gli ostacoli che rendono il mercato inagibile. Piccole e grandi cose, dunque, che potrebbero servire a riempire di contenuti una competizione elettorale che finora si è alimentata solo di paranoie, bufale e post verità.Certo sarà un’impresa non facile, ma se si realizzasse, anche in parte, sarebbe una piccola boccata d’ossigeno per una classe politica abituata ormai da troppo tempo a osservare con indifferenza la proliferazione di una democrazia fondata sulle bufale e gli imbecilli. Chesterton diceva che quando la gente smette di credere in Dio non è vero che non crede più a niente perché è lì che comincia a credere a tutto. Lo stesso vale per la politica: quando la gente non crede più ai valori non negoziabili di una democrazia liberale non è vero che non crede più a niente perché è lì che purtroppo comincia a credere a tutto.