Redazione

Per via del coronavirus non si può dire che il vero problema che questo virus sta sollevando è l’emergenza sanitaria, che ci spinge a ripensare l’organizzazione della nostra sanità, magari con maggiori investimenti, negli ospedali, nel personale e nella medicina territoriale. Così come non si può dire che il coronavirus essendo legato a un mondo “senza confini” (guai se non fosse così) non può prescindere dal fatto che bisogna controllare la scheda sanitaria di chiunque arrivi nel nostro paese e che l’immigrazione, soprattutto quando proviene da paesi che hanno un sistema sanitario di merda, va sottoposta a pesanti verifiche, poiché il coronavirus potrebbe essere niente rispetto alla meningite di tipo C, ceppo da noi sconosciuto, che è arrivata in Italia (vedi Toscana), coi barconi, dal Sahel dov’è malattia diffusissima. Non si può dire che la civiltà occidentale è superiore alle altre, magari facendo l’esempio di virus potenti e pericolosi (come il COVID-19) che guarda caso partono sempre dai cosiddetti paesi in via di sviluppo, dove c’è gente che vive in condizioni igieniche pessime e ha l’abitudine di mangiare animali macellati per strada (si veda Wuhan). Non si può dire che chi alleva animali liberi non ci garantisce la stessa sicurezza degli allevamenti industriali da cui non è mai partita alcuna epidemia. Non si può dire che oggi la vera emergenza planetaria non è il clima, ma quella sanitaria, per la quale abbiamo tagliato risorse su indicazione dell’Europa e dei gretini. Non si può dire che un governo di cialtroni ha cancellato in un attimo le libertà civili, che ci permettevano di circolare liberamente in nome dei valori fondanti della cultura occidentale. Non si può dire che i sequestri di persona della criminalità organizzata erano meglio dei decreti del governo Conte, che ci hanno ridotti, non si sa per quanto, agli arresti domiciliari, perché lì dopo aver pagato i sequestratori c’era la certezza di tornare liberi in tempi brevi. Non si può dire che i decreti che ci hanno chiuso in casa per il nostro bene, sono inaccettabili poiché negli italiani che cantano, ballano e espongono tricolori non c’è consapevolezza che è stato creato un pericoloso precedente, che in nome dell’emergenza potrebbe essere utilizzato in qualunque altra occasione (terremoti, alluvioni, terrorismo) per limitare le nostre libertà, anche economiche e di pensiero. Non si può dire che il regime emergenziale ci ha descritto una società incapace di ragionare e discutere: desiderosa soltanto di avere comandi a cui ubbidire. Non si può dire che quando si sa che lo stato sta arrivando in nostro soccorso per farci del bene, sempre a spese nostre, bisogna scappare. Non si può dire che tutto ciò che sta accadendo in Italia per via del coronavirus si chiama “dittatura sanitaria” e che chi la contesta, come fior di scienziati, rischia la censura e, in qualche caso, la denuncia. Non si può dire che il decreto “Cura Italia” è una vera e propria cagata che solo un governo d’incapaci poteva approvare, poiché contiene misure di sostegno all’economia ridicole, come l’elemosina ai lavoratori autonomi di 600 euro una tantum, il rinvio e non la cancellazione delle tasse e i mille adempimenti che si dovranno predisporre per ottenere gli aiuti, come potrebbe essere, per le imprese, la richiesta del DURC. Non si può dire che le misure consigliate per non infettarsi, come lavarsi spesso le mani, evitare baci, abbracci e strette di mano siano una benedizione, poiché in futuro ci permetteranno di eliminare tante brutte abitudini tipiche di noi italiani, come ad esempio dare la mano a chi magari sta mangiando in un ristorante. Non si può dire che molte prostitute romene stanno scappando dall’Italia per paura d’infettarsi, quando si sa che provengono da un paese dove molti bambini, fino a poco tempo fa, vivevano nelle fogne. Non si può dire che il capitano della Diamond Princess, appena rientrato in Italia, non è un eroe, ma semplicemente uno che ha fatto il proprio dovere, così come fa il proprio dovere il poliziotto che spara al ladro per evitare una rapina o uno scippo. Non si può dire che il Sud è meno evoluto del Nord e che il Nord non prende lezioni dal Sud in materia sanitaria, soprattutto se si guardano i suoi ospedali. Non si può dire che grazie al coronavirus e al panico che ha scatenato, città come Milano hanno restituito al Sud, come voleva il ministro Provenzano, una fetta di giovani meridionali di cui sinceramente non sa che farsene. Non si può dire che uno dei pochi lati positivi del coronavirus è stata la chiusura delle scuole, diventate ormai un lazzaretto o un ammortizzatore sociale dove non si impara niente se non idee ecologiste, pacifiste e politicamente corrette. Non si può dire che ci siamo rotti i coglioni di tutto ciò che non si può dire e del coronavirus.