Redazione

E’ forse arrivato il momento che si avvii una profonda riflessione, che susciti rabbia e indignazione, sul sequestro di persona che stiamo subendo. E anche se la parola d’ordine che oggi circola è “non bisogna fare polemica”, noi pensiamo che in un paese libero sia sempre il momento di rivolgere pesanti critiche a un sistema politico-burocratico di incompetenti cialtroni liberticidi che finora, nonostante abbia limitato pesantemente le nostre libertà fondamentali, non ha prodotto risultati apprezzabili. Ecco perché, non essendo disposti a farci contagiare dal virus dell’autocensura e della cretineria e non volendo essere complici in un crimine, preferiamo scrivere e parlare, per ricordare fatti, dichiarazioni e idiozie da cui la nostra memoria speriamo non si liberi mai e che possano servirci a riflettere e a tenere alta la guardia della sorveglianza liberale e democratica. Intanto, cominciamo coi morti, che in Italia sono più che altrove, nonostante il governo di cialtroni che ci guida (si fa per dire) abbia sequestrato sessanta milioni di persone. E’ un dato che manda nel panico, spingendoci, consapevolmente ad accettare e sopportare di tutto. Ma se si guarda agli altri paesi, che non sono arrivati al sequestro di persona attuato in Italia, si scopre che hanno tassi di mortalità più bassi. Infatti, l’Inghilterra “dell’incosciente” Boris Johnson ha il 4,5% dei morti in rapporto ai positivi. Singapore, con 8500 abitanti per km quadrato ha zero morti e 96 malati. Norvegia e Danimarca hanno un tasso di letalità dello 0,4% , la Germania si ferma allo 0,3%, la Francia al 3,3% e gli Stati Uniti all’1,1%. Ci fotte anche la Cina, quella della chiusura totale, che con un sistema sanitario da terzo mondo ha una mortalità del 4,1%. E di fronte a questi dati, che fanno gli incapaci al governo? Sostengono che l’Italia sarebbe un modello nella lotta al COVID-19, che siamo avanti e che quel che capita oggi da noi, tra una settimana succederà a Parigi e Berlino. Possibile. Intanto a Seul, Tokio e Hong Kong, dove il virus è arrivato prima, non è accaduto e la gente gira liberamente. E neppure a Teheran, per essere precisi. E ciò avviene perché i nostri dati allarmistici sono falsi, come sostiene qualche scienziato coraggioso. Infatti, il rapporto tra chi guarisce e chi muore si può fare solo quando si ha la certezza di quanti siano i malati, ma se non si fanno i tamponi a tutti non si potrà mai sapere chi muore e chi campa esattamente. E qui da noi i tamponi non si possono fare, poiché, per i tagli alla sanità, mancano i reagenti, i microscopi, il personale che li legge. Per cui alla fine di tutta questa storia, quando si avranno i dati finali, avremo una mortalità dell’1/1,5%. Un dato, simile a quello della Corea del Sud o della Germania, dove i tamponi li fanno a tutti, che non giustifica la chiusura di un intero paese. Una follia che la classe dirigente pagherà amaramente, perché qui invece di autoaccusarsi per il diffondersi dell'epidemia fa passare per untori quelli che da soli passeggiano per strada, portano il cane a pisciare o addirittura fanno la spesa al supermercato. Perché che volete che sia se chiudiamo i supermarket nel weekend o almeno la domenica, perché qui bisogna limitare il più possibile il contagio, evitando che la gente esca di casa nonché gli assembramenti. E se poi otteniamo l’effetto opposto rispetto a quello perseguito, pazienza. Infatti, che volete che sia una maggior ressa davanti ai supermercati, se le file si allungano, se cresce l’impazienza delle persone, se gli anziani che non hanno nessuno a cui delegare il compito di fare la spesa sono obbligati a permanere di più fuori dalla propria abitazione nonché a restare in piedi in attesa del proprio turno, se la vicinanza tra gli individui per un arco di tempo superiore accresce pure il rischio di contagiare e di essere contagiati e se riuscire a rincasare con le merci indispensabili nelle buste è un vero e proprio miracolo, un’impresa impossibile. Ecco perché l’idea dell’esecutivo e di alcuni sindaci di chiudere tutto è un’idiozia, che ancora una volta sottovaluta le conseguenze negative di ciò che si fa. Lo dimostra la Corea del Sud, che per scongiurare questo pericolo, al fine di contrastare la diffusione dell’epidemia, non ha optato per il restringimento, bensì per l’ampliamento degli orari dei supermercati, che restano aperti 24 ore senza la presenza del personale e con le sole casse automatiche attive. Laggiù si ricorre alla tecnologia e al monitoraggio degli infetti (tutti i cittadini sono stati sottoposti all’esame del tampone); dalle nostre parti, invece, si preferisce abbassare le saracinesche e ciao. Un capolavoro di comicità se non ci fosse di mezzo la tragicità del momento. Speriamo che alla fine qualcuno paghi per tutto questo.