Redazione

Il post-elezioni regionali si è trasformato, per noi, in un piacevole spettacolo, soprattutto per via degli astensionisti, che in parte hanno capito che se il voto è un diritto si può scegliere anche di non esercitarlo. Per cui, vista anche l’assenza di ogni discussione politica sull’argomento, ci sentiamo in particolare dovere di ringraziare chi non ha votato. Non solo gli astensionisti motivati, ma anche gli astensionisti indifferenti, i quali avendo a che fare con un dibattito elettorale piatto se non inesistente e con un’informazione politica insufficiente hanno preferito usare il proprio tempo per dedicare una domenica in più alla famiglia e alla vita di tutti i giorni, quindi andare in montagna, fare la spesa, lavorare, recuperare sonno arretrato. Insomma, non dedicarsi alla cosa pubblica, che poco ha interessato anche gli astensionisti per necessità, che poi sono quelli che, domenica, non sono andati a votare perché sono fuori sede, quelli che da lontano, siano essi studenti o padri e madri di famiglia che si trovano fuori per lavoro, non sono certo nelle condizioni o nello stato d'animo di spendere i soldi di un viaggio per andare a depositare la scheda dentro l’urna. Per poi tornare. A trovarsi in questa condizione è una larga fetta di popolazione calabrese, perché nella nostra regione non ci sono solo gli emigrati all’estero, ma tantissimi emigrati dentro l’Italia che è pur sempre un lungo paese ben costoso da attraversare da Nord a Sud. Va da sé che già il fatto stesso di doversene andare lontano, e non poter tornare, è l’alimento primo di cui, dalla fondazione della cosiddetta Italia unita, si nutre il rancore per questo paese che alimenta questo pezzo di astensionismo. Perché se votare è un diritto ancora più importante è vivere in una società in cui se la classe politica si sveglia e propone opzioni politiche assurde e incomprensibili o offre candidati scadenti, tralasciando così le cose importanti di questa regione, a cominciare dal lavoro, quello vero, si può bellamente ignorarla. D’altronde, il fatto che lo spazio per le decisioni private sia maggiore che quello delle decisioni collettive è ciò che differenzia una società libera da un totalitarismo. Fatta l’Italia, l’astensione, per necessità o per scelta, è stato l’unico modo per fare gli italiani. Come domenica, così sempre.