Redazione

E’ ormai da qualche settimana che la nostra città è sommersa dai rifiuti. Evitiamoci le solite pur doverose prediche sul perché e su di chi siano le responsabilità, perché le conosciamo, sta di fatto che malgrado nessuno si preoccupi di raccogliere la spazzatura per strada (e non è la prima volta che ciò accade) non si è ancora assistito ad alcuna seria riflessione, da parte della città e della politica, su cosa fare e su quello che dovrebbe essere il modo più redditizio, più sicuro per la salute e più rispettoso per l’ambiente di trattare i rifiuti che produciamo e di cui avremmo il dovere di occuparci: l’incenerimento. Incenerirli si fa ovunque in Italia e nel mondo ed è vantaggioso (perché gli inceneritori, o meglio i termovalorizzatori, producono energia a buon mercato) oltre che sinonimo di modernità e sicurezza. A Vienna, ad esempio, dove nessuno si sogna di protestare, l’inceneritore si trova addirittura in mezzo alla città, ed è luogo di visita per i turisti curiosi. Così a Copenaghen, dove sul tetto del termovalorizzatore è stato realizzato un giardino che d’inverno diventa una pista da sci. Così a Brescia, dove sotto il camino del termovalorizzatore (il famoso Silla 1) sono stati ricavati degli alveari, in cui l’ottima salute di cui godono le api dimostra l’assoluta innocuità dell’impianto. Così ad Acerra, in provincia di Napoli, il cui termovalorizzatore oltre a garantire ricchi introiti alla regione Campania e a fornire energia a buon mercato a migliaia di cittadini, ha risolto l’emergenza rifiuti a Napoli, di cui, se ci avete fatto caso, non si parla più. Lo stesso in tutti gli altri Paesi civili, a cominciare dalla Germania che manda in discarica solo il 3 per cento dei suoi rifiuti, e non mi pare che gli altri che hanno gli inceneritori, coi quali trattano almeno l’80% dei loro rifiuti, siano di salute cagionevole. Ma non saprei a cosa servirebbe una predica simile: anche il nucleare, la prima e più sicura fonte d’energia elettrica in Europa, in Italia è andato a farsi fottere sia per opportunismo politico (di Craxi, quando fece lo sciagurato referendum che ci portò fuori dal nucleare, nonostante fossimo uno dei paesi all'avanguardia in questo settore) sia, oggi, per colpa dei tanti cretini, soprattutto grillini, del no a tutto. Anzi, importiamo energia elettronucleare senza che nessuno si agiti. Per contro, esportiamo rifiuti, vuoi in Germania, vuoi in Olanda, per bruciarli, perché noi non sappiamo dove bruciarli. Allora, visto che le prediche non hanno alcun effetto, continuiamo a star fermi e ad ascoltare gli imbecilli che ci danno lezioni di ecologismo dicendoci che bisogna chiudere le discariche e puntare sulla differenziata a rifiuti-zero, che è un po’ come chiudere gli ospedali perché bisogna raggiungere l’obiettivo zero-malattie. Fidiamoci ancora di ambientalisti, politici, sindacalisti, associazioni di categoria, imprenditori fasulli e intellettuali del cazzo che non vogliono i termovalorizzatori perché, dicono, “bisogna trovare un metodo meno dannoso per risolvere il problema dei rifiuti”, senza, però, spiegare perché è dannoso e soprattutto aggiungere qual è a loro avviso la soluzione al problema. Perciò, se non sanno come fare, perché dicono di no a chi propone di fare come fa tutto il mondo? E’ il mistero che si porta dietro ogni cretino.